|
Autore: Donna Tartt Titolo: Dio d'illusioni Edizioni: Rizzoli, Milano 2003 Pagine: 535
La Tartt scrisse questo romanzo nel 1992, poi stette in silenzio per dieci anni, per scrivere il suo secondo, e per ora ultimo, lavoro: "Il piccolo amico". E' una che scrive lentamente, se ne frega delle mode e delle correnti, però ha piazzato due best-sellers che l'hanno resa miliardaria. "Dio d'illusioni" (in realtà "The secret History", molto più pertinente) è una sorta di "Attimo fuggente" iniettato al rovescio. Anni 80. Lo studente Richard Papen, di famiglia modesta e in conflitto con le proprie origini, riesce, grazie ad una borsa di studi, ad accedere in una prestigiosa università del New England (Vermont). Qui, subito, è disorientato, poi conosce Bunny, Henry, Francis, Charles e Camilla, i più ricchi e colti della scuola, tanto viziati e dissoluti quanto affascinanti, che lo trascinano alle lezioni di Julian Morrow, raffinato insegnante di greco antico, un dandy che lavora per pochi eletti, piccola élite che fa del pensiero greco una sorta di culto. Ognuno dei cinque ha delle caratteristiche che lo rendono attraente, ma Richard è soprattutto colpito da Camilla ed Henry. Tra giornate di studio e svacco, scazzi e litigi, amori etero ed omo, il gruppo accetta il nuovo arrivato fino a confidargli un segreto shoccante. Una notte i ragazzi hanno vissuto un rito dionisiaco, e come fiere nelle campagne, hanno terrorizzato l'intera contrada per poi fare letteralmente a pezzi un contadino della zona. Nessuno sa che sono stati loro, però Bunny, il più fragile del gruppo, minaccia di parlare, quindi bisogna prendere dei provvedimenti... Papen ora è coivolto, come loro. Travestito da thriller, il romanzo di 500 pagine, magistrale e coltissimo, è in realtà un saggio stilistico e narrativo con approfondimenti psicologici che danno il capogiro. A mio avviso, il miglior romanzo degli anni '90. |