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Scritto da Annamaria Trevale
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giovedì 09 novembre 2006 |
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Troppo di tutto, ma nulla davvero vissuto. Viaggiare ogni giorno pressati in un vagone del metrò reso impenetrabile nell’ora di punta, e dover decifrare la pagina dell’agenda traboccante di correzioni e rimandi fino a risultare inservibile. Sirene, allarmi, orologi che suonano per richiamarci continuamente all’ordine. Ci ricordano con implacabile precisione che non c’è mai abbastanza tempo per occuparci di ogni cosa come e quanto vorremmo. Odiamo i quadranti luminosi, e quelle lancette che quand’eravamo bambini ci apparivano immobili ed ora sembrano volare, rubandoci la vita. Proviamo spesso la tentazione di gareggiare con loro, ma non vinciamo mai… perché il Nemico Comune del ventunesimo secolo è quel malefico Tempo così rarefatto, suddiviso, scandito, che ogni giorno sembra voler moltiplicare le nostre esistenze per offrirci mille nuove opportunità, e invece riesce solo a ridurle in briciole. Ci rimane come unico regalo l’ansia perenne di ritrovarci a sera con la sensazione di non aver portato a termine tutto quanto ci spettava, e di aver sicuramente tralasciato qualcosa. Ma chissà se era poi davvero così importante? |