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Scritto da Aventino Loi
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venerdì 10 novembre 2006 |
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Mi avevano avvisato che quella Libreria era “strana”. Nemmeno un libro negli scaffali. Anzi: nemmeno uno scaffale. Soltanto gente, la più varia. Ognuno chiacchierava a voce bassa, discreta, in maniera che nessuna conversazione si sovrapponesse. Per verificare se fosse vero quanto mi avevano raccontato, mi fermai a parlare con un uomo apparentemente solo. “ Io sono Le anime morte, se vuoi ascoltarmi…” mi disse. Proprio come in Fahrenheit 451 di Bradbury e nell’omonimo film di Truffaut. Ognuno era un libro, la memoria vivente di un intero romanzo. Per se e per tutti coloro che volessero ascoltare. Decisi che quella sarebbe stata la mia libreria. Per sempre. Non appena avessi incontrato il mio libro. Così mi persi, una sera, nella penombra delle luci soffuse. Un po’ di fumo, il tintinnio dei bicchieri. Movendomi tra sgabelli e divani ascoltai da uomini e donne le trame precise dei volumi incarnati. Ed io? Cercai nella memoria vagando nelle stanze. Fui notato. Mi avvicinarono e mi consegnarono un libretto: “Leggilo, memorizzalo e poi… brucialo” le parole appena sussurrate. Lo presi. Era piccolo, la grafica nera sulla copertina arancione. Mi precipitai in un angolo appena più illuminato. Aprii il libro e lessi. Pochi minuti e lo gettai nel camino. Da quel momento fui La sintesi dell’esistenza di Vladimir Zwerstelsky. Un volumetto sottile con una particolarità: la prima pagina col titolo seguito da due punti. A seguire una cinquantina di fogli. Bianchi. Candidi. Senza una parola. Avevo il mio libro. Una trama: la mia vita. Per sempre. |
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