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Pietro G. Serra. Ci racconti com'è nata la tua esperienza da editore? Eduardo Zarelli. Una domanda apparentemente banale, nasconde un risvolto filosofico. Scegliamo o siamo scelti dalle cose della vita? Io ho coltivato interessi culturali, politici e poi metapolitici fin da adolescente, quindi l'Università e la realizzazione della rivista Frontiere (Identità, comunità ed etnie), nei primi anni novanta. Questa pubblicazione era edita tramite le Macro edizioni, che mi hanno consentito di impratichirmi col mestiere, divenendo direttore di una delle loro collane: "Ecologia e società". Alla fine degli anni novanta ho deciso di provarci da solo, proseguendo l'esperienza della rivista in un campo più vasto, da piccolo artigiano del pensiero non conformista, concentrato sulle tematiche per me centrali nella transizione epocale che stiamo vivendo: antiutilitarismo, comunitarismo, ecologia del profondo, localismo, gli antichi/nuovi paradigmi olistici di contro al riduzionismo tecno-scientifico. All'oggi il cerchio si chiude, perché le Macro mi hanno assorbito nella loro più possente struttura commerciale, in una nuova osmosi editoriale che però non tradisce le tematiche di cui prima, con un taglio di maggiore divulgazione, a cui si aggiunge una maturata sensibilità per la informazione indipendente. Pietro G. Serra. Quali strategie deve mettere in campo una piccola casa editrice per crescere e affermarsi, senza rischiare di soccombere? Eduardo Zarelli. Non è assolutamente facile sopravvivere nel mercato editoriale italiano. Molte, forse troppe, le editrici, ma monopolistica la distribuzione, che influenza l'offerta presente in libreria in funzione dei grandi gruppi editoriali. Ma il mio non vuole essere il solito e scontato risentimento della realtà culturale ed economica marginale e, quindi, risentita. Un piccolo editore è di "catalogo", deve concentrarsi su alcuni temi caratterizzanti, affinare il prodotto e assicurare un rapporto fiduciario con il lettore basato sulla bontà dei propri contenuti . Noi realizziamo saggistica e il problema maggiore è comunicare con il pubblico, soprattutto quello potenziale, dati gli scarsi mezzi finanziari, la strozzatura distributiva e la cappa mediatica che risponde a logiche commerciali, di faziosità, autoreferenzialità e snobismo: un vero circuito vizioso. Internet è un valido mezzo per ovviare alcuni degli impedimenti di cui prima, tenendo conto che è comunque un media "passivo" e di alta "alfabetizzazione tecnologica" e quindi socialmente elitario, unito però alla capacità di realizzare una rete di complicità culturale con realtà sociali e associative che promuovano direttamente o indirettamente i libri realizzati. Dal punto di vista economico e commerciale è essenziale la vendita diretta, per corrispondenza e la fiducia reciproca con un numero adeguato di librerie che credano, anche solo profittevolmente, nei tuoi libri, mantenendoli sullo scaffale indipendentemente dal ciclo temporale esiguo della filiera di vendita. In ultimo ci vuole tempo e pazienza. Almeno tre/cinque anni per farti conoscere, costanza nelle uscite e distacco emotivo. Non è il successo o il fallimento del singolo testo che determina un destino editoriale, ma il complesso degli elementi che vi ho dato, espressi dal complesso del catalogo della editrice. Pietro G. Serra. Secondo te, la libreria è ancora vitale per la distribuzione e per i ricavi, oppure pensi che in futuro si affermeranno le vendite per corrispondenza? La libreria si sta trasformando in una edicola multimediale, ove la piccola editoria ha esigua o addirittura insignificante presenza, dato che i rapporti di forza sono egemonizzati dalla grande distribuzione e dal management delle grandi librerie e punti vendita nei mercati e ipermercati. Questo ha inoltre accentuato il divario con la provincia e, in particolar modo, il centro-sud e le isole, nella fragilità del tessuto connettivo economico-sociale relativamente alla diffusione culturale e il veicolo librario. Eduardo Zarelli. Come già detto, per noi la vendita diretta e per corrispondenza è vitale, anche perché in tal caso incassiamo l'intero ricarico del prezzo di copertina, ma è chiaro che il rapporto con le librerie ha una rilevanza determinante per la vita economica di una casa editrice, anche se piccola. In tal senso, il problema è aperto e andrebbe affrontato con un profilo politico che mi sembra assente nella classe dirigente italiana e, oggi, europea, succube di una sindrome tecnocratica ed amministrativa inadempiente ai problemi reali. Voglio comunque ribadire che non è scontato realizzare libri interessanti, e che il problema sta nella mercificazione, non nel mercato delle idee. Esiste grazie al consumismo anche tanta carta stampata inutilmente, o mal gestita, quindi non è l'assistenzialismo la soluzione alle distorsioni della economia del libro. Eduardo Zarelli, pubblicista e saggista, autore di importanti studi sul campo della filosofia ambientale, è il titolare giuridico e responsabile editoriale della Arianna editrice. Collaboratore di Diorama Letterario e Il/la Consapevole, dal 2004 è entrato a far parte della cerchia dei collaboratori del Centro Studi Opìfice. (Intervista curata da Pietro G. Serra.) |