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Metallo non metallo
Scritto da Davide Riccio   
sabato 16 dicembre 2006

I giorni pagati di malattia sono un diritto sacrosanto, ma tra molti altri forse in estinzione, a cominciare dalla sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato. Io, che ho un lavoro sicuro e sono in mutua (e, pur con mille euro al mese,  ho comprato a rate un Theremin Etherwave), mi devo considerare un privilegiato.
Un altro risveglio tossicoloso, catarro tanto da indurmi il vomito, amoxicillina e acido clavulonico in compresse rivestite con film, sempre lo stesso film.
Nel mio corpo introduco nuove reazioni chimiche: amoxicillina triidrato, potassio clavulanato, silice colloidale anidra, magnesio stearato, carbossimetilamido sodico A, cellulosa microcristallina, ipromellosa, titanio diossido, macrogol 4000 e macrogol 6000…
Gli ultrasuoni nebulizzano e sparano nelle mie narici: beclometasone dipropionato con sodio cloruro, polisorbato 20, sorbitan monolaurato e ambroxol cloridrato, metile p-idrossibenzoato, propile p-idrossibenzoato… Se è vero che ad ogni raffreddore scompare sempre una minima dose di olfatto, spero di uscirne questa volta senza più dover sentire il buon odore caldo del tubo catodico, tale da farmi accettare qualunque ammorbante  sporcizia televisiva. E questo sia detto anche perché io possa scrivere un racconto sul tema dato e liberamente interpetato di “Metallo non metallo” dei Blu Vertigo. Un sedicente scrittore deve anche passare da qui, accettare le proposte, le sfide delle associazioni e delle riviste letterarie.
Nel corpo del mio cagnolino, pure lui tossente ma per l’edema polmonare, con la cardiopatia dilatativa e l’endocardiosi mitralica moderata-grave con prevalente disfunzione diastolica causa di crudeli episodi iporitmici in seguito a stati eccitativi, introduco nuove reazioni chimiche: furosemide,  pimobendan e antibiotico in compresse appetibili… tutto spezzettato polverizzato mascherato in scatoletta di tacchino e carote in paté.
Il suo buon cuore di cane non regge le feste quando arrivo, stramazza sul pavimento mentre concitato e felice mi saluta sollevandosi, saltandomi addosso, allora gli prende, distende pietosamente gli arti arretrando il capo per la sincope, rilascia l’orina, ulula da farmi versare qualche lacrima… L’accarezzo, gli parlo pitù pitù, non è nulla, non è niente, adesso passa… Chissà, stando alle ipnosi regressive di Brian Weiss, quelle oltre le porte del tempo, se in altre mie vite egli fu e cosa fu per me? E in futuro? Se ne sapessi qualcosa, può essere che la sua prossima fine potrà meno dispiacermi.
Posso questa mattina alzarmi alle dieci, chiudermi in casa senza cercare contatti e senza per questo sentirmi alone & low né tanto meno inutile, ignorare la metropoli, lo sperpero, le corsie olimpioniche, gli inviti del sindaco a togliere i teli di nylon dai balconi per fare bella figura ora che iniziano le Olimpiadi nella mia città, portare il cane a spasso nonostante l’influenza e godermi il lancio a terra non visto di una cartaccia di caramella (perché da quando vige l’ordinanza che è severamente punito, io ho preso a farlo di gran gusto), fare a meno delle controleggi dei più forti, rileggere Burroughs, Dostoevskij o Attila Joszéf per dimenticarmi degli anni di danno prodotti da Renzo e Lucia, produrre solo servizi per me stesso, come farmi adesso un pediluvio con i sali emollienti ai profumi orientali, non aprire il portone al ragazzo con le riviste dell’immobiliare in franchising, conteggiare i caratteri fin qui digitati spazi inclusi e superare il limite imposto dal bando (se mi va) e, fintantoché avrò le mie reazioni chimiche, continuare anche nella mia mezza età a coltivare il dubbio di come ancora diventare e proseguire… O, almeno in questo caso, certo di non più proseguire.

 
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