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Nebbia di ricordi
Scritto da Maria Brunelli   
venerdì 01 aprile 2005

Seduta in riva al mare al sorger della luna, guardo i flutti tempestosi confondersi col cielo violaceo e tutto sfuma in una nebbia di ricordi antichi millenni.
Non saprò mai perché tante volte sono tornata.
Mi sono sempre lasciata andare nell’acqua per sfuggire ai demoni che venivano a infrangere le difese del mio mondo d’innocenza. Ogni volta, perdendomi fra le onde, ho creduto fosse finita, ma non è mai stato così.
Sono sempre tornata, forse per ciò che pensai quella prima notte, consegnandomi mestamente al mare, una miriade di secoli fa.

Cleonice: leggiadra fanciulla del Tiaso di Saffo, nell’isola di Lesbo.
Alla vigilia delle nozze, fuggo verso il mare, dopo aver intrecciato un’ultima ghirlanda di fiori freschi. Il mio cuore non sa rinunciare a questo mondo di  tenera purezza.
Ferma a guardare le onde scure increspate di bianco, unica, piccola presenza umana nella sabbia sterminata, penso che cadere nel mare non sarebbe come affogare: il mare non è solo acqua, ma puro infinito, eternità.
Un passo dopo l’altro nell’acqua. Già bagnato l’orlo del mio peplo.
Solo la mia fragile ghirlanda dal mare ho preservato; l’ho lasciata sulla spiaggia, lontano dalle onde.
Fra poco, al sorger dell’aurora, la sabbia inghirlandata scintillerà di fiori.

Noelja: fiera principessa britanna.
E’ buio quando arrivano i legionari.
Mi celo dietro un arazzo, nella sala del trono. Un soldato romano scosta l’arazzo con la spada e fuggo via. M’insegue. Fra le fiamme e il fumo mi dileguo sotto i suoi occhi.
Di corsa, silenziosa e furtiva verso il mare tempestoso, verso i flutti che s’infrangono contro la scogliera.
Spruzzi d’acqua gelida sul viso rigato di lacrime. Nell’acqua, la mia libertà.
Il fermaglio d’oro scivola dalla mia lunga treccia, rotola a lungo sulla nuda roccia. Lo guardo con occhi già lontani.
Fra poco, al sorger dell’aurora, la roccia ornata d’oro risplenderà di luce.

Liu Xi-jun, giovane monaca taoista.
Emergo dal mare dopo un lungo bagno e indosso la tonaca.
Sopraggiunge all’improvviso il drappello imperiale: il figlio dell’imperatore Tang è in viaggio qui a Hangzhou.
Ferma il destriero e mi fissa con i suoi occhi alteri.
In quello sguardo incontro la mia fine.
Mi rifugio nel mio sicuro monastero, nell’abbraccio del Tao supremo che non ha nome.
So già tutto: il principe mi ha scelta come sua concubina. Nessuno lo fermerà, nemmeno il Tao, il Tao che non si oppone, non resiste, semplicemente fluisce, libero e senza freni come l’acqua.
Verranno a prendermi per condurmi nell’harem imperiale.
Fuggo nella notte verso il mare: l’acqua generosa accoglierà la mia oscura, femminile energia.
I piedi nudi nell’acqua, l’orlo della tonaca bagnato…
Ho lasciato sulla riva solo il nastro giallo che tratteneva i miei capelli.
Fra poco, al sorger dell’aurora, la seta colorata scintillerà nel sole.

Claudine, nobile fanciulla francese.
Nel terrore della rivoluzione, guardo dalla finestra il cielo plumbeo di Parigi, stringendo al petto la mia vecchia bambola di pezza, Charlotte dalla faccia rotonda e sorridente.
Non ho mai visto il mare, ma so che lo vedrò stanotte: con i miei genitori m’imbarcherò a Calais su una nave diretta in Inghilterra.
Siamo già sul molo, quando gli uomini del terrore dai volti di pietra ci piombano addosso. E’ il mare l’unica via di fuga.
Non lo conosco, ma le sue onde scure orlate di bianca schiuma, che s’innalzano fino al cielo non mi spaventano.
Salto all’improvviso nel mare.
Charlotte non la porto con me, la lascio sul molo.
Fra poco, al sorger dell’aurora, la bambola perduta sorriderà nel sole.

Sono ancora qui, in riva al mare, seduta su uno scoglio. Guardo le onde: io appartengo al mare, ma il mare non mi appartiene.
Non so muovermi nell’acqua, non so nuotare, non ho imparato da bambina e ora è tardi, sono troppo vecchia.
I bambini non sanno il miracolo che compiono, quando si tuffano e immediatamente si fondono con l’acqua. L’acqua li culla dolcemente come una madre. Loro sì, possono penetrare il mare, ma io no, io non sono mai stata bambina e il mare mi ha sempre respinta.
Non sono mai stata bambina o lo sono stata sempre e non sono mai cresciuta, non so. So soltanto che in questa mia pallida vita i demoni violenti non sono venuti, forse perché ormai non ci sono più veri uomini, né veri eserciti al mondo.
In questo languido universo, nella sua tenue luminescenza, sono rimasta immobile per secoli, senza accorgermi del tempo che scorreva sulla mia pelle.
I demoni non sono venuti…
Sono sempre tornata dal mare, non sono mai finita.
Forse sono io il demone, il demone dell’immaturità, dell’innocenza ostinata, della vita che si nega. Fra le onde, scorgo il riflesso del mio volto di demone e voglio finire, voglio spegnermi nel mare, voglio spegnere nell’acqua la mia bruciante ansia di fermare il tempo…
In passato ho sempre lasciato qualcosa di mio sulla terra, una ghirlanda, un fermaglio, un nastro, una bambola: occulti talismani garanti di resurrezione.
Ora non ho portato niente con me e non penserò ancora: “cadere nel mare non sarebbe come affogare: il mare non è solo acqua, ma puro infinito…”
Non rimarrò avvinghiata all’eternità, aggrappandomi alle sue propaggini con tutta la forza del mio essere demoniaco.
Non lascio nulla di me sulla terra, e vado pian piano sotto le onde, mentre la luna è ancora alta e superba nel cielo d’inchiostro.
Fra poco, al sorger dell’aurora, la terra nuda e fiera accoglierà il suo sole.

 
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