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Le conseguenza dell'amore
Scritto da Fabrizio Bolognesi   
venerdì 01 aprile 2005

Regia: Paolo Sorrentino
Interpreti: Adriano Giannini, Toni Servillo, Olivia Magnani, Angela Goodwin, Raffaele Pisu
Produzione: Italia, 2004
Durata: 100 minuti

In un anonimo albergo di una qualsiasi cittadina svizzera vive da otto anni Titta Di Girolamo: non lavora, trascorre le giornate tra la hall e il bar dell'albergo, indossa abiti eleganti, non ha amici e non tradisce nessuna emozione. La sua è una routine infinita fatta di giorni uguali a sé stessi spesi nell'attesa di qualcosa.
In questo soggetto molto antinarrativo si cela una delle più straordinarie opere italiane degli ultimi anni. Esistenze rubate e segreti inconfessabili, doppie vite e destini paralleli, misteriosi incroci, lunghi silenzi e tempi sospesi.
Impregnato di una essenza quasi metafisica "Le conseguenze dell'amore" narra dell'esistenza di un uomo alla deriva interpretato da un gigantesco Toni Servillo che quasi commuove da quanto è bravo: la sua recitazione procede per sottrazione...parla più coi gesti o col semplice movimento di una palpebra che con le parole.
Film essenzialmente d'interpretazione e di regia molto curato nei dettagli (musica elettronica dei Lali Puna, Notwist e Terranova fanno da contrappunto splendidamente alle immagini, fotografia di Luca Bigazzi come sempre di alto livello e movimenti di macchina ora sobri ora virtuosistici che dicono di una notevole preparazione tecnica dell'appena trentenne regista). Al centro la stasi, il grigiore burocratico di una vita - colta però nel momento della crisi e del contrasto - che si riflettono nell'ambientazione (la Svizzera asettica e asfittica dei corridoi, camere d'albergo e centro commerciale fino alla desolazione naturale delle ultime due sequenze), nella regia distaccata e cerebrale, nel ritmo frustrante dell'attesa. Un film di silenzi che lo spettatore è chiamato a colmare, di mistero che permea dall'inizio la figura del protagonista.
Una gioia per gli occhi e per l'anima! Finalmente un film italiano del tutto estraneo a quella malsana tendenza ad un "post neorealismo" di stampo quasi televisivo, posticcio e fasullo, oppure semplicemente sciatto, che lo affligge da tempi immemori. Qui gli attori "recitano" e magnificamente, regalando momenti di autentica poesia, e rendendo dolorosamente efficaci le riflessioni di Sorrentino sui malesseri della societa' di oggi, o meglio dell' individuo, ormai del tutto estrapolato dal contesto di una societa' moribonda.
Surreale, visionario ed espressionista fin dalla prima sequenza (davvero folgorante), percorso da una sottile amarezza che tuttavia mai si tramuta in malinconia e anzi si stempera in momenti di pura comicità, il film di Sorrentino rispecchia uno sguardo generazionale evidenziandone i tratti tipici: la solitudine dell'individuo, la povertà di futuro e lo schiacciamento sul presente, la paura dei sentimenti forti, l'amore odio per la droga, la supremazia della tecnica sull'uomo. Il protagonista riesce a esprimere nella fissità del volto e nel gelo degli occhi incorniciati da un'improbabile montatura anni settanta lo scacco esistenziale che lo inchioda ad una quotidianità rarefatta e spoglia, vissuta come celebrazione di un rito ed espiazione d'una colpa più antica ancora, forse, dei suoi peccati. "Una domanda, dottore. Ma perché vuole che contiamo i soldi a mano anziché con le macchine?". "Bisogna avere fiducia nell'uomo", è la risposta sprezzante, ironica e tragica del protagonista. Poi, l'imprevisto. "Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell'amore", annota Di Girolamo sul taccuino. Un innamoramento, interpretato come una missione, scardina la routine crimonosa, sovvertendola. Ma non c'è redenzione. Il finale è anzi una toccante parodia della crocifissione: tenera, dissacrante, crudele.

 
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