AdB

powered_by.png, 1 kB
Home arrow Scriptorium arrow Kilimangiavo
Kilimangiavo
Scritto da Tommaso Chimenti   
venerdì 01 aprile 2005

A guardarli passare da lontano già si poteva intuire da che parte potessero stare, soltanto ad osservarli dalla finestra era possibile stabilire, con esattezza da farmacista e l’occhio dell’erborista, quanto e come, senza però conoscerne il perché. Una strada retta, case difformi ai lati, piccole, basse, a schiera, sembrava un cartoon western o un set di Cinecittà, legno, asfalto, qualcuno che usciva da un negozio, di libri, per entrare in qualche biblioteca, tutti gli altri erano in palestra o a far shopping. Incorniciavano il quadretto due teatri ed altrettanti cinema, esclusivamente d’essai e d’atelier. Era il paese di Cicciobombville dove da anni si contendevano il potere le due opposte fazioni: le “Anolessiche” ed i “Bomberos”. Da quando anni prima un virus si era intrufolato tra le pagine di un best seller, che praticamente tutta la cittadina aveva letto o soltanto sfogliato qua e là, il temibile “tenia libris excalibur adiposus”, le divisioni erano all’ordine del giorno, i contrasti visibili, i contenuti extra speciali. Tutto dipendeva dal fatto che tale microscopico insettino aveva trasformato il metabolismo dei cicciobombvilliani deformando il loro sistema immunitario, che adesso poteva essere protetto soltanto con l’inchiostro, modificando geneticamente il sistema digerente, drasticamente compromesso secondo i canoni classici dei manuali di medicina. Guardandoci attorno infatti esisteva soltanto una tipologia di negozio, niente uffici né negozi, né bar né gallerie commerciali. Nessuna scritta sulle mura della città, nessuna pubblicità appesa a cartelloni che invece veniva sparata dagli altoparlanti; forse era per quel motivo che pochissimi stavano in strada e sembrava una città fantasma, nessun pannello, nessun graffito. Il misterioso germe era riuscito a far sì che per ogni parola letta, per ogni libro “mangiato con gli occhi”, per ogni pellicola d’autore vista, per ogni concerto ascoltato, per ogni spettacolo teatrale gustato, si prendessero svariati etti fino, nei casi più gravi, a diversi chili assunti dopo la fine della performance, dopo aver chiuso l’ultima pagina. Il farmacista del paese, inoperoso e disoccupato, anch’egli obeso, dispensava consigli come bugiardino vivente: “Leggete la mattina a stomaco vuoto, mai prima di andare a letto, altrimenti vi rimangono i concetti da metabolizzare ed il fegato non ce la fa a decodificare le parole, a digerire le storie, a dipanare le trame”. Ma nessuno gli dava retta, o almeno, nessuno dei Bomberos, il cui numero si allargava sempre più. Il gruppo delle Anolessiche invece passava il tempo a criticare e ad inorridire al passaggio degli avversari, loro sempre vestiti alla moda, acquistati nella città vicina, unghie laccate, fianchi e cosce da urlo. Ogni tanto qualcuno di questa fazione si pentiva e cominciava a leggere un cartello stradale, una scritta con il gesso sull’asfalto, o soltanto l’ora al polso. Qualche coppia mista alla Giulietta e Romeno, aveva tentato la sorte ma il sesso era scomodo e la conversazione pendeva esclusivamente da una parte, il tempo libero poi non potevano assolutamente passarlo assieme, l’uno in sala di lettura, per bisogno fisiologico di parole e periodi, di punti ed a capo, e l’altro tra palestra, lampade e programmi trash alla tv. Gli adiposi procreavano altri pingui, gli ossuti altri scheletrici auschwitziani. Anche la comunicazione tra i cicciuti era per lo meno improbabile, tutti non avevano tempo di ascoltarsi perché dovevano crescere, aumentare il loro peso cerebrale, sviluppare altre nozioni. Dall’esterno, se allenati allo spettacolo pirotecnico della visione di questa estetica provincia di campagna, si sarebbe potuto individuare che cosa chi avevamo di fronte aveva visto e letto, fatto e detto e da quel punto di partenza cominciare la conversazione, oppure eluderla. L’obesità era saggezza ed arroganza insieme, la lettura era droga e come Torre di Babele ognuno cercava sempre di sopravanzare il vicino di casa o l’antipatico del quartiere che, ad una prima vista d’occhio, pesava qualche libbra di più. Le bilance intanto erano state bandite nell’ultimo consiglio comunale all’unanimità, unica mozione nella storia della città che aveva visto d’accordo maggioranza ed opposizione. Leggere ed ingrassare non è che piacesse molto, soprattutto agli sportivi ed alle signore, ma chi non leggeva non poteva esprimersi, chi non imparava non avrebbe potuto capire, chi non studiava non avrebbe potuto difendersi dalla politica e dalle stesse ferree regole che il virus aveva portato con sé. Le maniglie dell’amore, anche se più nessuno lo faceva più, non c’era tempo per gli uni che dovevano gonfiarsi di scritti mentre gli altri si sarebbero conficcati le ossa l’un l’altro, erano all’ordine del giorno, le pance gelatinose, gli ombelichi lardosi, le ali di pipistrello sotto le ascelle, le tette calanti, le gambe rigonfie di vene varicose, i polpacci da ciclista, le caviglie da boscaiolo, le mani senza anelli che avrebbero fermato il flusso sanguigno. Si predicava prudenza e si aborrivano gli eccessi ma, dati e statistiche alla mano, il peso medio della popolazione andava di anno in anno aumentando. Ma non c’era via di scampo. Da una parte una vita vuota, dall’altra corpulenta e difficile da trascinarsi dietro. Fuori dall’ennesimo negozio di libri qualcuno aveva stampato ed appiccicato una lista della spesa, che soltanto a darci una sbirciata, per l’importanza dei nomi, il peso corporeo aumentava di 150 grammi, se scorso velocemente, 230 se approfondito attentamente: Bukosky 512, Wilde 658, Dickinson 607, Woolf 666, Fante 472, Dostoiesky 739, per non parlare dei classici che andavano ben oltre il chilo. Erano le decine di grammi per ogni volume dell’autore prescelto che andavano a conficcarsi sotto pelle in maniera irreparabile. I lettori più accaniti non potevano più alzarsi dalla poltrona e continuavano a studiare e capire e ad emozionarsi ad altri autori fino all’esplosione, perché il processo erano difficilmente reversibile. Superato il punto di rottura, il non ritorno diveniva realtà: sarebbe servito fermarsi e rielaborare, metabolizzare il bolo di nero su sfondo bianco, purificarsi e per qualche mese, che variava dai diversi soggetti presi in esame, restare totalmente assente dalla vita, andare in letargo, chiudere ogni poro che andasse in direzione della cultura in senso lato. Ma non era compito facile e ben pochi erano ancora saggi e pasciuti, era l’equilibrio che mancava e che alla fine accomunava i due schieramenti politici. Nell’ultimo consiglio, ormai divenuti come riunioni starnazzanti di condominio, noiose e tediose fino alla morte, da una parte scorrevano fiumi di parole senza mai arrivare al punto, dall’altra non riuscendo a comprendere il senso delle parole degli avversari, emettevano suoni, scalpicciavano, spingevano senza forza, mentre gli altri sproloquiavano sudando, muovendosi a balzelli laterali come giocattoli a molla, un passo di lato a destra, un altro a sinistra per ottenere un movimento in linea retta di pochi centimetri. La lotta non era impari e non c’era mai nessun vincitore ed ogni contesa restava carta straccia, ogni regola parola morta, ognuno avrebbe continuato a cercare di portare altre anime dalla propria sponda, con le argomentazioni più dissimili ma che ogni volta muovevano con il loro fascino i segreti desideri dei componenti avversari. “Corpo da sballo, altro che stallo” le poche parole sciorinate dagli Anolessici, milioni di sillabe per i Bomberos tanto sofisticati quanto pesanti, in tutti i sensi. Infatti di generazione in generazione la moda portava più elementi dall’una e meno dall’altra, era questa l’alternanza politica, non certamente voluta o democraticamente decisa a tavolino, che mandava avanti la convivenza di esseri così dissimili che avevano bisogno gli uni della presenza dei loro opposti. Camminando per strada al loro fianco, tra gli zombie e le mongolfiere, mi vidi riflesso in una vetrina di una delle tante librerie del centro: ero molto più simile agli scheletri. Entrai deciso ad ingrassare.

 
< Prec.   Pros. >
OOPS. Your Flash player is missing or outdated.Click here to update your player so you can see this content.

Articoli correlati

© 2012 Centro Studi Opìfice
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL..