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Ritrovarsi
Scritto da Annamaria Trevale   
sabato 16 dicembre 2006

Io e te in piedi, in silenzio, impacciati, in questa stanza d’albergo lussuosa ed estranea.
Chissà chi dei due si starà chiedendo se non è stato un errore inventarci quest’incontro.
Forse entrambi, forse nessuno… se siamo qui.
E’ stato il peso del nostro passato a condurci fin qua, ma ora vorremmo scrollarcelo dalle spalle e sentirci leggeri come quella tenda che ondeggia appena, mossa da un filo di brezza davanti alla finestra socchiusa.
Quanto è ingombrante quel passato, vero?
Tu ora bevi un bicchier d’acqua, muovi nervosamente gli oggetti sul tavolo, forse vorresti perfino accendere il televisore per darti un contegno, ma comprendi da solo che il gesto sarebbe del tutto fuori luogo, e torni a posare il telecomando al suo posto senza nemmeno sfiorarne i tasti.
Aspetti un segnale, lo so. Qualcosa che ti convinca che ciò che sta accadendo è reale.
Vorrei farti comprendere che non possiamo più cambiare il tempo passato, ma siamo almeno in grado di fermare il presente, qui e adesso.
Vivere una somma di istanti soltanto nostri, dimenticando tutto il resto.
Le mie mani ti accarezzano timorose i capelli, le spalle, scendono adagio lungo le braccia e i fianchi fino a percepire come il tuo corpo perda a quel contatto tutta la sua rigidità e si rilassi lentamente.
E finalmente accenni un sorriso: riesci a comprendere che accadrà solo ciò che vorremo, senza un futuro da temere.
E forse non sarà nemmeno necessario dirsi “ti amo”.

 
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