|
Ho visto ogni angolo del mondo, visitato le lande sterminate della Patagonia, i deserti africani. Ho visto il Tibet e le infinite vette che si uniscono al cielo, gli oceani: quello Atlantico che ci divide dal Nuovo Mondo, l’Indiano che si è vendicato sulle terre del Sud con tutta la sua furia e l’immenso Pacifico. Ho visto i ghiacciai e le enormi distese di bianco dei Poli, ho visto i Canyon e le profonde gole in cui per millenni perseveranti fiumi hanno scavato inesorabilmente. Ho visto il Nilo e le rive su cui la prima grande civiltà ha costruito il suo regno. Sono stato sugli Urali, confine orientale della vecchia Europa e alle colonne di Ercole dove il Mediterraneo si fa inghiottire dal mare aperto. Ho visto la Nuova Zelanda e inseguendo l’alba sono arrivato fino in Islanda. Ma non conosco casa mia. Guardo dalla mia finestra e non so dire il nome di un albero che mi cresce davanti, la storia di quelle case, non so cosa si veda da quel monte né cosa ci sia oltre quel lago. Ho davanti migliaia di ettari di territorio e migliaia di anni di storia e non gli ho mai dedicato neanche un minuto. Son cresciuto sognando paesi esotici e morirò senza sapere dove son nato. Ho parlato con i ruspanti newyorkesi e riso con loro dei bifolchi del Sud. Ho comunicato con la gente dell’ Australia, così lontana eppure così simile. Ho parlato con Giapponesi, Coreani, Filippini, Cingalesi, Indiani, Pakistani, Birmani e Cinesi e con tutti l’ho fatto in inglese. E ho parlato con gli inglesi ma mi criticavano per il mio inglese. Ho discusso con Canadesi, rivolto elogi a Svedesi, ho sentito parlare russi e detto ‘fanculo in tutte le lingue del mondo. Ma rido del mio dialetto. Quando un anziano del mio paese mi parla, giro lo sguardo perché non capisco e faccio dei cenni d’assenso. So parlare anche con i muti ma non conosco il linguaggio della mia terra. Ho studiato la velocità con cui il popolo americano ha saputo costruirsi pur con migliaia di anni di svantaggio, ho conosciuto indios e sorriso delle loro superstizioni. Ho attraversato tutta l’Africa alla ricerca delle popolazioni più primitive e di loro ho imparato le più disparate tradizioni. Ho imparato a conoscere le culture orientali, così riflessive e lontane dal nostro modo di pensare, ora non più tanto. Ho guardato gli Aborigeni e il loro morboso attaccamento alla Madre Terra. Ho apprezzato tutte le culture del mondo. Ma non so da dove vengo. Non so dirvi chi sono, né chi sono stato né chi sarò. Sono cittadino del mondo ma straniero in casa mia. |