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Eduardo Zarelli: Una domanda preliminare. La vostra associazione è nata nel 1980, con la denominazione Associazione Filosofica Trevigiana. In seguito, avete deciso di cambiare nome, cosicché l’attuale denominazione è Associazione Eco-Filosofica. Immagino che non si tratti di un cambiamento solo formale.
Scroccaro - Vicentini - Cenedese: All’inizio(anni ’80), la nostra associazione era collegata alla SFI (Società Filosofica Italiana), con la quale collaborava organizzando eventi culturali; tuttavia già all’epoca si distingueva dalle sezioni della SFI, perché queste ultime permettevano l’iscrizione solo ai laureati in filosofia (e discipline affini), mentre la nostra associazione era aperta anche ai non-laureati, senza restrizioni “corporative”: questo perché si pensava già a quel tempo ad una pratica filosofica non ghettizzata dentro il ceto docente, ma capace di coinvolgere la società civile e di svolgere una funzione di orientamento culturale rispetto ai problemi del momento. Progressivamente, è maturata sempre più una sana insofferenza verso la “filosofia accademica”, ridotta troppo spesso a noiosa erudizione e a peripezie cerebralistiche (se ne trova ampia testimonianza nella medietà della manualistica e dell’insegnamento, tranne poche eccezioni). Si riteneva (e lo riteniamo a maggior ragione oggi) che quel modo di fare filosofia fosse inutile ed anzi controproducente, perché respingente nei confronti della società e perché comunque trasmetteva una pessima immagine della filosofia. Si trattava quindi di prenderne le distanze per quanto possibile, evitando di esser confusi con ambienti culturalmente inadeguati. Ad un certo punto si è deciso perciò di modificare lo statuto e il nome dell’associazione, adeguandoli alle esigenze di cui sopra.
Eduardo Zarelli: E avete deciso di caratterizzarvi nel senso dell’Ecofilosofia…
Scroccaro - Vicentini - Cenedese: Si trattava di mettere in relazione la filosofia con le emergenze del nostro tempo, per evidenziare un orientamento culturale attento all’attualità e per suggerire un approccio “militante” nel modo di prospettare la filosofia. Poiché le emergenze cosiddette “ambientali” sono giustamente riconosciute, ormai anche nell’immaginario collettivo, come le più gravi, si è optato per la formula “Associazione Eco-Filosofica”. Ciò tra l’altro corrisponde molto bene ad una gran parte delle nostre pratiche culturali, che legittimano tale dizione. In funzione di ciò, anche il settore centrale del nostro sito (www. filosofiatv.org) è dedicato all’Ecofilosofia, intesa in senso largo (vi compaiono anche molti materiali sulla Decrescita, per motivi facilmente intuibili). Eduardo Zarelli: Altri due settori del sito sono dedicati all’Intercultura e alla Storia della Filosofia, ed anche i vostri Quaderni e le vostre iniziative in gran parte riflettono queste partizioni.
Scroccaro - Vicentini - Cenedese: Un’altra grande emergenza attuale, è quella riguardante il rapporto tra le culture, tra le civiltà, tra l’Occidente e gli altri popoli…Molte preoccupazioni del presente sono dovute proprio a conflitti che rinviano alle voci appena citate. E’ perciò indispensabile una seria riflessione anche in merito a tutto questo, poiché si tratta di conflitti che non possono essere affrontati a partire da impostazioni politiche del tutto insufficienti, in quanto espressioni (a destra come a sinistra) di un allarmante riduttivismo culturale, che finisce per creare nuovi problemi senza risolvere quelli vecchi. Tale pochezza è riscontrabile anche nelle correnti religiose predominanti e nel pensiero laico: ciò fa aumentare la preoccupazione, poiché mancano i presupposti per soluzioni costruttive. Per usare un’espressione abusata, noi siamo a favore del dialogo interculturale, che non va però confuso con il buonismo superficiale che circola in certi convegni e nella maggior parte delle pratiche scolastiche che si collocano sotto il grande ombrello del dialogo tra culture. Occorre un’alternativa capace di superare sia le logiche meramente contrappositive, sia il buonismo sentimentale: si tratta di applicare quello che potremmo chiamare, con Panikkar, lo stile della non-dualità, messo in opera da varie saggezze del passato, dalle quali possiamo ricavare insegnamenti tutt’ora validi, purché li si interpreti con la necessaria flessibilità, riadattandoli al contesto odierno. Ovviamente, un’operazione del genere richiede un livello elevato di formazione interculturale, che le istituzioni scolastiche non sono in grado di fornire (al massimo possono mettere a disposizione quel surrogato insipido che in gergo vien detto “intercultura compensativa”). Varie nostre iniziative sono rivolte proprio al superamento di quest’ultima, facendo conoscere autori, dottrine ed esemplificazioni storiche che avvicinano allo stile della non-dualità, per tentare di rendere possibile un dialogo profondo e costruttivo. Non saranno le feste, le cene interetniche e le elemosine a tenere aperto qualche spiraglio di salvezza e di pace, bensì, forse, la saggezza non-duale. Per quanto riguarda la Storia della Filosofia, essa conserva per noi una grandissima importanza, a patto di distinguerla da quella che viene per lo più divulgata nelle scuole, tramite insegnamenti un po’ noiosi e un po’ sprovveduti. Vi predomina infatti un’impostazione riduttiva ed etnocentrica (il passaggio dal mito alla ragione, la fiaba del miracolo greco, lo sviluppismo applicato alla storia del pensiero…) che è stata denunciata con forza da più parti, anche autorevoli; ciò nonostante, non vi sono stati riscontri significativi sul piano didattico e su quello della manualistica. La stragrande maggioranza dei docenti, allergica all'approfondimento culturale, continua ad insegnare certi pregiudizi etnocentrici in versione storico-filosofica, come se nulla fosse. Restando alla manualistica, a tutt’oggi solo padre Ernesto Balducci, pioniere in questo campo, ha elaborato un manuale (Storia del pensiero umano, ed. Cremonese) aperto alle culture extraeuropee (orientali in particolare) cui ha dato spazi dignitosi. Quello di Balducci è rimasto un tentativo pressoché isolato, che occorre riprendere e migliorare. Un altro limite è dovuto, ne abbiamo già accennato, all’impostazione nozionistica e cerebralistica, che rende così grigio e insignificante l'insegnamento della filosofia. Ciò vale in particolare per il pensiero premoderno, la cui saggezza resta il più delle volte incompresa e sepolta sotto un coacervo di contorte concettualizzazioni (la cui presunta utilità viene giustificata fieramente a colpi di “così si insegna a ragionare”!!). Proprio per riscoprire il valore di tali saggezze, spesso proponiamo materiali che hanno lo scopo di ripresentare in modo adeguato certi insegnamenti del passato, liberandoli da quelle sovrapposizioni interpretative che ne impediscono una valida comprensione. Nella misura in cui certe filosofie del passato vengono rivisitate e riposizionate nella giusta luce, il resto viene da sé: ci si rende conto, per esempio, che l’etica kantiana non è affatto superiore a quella cosmocentrica degli antichi; che la tolleranza prevista dal liberale Locke è cosa meschina rispetto a quella praticata dal moghul Akbar; che anche gli antichi sapevano ragionare (che scoperta!), senza però assolutizzare la ragione, poiché riconoscevano in sovrappiù la dimensione noetico-contemplativa, che i moderni hanno smarrito… Ci siamo soffermati sulla storia della filosofia, ma considerazioni analoghe possono essere estese anche alle altre discipline, la cui impostazione di fondo risente di pregiudizi simili, se non identici: perciò il nostro interesse è rivolto a tutte le discipline, in ogni ordine di scuola, a partire dalla scuola elementare.
Eduardo Zarelli: La vostra associazione si muove da molti anni sul territorio trevigiano e veneto, ma con una profondità culturale che ha un'eco molto più ampia. Questo è probabilmente dovuto al taglio non conformista del fatto ecologico e delle sue ricadute culturali. In effetti si coglie nella versatilità della vostra prospettiva un filo conduttore che collega intimamente i fattori spirituali, economici, sociali, ambientali, scientifici: ciò è tipico di una filosofia aperta ai vari aspetti della realtà ed ai molteplici angoli visuali, capace di evitare le assolutizzazioni unilaterali. Possiamo riassumere tutto ciò con il termine “olismo”?
Scroccaro - Vicentini - Cenedese: “Olismo” va benissimo, poiché indica l’apertura verso la totalità, e quindi verso le infinite connessioni che sono per così dire in essa ospitate, in quanto partecipi del grande reticolo cosmico. Poiché, come sostengono molte saggezze ecocentriche, “tutto è relazionato”, lo saranno per forza di cose anche i fattori spirituali, materiali etc. : perciò la filosofia, intesa al modo di Platone quale “apertura al tutto” (senza la pretesa di circoscriverlo, di catturarlo), deve seguire il filo conduttore che unisce i vari aspetti della realtà, senza preclusioni…questo spiega perché ci occupiamo anche di questioni che debordano l’ambito considerato strettamente filosofico dagli accademici. Tale approccio olistico può esser considerato di per sé ecologico, nella misura in cui anche l’ecologia si rivolge alle varie interconnessioni cosmiche: un sostenitore del paradigma olistico come Fritjof Capra considera ancora più adeguato il termine “ecologico” (vedi La rete della vita), purché esso venga riferito all’Ecologia profonda e non a quella superficiale, per motivi che Capra spiega in modo esauriente e che sono del tutto condivisibili. Per dirla nel modo più breve possibile: l’ecologia profonda è olistica in quanto prevede un’apertura verso tutti gli esseri in modo equanime, mentre l’ecologia superficiale li vede in una prospettiva antropocentrica, cioè in vista di un loro efficiente utilizzo. In questo caso non c’è attenzione rispettosa per il “tutto”, bensì calcolo efficientistico direzionato sulla fetta di mondo che si vuole assoggettare. L’ecologia superficiale ha un taglio conformista, ed è pericolosamente esposta verso il razionalismo progettante e manipolatore ufficialmente inaugurato da F. Bacone e Cartesio, aggiungendovi qualche correttivo; solo l’ecologia profonda è non conformista, ed è in sintonia con l’atteggiamento olistico e contemplativo.
Eduardo Zarelli: L’apertura culturale che voi sostenete, rivolta a superare i riduttivismi e le contrapposizioni di vario genere, comporta tra l’altro l’esigenza di riequilibrare il rapporto uomo-natura e quello tra i popoli, in spirito di pluralismo interculturale. Quale lettura date del rapporto critico tra diversità e universalismo alla luce del processo di globalizzazione ed omogeneizzazione culturale indotto dalla modernità? Scroccaro - Vicentini - Cenedese: Prima di tutto, occorre fare chiarezza su cosa si debba intendere per universalismo: molti ritengono che esso indichi il contrario di pluralismo e di diversita’, e quindi criticano ogni pretesa di universalismo, equiparato ad un’ideologia aggressiva e negatrice delle differenze. In quest’ottica, l’occidentalizzazione del mondo descritta da Serge Latouche, tanto per citare un esempio celebre, sarebbe un processo di universalizzazione dell’Occidente moderno che conduce all’affermazione del pensiero unico. In questo caso, l’universalizzazione viene intesa come espansione di un unico punto di vista che elimina tutti gli altri. Viene così negato ogni pluralismo culturale e imposto universalmente quel razionalismo progettante-calcolante che conduce alla devastazione della natura e delle culture. Resta però da precisare che l’universale non è sempre stato inteso in questo modo aggressivo e imperialistico. L’Uno o l’Aformale dei Neoplatonici (tanto per restare nel Mediterraneo) era per loro l’universale per eccellenza, inteso però come illimitata dimora accogliente, che nella sua vastità inaggirabile accoglie tutti gli enti e gli eventi (anche quelli di segno contrario, come insegnano le cosmologie tradizionali fondate sull’integrazione o sull’equilibrio degli opposti). Ciò è connaturato a tutte le saggezze non-dualistiche d’Occidente e d’Oriente, nonostante le diverse formule espressive da esse impiegate. Merita sottolineare che la prima parola celebre della cosiddetta filosofia occidentale è l’universale in quanto Apeiron, come sappiamo da Anassimandro: e Apeiron ha proprio il significato di Illimitata dimora, che come tale ospita i contrari e le diversità. Come si può evincere, la filosofia, nel Mediterraneo, si era mossa col piede giusto fin dall’inizio, calcando il sentiero della non-dualità e del pluralismo…questo vale per i Greci, ma vale anche per altre culture. |