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Martin Eden
Scritto da Marco Mancassola   
venerdì 22 dicembre 2006

Aveva quarant’anni quando morì, secondo alcuni per suicidio, sebbene la questione sia controversa. Era un giorno di novembre, lo stesso giorno in cui vari decenni dopo sarei nato io, e il fatto mi ha sempre impressionato. Ma non è per questo che mi piace Jack London. Il punto è che mi piacciono gli scrittori come lui. Gli scrittori come Jack London. Gli scrittori che si sono fatti da soli, senza studi regolari, gli scrittori nati poveri che hanno dovuto battersi con l’idea, tuttora ricorrente, che scrivere sia un passatempo da borghesi. Gli scrittori che sono rimasti fuori dalle università, dalle accademie, dai circoli importanti, e hanno coltivato un’idea di letteratura assoluta, disperata, una letteratura che serve a riscattare una vita, più che a conquistare posizioni nei circoli intellettuali. Mi piacciono questi scrittori perché si portano addosso la vera solitudine dello scrivere, fuori da ogni protezione, da ogni educazione, da ogni clan o famiglia, fuori persino dal destino della propria classe sociale. Mi piacciono perché mi identifico in loro. Nel loro stupore e nella loro frustrazione. In varie parti del mondo, Italia soprattutto, fare cultura sembra ancora appannaggio di chi ha anni da perdere facendo il tirapiedi di qualche nome illustre, o facendo anticamera in redazioni e aule universitarie, aspettando magari la raccomandazione giusta. Chi può fare questo ha tempo e denaro. Chi è nato povero non ha tempo da perdere.
Jack London lo sapeva. Scrisse il primo racconto a 17 anni, mentre viaggiava come marinaio su una nave. In seguito fu arrestato per vagabondaggio. Provò a frequentare l’università, abbandonandola per problemi finanziari. Si ammalò di scorbuto mentre partecipava alla corsa dell’oro in Klondike. Si mise a scrivere diciannove ore al giorno. Si innamorò del socialismo ma anche dell’alcool. Riuscì infine a diventare, ancora giovane, un famoso romanziere. Ma non seppe mai amministrare i suoi soldi.
Martin Eden fu il suo romanzo più autobiografico, incentrato su un marinaio povero che conosce una ragazza borghese, e decide di farsi una cultura per poter ambire a lei. Martin studia e inizia a scrivere, ma il mondo ride dei suoi tentativi. Quando più tardi verrà il successo, Martin è ormai disilluso e sa che le miserie di chi è ricco e istruito non sono così distanti, in fondo, da quelle di chi non sa nulla. Martin finirà suicida. Curiosamente proposto, spesso, come romanzo per ragazzi, Martin Eden è pervaso da una forza oscura e struggente: una forza che vibra, ancora, a quasi un secolo dalla scrittura del libro.

www.marcomancassola.com (pubblicato in MADE05, Novembre 2006)

 
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