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The Illogical Consequence
Scritto da Simone Belfiori   
giovedì 01 dicembre 2005

Autore: Planet Funk
Titolo: The Illogical Consequence
Produzione: EMI, 2005


Non saprei se questo secondo capitolo dei Planet Funk possa essere definito come conseguenza illogica. Credo piuttosto il contrario, quantomeno nei metodi di composizione: rispetto all'esplosivo Non Zero Sumness di oramai 4 anni fa, la forma-canzone è rimasta invariata, specialmente nel suo lato house-funk, fatto di cassa “in quattro”, bassi sub da dancefloor, sospesi arpeggi di chitarre ed eterei tappeti tastieristici sui quali si stagliano malinconiche melodie. Lo stile è l'uomo, e tali probabilmente sono i Planet Funk. Se è vero che le conseguenze illogiche sono effetto di feconde casualità, non è scontato che si debba rinunciare alle forme che permettono all'espressività di mostrarsi in tutta la sua pienezza: in tale aspetto è rintracciabile una precisa direzione di fondo del combo italiano. Nonostante questo, non era comunque facile ripetere l'exploit del capolavoro precedente, e ad essere sinceri non ci si è riusciti. Si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad una versione bignamesca del sound che ancora risuona nelle pareti dell'anima dal 2001, dove l'esplosività tastieristica di una Inside All The People lascia posto alla linearità nostalgica di una Everyday o di una The End , dove le evoluzioni psichedeliche e progressive di una immensa Paraffin si tramutano nelle atmosfere compassate di una Inhuman Perfection o di una Laces . Si tratta però di pezzi che portano ancora in se quella profonda traccia di inafferrabile malinconia che ha contraddistinto l'umore dei primi Planet Funk, quando anche un semplice suono è in grado di evocare sensazioni proveniente dagli angoli più remoti del proprio Io. Non mancano gli elementi techno e synth-pop, sublimati nella ipnotica Tears After The Rainbow o nel marziale primo (e forse non riuscitissimo) singolo Stop Me . Ciò che manca è invece la presenza di Dan Black , incredibile vocalist dal carisma alienante e dal timbro imperfetto, allucinato ma altamente comunicativo. Lo ritroviamo in soli 3 pezzi, come nell'undicesima traccia ( Peak ) che forse non a caso strizza l'occhio ad un intento dance-floor simile al disco precedente. Ad accompagnarci attraverso questo viaggio è invece la voce di John Graham , certamente gradevolissima e calda, ma anch'essa in linea con lo spirito dell'album, votato ad una maggiore linearità stilistica. Parte della critica ha sottolineato come le scelte musicali di questo capitolo dimostrino una volontà di superamento di schemi pronti all'uso per il successo commerciale, sulla falsariga dell'opera prima: la defezione di Dan Black , immagine trainante del vecchio lavoro, ne sarebbe esempio lampante. E proprio per tale motivo è stavolta presente su brani secondari ed ovviamente non estratti come singoli. E' più probabile invece che i Planet Funk abbiano voluto operare un riassunto della loro formula proprio per cavalcare l'onda lunga da loro stessi creata e che ancora permane dopo 4 anni, a discapito di una sincera potenza esplosiva: sia ben chiaro però che una simile scelta non pregiudica in modo così drastico la qualità, comunque elevatissima e tale da rendere questo album estremamente consigliabile, in quanto è possibile continuare a definire questo collettivo italo/inglese come una delle realtà più feconde del panorama musicale europeo. Ed inoltre, una band che ha avuto il singolo “ Stop Me ” come brano trainante della campagna pubblicitaria della Coca Cola, non può certo essere elevata ad esempio di scheggia impazzita del music business. In definitiva, se avete amato la commistione di house-funk, chillout, psichedelia, rock ed electro-pop del primo capitolo, ritroverete in questo secondo un denominatore comune a livello di “sentimento” originale, la radice profonda del suono Planet Funk, in una forma maggiormente ordinata ma inattaccabile dal punto di vista dell'arrangiamento, della coesione stilistica e della limpida bellezza delle melodie. Ed una dimostrazione di come in epoca post-moderna, si possa (ed anzi, si debba) continuare parlare all'Uomo anche attraverso gli strumenti della tecnologia.

 
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