AdB

powered_by.png, 1 kB
Home arrow Scriptorium arrow Un passo verso la divinità
Un passo verso la divinità
Scritto da Stefano Baccolini   
giovedì 01 settembre 2005

Abbasso lo sguardo sperando che sia un sogno, un incubo di cui ridere alla luce del mattino, ma no, non è così…Sembra un’altra così distesa dopo il dolore del trapasso, ma nello stesso tempo così diversa da come la ricordavo nei tempi migliori.
“Malattia!” invoco.
Uno spirito appare dinnanzi a me. Cangiante e mutevole, multicolore e privo di forma. Un ghigno riempie il suo volto… unico particolare immutabile in quel perenne divenire. Ride di me, ne sono certo, ride di me e di tutti coloro che gli si sono vanamente opposti. Lo sguardo dell’essere diviene ora famelico: vuole aggredirmi, vuole farmi suo, come gli altri… Mi afferra la gola togliendomi il respiro: la sua mano umida e fredda mi provoca irrefrenabili brividi di disgusto……sudore untuoso, calore febbrile, debolezza da consunzione e rabbia… rabbia! RABBIA.
È proprio la rabbia a salvarmi: scosto quella mano con forza e in quei tratti in perenne movimento vedo che anche l’unica certezza, l’unica sicurezza è mutata. Lo spirito non sorride più.
Mi sollevo in piedi scrollandomi di dosso la debolezza che mi aveva pervaso, e lo affronto rinfrancato da quel successo. Colpisco quell’essere con tutta la mia forza, con tutta la mia rabbia, con tutto il mio odio. Lo colpisco sempre più forte in un climax ascendete di cui ben presto perdo il controllo. Lo spirito arretra non potendo arginare la mia forza, si difende vanamente dalla foga della mia rabbia e infine cade sovrastato dal mio odio. Quando abbasso lo sguardo verso di lui vedo che i suoi tratti ora sono immobili, cristallizzati nell’istante della morte.
Morte chiama morte. Non ho bisogno di invocazioni questa volta…
La morte, a differenza della malattia, non cambia: è sempre la stessa, colpisce tutti senza riguardi, vecchi e giovani, ricchi e poveri. Nessun mortale può vincere la morte, il destino è qualcosa che nemmeno la forza di volontà è in grado di mutare. Ma gli dei, gli immortali, coloro che hanno creato la vita possono perpetuarla a piacimento. Basta una invocazione, una preghiera, ma loro risponderanno?
Uno di loro lo fa. Vincere la morte, essere il padrone del mio destino e del destino di coloro che amo… tutto questo è possibile adesso. Non so come la divinità mi stia aiutando ma sono consapevole di poter riuscire ora. Smuovere quella figura immobile e sfuggevole che rappresenta il mio avversario sembra un’impresa improba. La morte è forte, la morte è sicura, come potrebbe un uomo avere la meglio su di lei? Sono minuti che durano in eterno quelli del nostro scontro, ma alla fine riesco a prevalere, riesco a smuovere l’immutabile e l’inamovibile. Mi volto verso il corpo disteso al mio fianco, vedo sbattere le sue palpebre e piango…
…piango, ma nella realtà in cui mi trovo la malattia e la morte sono nemici inconsistenti che non si possono affrontare di petto. Nella realtà in cui mi trovo Dio non risponde e se esiste è un’entità lontana e inconsistente. Non sopporto quello sguardo spento, quell’espressione distesa.
Volgo lo sguardo altrove e il rumore di un aereo mi distrae: cent’anni prima il volo era un sogno, una bellissima utopia e adesso…
…adesso l’uomo vola, vola più in alto dell’atmosfera, più veloce del suono, vola… e farà sicuramente meglio in futuro.
L’uomo forse è destinato a vincere la malattia, forse è destinato a vincere la morte. Mi dispero: questo futuro è così inconsistente e lontano che sembra un auspicio. Esco, devo uscire dalla stanza: mi manca il respiro…
Nella fretta qualcosa cattura la mia attenzione: è una scatola colorata sovrastata da un cartello.
Mi fermo, leggo il cartello, poi cerco quasi febbrilmente nelle tasche una banconota. Il cartello appartiene a una associazione, una associazione che combatte contro la malattia crudele che ha spento mia madre. Mentre metto la banconota nella scatola mi sembra di scagliare un pugno, uno di quei colossali colpi con cui nella mia fantasia avevo abbattuto la malattia e schiantato la morte.
Sorrido pensando che quello era il mio primo passo verso la divinità.

 
< Prec.   Pros. >
OOPS. Your Flash player is missing or outdated.Click here to update your player so you can see this content.

Articoli correlati

© 2012 Centro Studi Opìfice
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL..