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Little Miss Sunshine
Suoni e Immagini - Archivio 2007
Scritto da Fabrizio Bolognesi   
lunedì 22 gennaio 2007

Regia: Valerie Faris, Jonathan Dayton
Interpreti:  Steve Carell, Alan Arkin, Abigail Breslin, Paul Dano, Toni Collette, Greg Kinnear
Produzione: Usa, 2006
Durata: 101 minuti

Piccolo gioiello dolceamaro al quale ci affeziona quasi immediatamente.
Politicamente scorretto quasi per necessità descrive con cinica ironia le peripezie di una famiglia che lotta per integrarsi nell'America odierna per poi concludere che probabilmente è meglio che ciò non accada.
Curiosa la coincidenza che vede recentemente protagoniste al cinema  strambe e problematiche famiglie alle prese con dinamiche comportamentali, affettive ed emozionali che diventano il fulcro di racconti di vita veri e commoventi. Così dopo la famiglia numerosa e “psichedelica” di “C.r.a.z.y.”, quella multietnica e unpolitically correct di “Non è peccato” , è il turno degli Hoover fare breccia nei nostri cuori, investendoci con il loro dissacrante e genuino cinismo e candore di sentimenti che lasciano il segno. Protagonisti del debutto alla regia dei coniugi Jonathan Dayton e Valerie Faris (sentiremo a lungo parlare di loro) e dell’esordiente sceneggiatore Michael Arndt (altro nome da segnare sul taccuino) , in “Little Miss Sunshine” gli Hoover si presentano come lo specchio fedele e deformante di una società americana – e non sola – la cui cultura è spesso focalizzata sul trionfo dei vincenti risultando tremendamente e pericolosamente competitiva verso l'alto. Storia corale on the road, realizza con tocco leggero una satira tagliente dell’America tritacarne di oggi, tanto assurda nella sua quotidianità spacciata per normale che si può finire facilmente per diventare diversi ed alieni, disadattati e un po’ sofferenti, solo con fatica restando se stessi. La pellicola segue affettuosa i suoi personaggi che in quell’America sono costretti a vivere, ognuno aggrappato ad un sogno che è un pretesto, una ragion d’esserci, un segno implicito di distinzione rispetto ad un contorno sociale che non piace e fa paura
Quanta verità e potente carica vitale nelle tragicomiche e fallimentari avventure di una famiglia alla ricerca disperata di un senso della vita, capace di mettersi pericolosamente e ridicolamente in gioco per conquistare una sana dignità umana che ti permetta di affrontare a testa alta (anche non superandole!) le prove della vita. Il viaggio on the road sull’arrugginito pulmino Wolkswagen diventa così il sorprendente e commovente diario di bordo di una rinascita che nel farsi sberleffo dei riti e delle convenzioni di una società “viziata” sa trovare la giusta via per diventare uomini e donne migliori. Grazie ad una regia partecipe e solare, ad uno script originale e sincero, non ci dimenticheremo facilmente di questa insolita tribù familiare: il padre Richard (Greg Kinnear) , motivatore ottimista sull’orlo di una crisi di nervi , la moglie Sheryl (Toni Colette) ,sfatta ma bellissima nel suo essere naturalmente “Mamma”, il fratello (Steve Carrell), aspirante suicida gay capace d’aprirsi lentamente alla vita, il nonno (Alan Arkin) , autentico outsider e candidamente genuino ed i figli Dwayne (PaulDano), adolescente arrabbiato, e Olive di sette anni (Abigail Breslin), grassottella aspirante reginetta di bellezza, sono destinati a diventare i nostri beniamini del cuore. Tutti quanti sognando un piccolo spazio sul loro sgangherato pulmino in periglioso viaggio verso luoghi e mete indefinite che ha però il dolce e poetico sapore di un percorso di vita destinato ad un incredibile successo!

 
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