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Pecore vive
Scritto da Marialuisa Fascì Spurio   
sabato 25 novembre 2006

Autore: Carola Susani 
Titolo: Pecore vive
Edizioni: Minimum fax, Roma, 2006
Pagine: 138


Dopo Valeria Parrella la minimum fax torna a raccontare le donne, un'altra autrice, un'altra generazione. Questa volta la lama è affondata sui limiti e le aperture della vita, su Roma nella maggior parte dei casi e su quella corazza spessa di fronte alla realtà, a volte violenta, a volte mielata, che scova soluzioni impensabili.
E quante donne sotto, dentro, davanti alle parole: Pecore vive, una prima persona feroce e asciutta, fluida: ora veloce, ora lenta, cinica e malinconica, ma sempre piena. Cinque storie e una specie di cammino, la strada verrucosa, scassata, con orizzonti immobili e a percorrerla donne con scarpe resistenti. Ossessioni d'amore divise tra autismo e onnipotenza, l'essere madre, l'essere figlia, in mezzo il coraggio di non volerne sapere di mollare. Che quella botta in testa non vinca, che sia ascoltarsi. Il cancro come un vestito macchiato che rovina e spezza l'armonia di un corpo che non si è mai lasciato accudire, la malattia di un figlio misurarla sulla propria, il disperato tentativo di tenere un amante legato a sé, una vedova rinchiusa in compulsioni e deliri: ecco la femminilità inquieta e porosa che racconta Carola Susani.
Un mondo senza Dio e un mondo senza uomini, solo specchi su cui riflettere la vita, il proprio vuoto, il proprio senso. C'è il corpo in queste donne, elemento fondante su cui l'anima si adagia e sa aderire, nella malattia, nell'aborto, nella pazzia. E c'è il limite, a volte violato, a volte solo sfiorato, ma che parla di quotidiano e di quelle strategie che gli uomini inventano per controllarlo.
La Susani, quattro romanzi e una bambina di 5 anni dopo, torna a scrivere, ma inverte la marcia: partendo dall'evento deflagrante ci riporta lentamente il passo svagato e preciso della vita, l'incedere continuo.
Una vitalità dolente e lieve come la musica leggera del ripasso di odori familiari o come abitare un crollo, un disordine per poi ritrovare il giorno più lungo, una sera per essere felici nella vita e non altrove. La paura vinta con le proprie regole. «Penso che vorrei anch'io riempirmi di Fanta rossa, di yogurt verde e Magnum, di ketchup piccante in confezioni di plastica, perché, nello stesso pianeta, non ci può essere posto per questa roba sgargiante e per la morte».

 
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