|
[Alcuni brani tratti dal libro Schiavi del Supermercato di Monica Di Bari e Saverio Pipitone, Arianna Editrice.] Mercato, SUPERMERCATO, IPERMERCATO. Dominique Fernandez, romanziere e saggista francese osserva, descrive e si chiede "Un mercato? Che termine piatto e mercantile per designare il territorio magico dove si svolge la più fastosa delle cerimonie in onore dei colori e dei profumi!". Serge Latouche, teorico della decrescita e anche lui francese, nel saggio L'Altra Africa, tra dono e mercato, riprende questa affermazione mentre distingue accuratamente il mercato o i mercati con la "m" minuscola dai Mercati con la "M" maiuscola. L'uso della stessa parola per designare al tempo stesso scambi concreti in un luogo determinato e un sistema astratto di scambio, o meglio di commercio, con prezzi indicati in base all'incontro economico della domanda di coloro che consumano e dell'offerta di coloro che producono. Un SUPERMERCATO è qualcosa di ancora diverso. Niente a che vedere con la festa di odori e colori descritta da Fernandez; nessun incontro con chi ha prodotto la merce che desideriamo acquistare. È invece una distesa di marchi colorati che brillano sotto le luci al neon e sistemati ordinatamente in scaffali, corsie e reparti: un supermercato o supermarket è un punto di vendita al dettaglio a libero servizio di prodotti di largo consumo con una superficie compresa fra i 400 e i 2.500 metri quadrati. SUPER, ovvero di qualità superiore al normale, è un prefisso di origine latina che indica un eccesso, una preminenza e il superamento di un limite; calco del greco hupér, da cui iper e IPERMERCATO: in questo vocabolo è ancora più evidente il significato di qualcosa che va oltre, di ultra abbondanza nella dimensione e nella quantità. L'ipermercato è una grande area attrezzata per la vendita al dettaglio con una superficie coperta non inferiore ai 2.500 metri quadrati. L'assortimento dei beni di consumo è molto più ampio rispetto al super: il genere alimentare e i prodotti per l'economia domestica costituiscono solo un reparto delle merci esposte. Nel carrello dell' IPER-CONSUMATORE possiamo trovare anche elettrodomestici, computer, televisori, prodotti di telefonia mobile, tende da campeggio, libri e cd musicali; c'è poi ancora spazio per alcuni articoli sportivi, qualche camicia per rinnovare il guardaroba, mensole a incastro per la libreria, e oggi all'ipermercato si possono acquistare anche i farmaci per soddisfare al meglio le esigenze e i bisogni delle multinazionali farmaceutiche. Il modello è quello di "tutto sotto lo stesso tetto" e nei diversi reparti la disposizione delle merci segue le regole di una rigida logistica. Quello che colpisce completando il percorso di un iper é una gran quantità di impulsi e messaggi visivi e la completa assenza di richiami olfattivi. In particolare nel reparto food la merce non ha odore o se ce l'ha è talmente sottile, delicato e manipolato da raggiungerci, disturbandoci o compiacendoci, difficilmente. Dal non luogo dei centri commerciali alle alternative concrete di consumo. Autostrada del sole in direzione Bologna, tangenziale e uscita Centro Commerciale: località di Casalecchio di Reno. Il nome deriva dal latino casaliculum, un agglomerato di case, oggi parte integrante del distretto urbano bolognese. Da qualche anno a Casalecchio è nata una zona residenziale, La Meridiana, con appartamenti e monolocali in stabili eleganti. Chi compra o affitta una casa qui, ha il grande vantaggio di trovarsi a due passi da ShopVille, la città degli acquisti, un blocco commerciale di 45000 mq in corrispondenza delle grandi arterie stradali di scorrimento. Quella che un tempo era una zona pre-collinare, oggi è una colata di cemento dove sorgono strutture prefabbricate, sedi dei più famosi esercizi della grande distribuzione organizzata: Carrefour, Mediaworld e Ikea attirano ogni giorno migliaia di consumatori! ShopVille è il classico esempio di un centro o distretto commerciale con una parte della superficie terrestre ripetuta e clonata, dove le azioni e le dinamiche degli individui si ripetono costantemente in modo meccanico. Shop Ville di Casalecchio è anche l'esempio di come oggi il vecchio centro commerciale si sta trasformando in DISTRETTO COMMERCIALE con l'occupazione dei marchi della grande distribuzione di interi quartieri collocati generalmente all'ingresso delle città, vicino alle zone industriali e alle uscite autostradali: supermercati, ipermercati, magazzini di tecnologia, abbigliamento, mobili e tutto quello che oramai rientra nel largo consumo accessibile a tutti. Per vedere con i propri occhi questa realtà dove il consumatore trascorre tutto il suo tempo libero basta fare un giro per l'Emilia-Romagna da Casalecchio a Savignano sul Rubicone, da Rimini a Ravenna, dai Lidi ferraresi a Ferrara, per poi osservare i distretti commerciali, ancora più giganteschi, dei Paesi del nord-Europa. L'antropologo Marc Augé parla di non-luoghi, definendo i centri commerciali come non identitari, non relazionali e non storici, privi di vita culturale e sociale. Una volta usciti dall'autostrada ci ritroviamo, come consumatori, nel non luogo dei distretti commerciali. Ampio parcheggi su due piani, e sempre più in costruzione, per accogliere migliaia di automobili e permettere al visitatore di parcheggiare con estrema facilità e immergersi velocemente con anima e corpo nelle "cattedrali del consumo". Attraverso passaggi pedonali, arriviamo alle strutture del centro. Prima il dovere e poi il piacere: innanzitutto la spesa settimanale e mensile. Parte la corsa alle offerte con l'obiettivo di prelevare dagli scaffali più merci possibili, al prezzo più conveniente. La seconda tappa è il consumo di elettronica: elettrodomestici innovativi e giocattoli tecnologici riempiono la vita quotidiana e la casa. Acquistiamo per possedere, convinti di rispecchiare la nostra personalità negli oggetti consumati, ma poi sono gli stessi oggetti che finiscono per possedere noi. Dopo l'acquisto di oggetti e prodotti anonimi, i distretti commerciali offrono cibo a volontà senza storia e tradizione gastronomica e vi è anche la possibilità di consumare la visione dell'ultima novità cinematografica, condita dai confort tecnologici dei cinema multisala. Il consumatore, che passa il suo tempo tra i reparti di un centro o distretto commerciale, è ipnotizzato dalle illusioni merceologiche della grande distribuzione. In realtà, la maggior parte della merce venduta e acquistata è di scarsa utilità primaria e proviene da paesi distanti decine di migliaia di chilometri come la Cina comunista che paradossalmente è diventata la "classe operaia" del sovrano consumista occidentale. Oggi, l'economia gira esclusivamente a vantaggio dei grandi distributori e degli imperi multinazionali mentre la piccola produzione locale agricola e artigianale rischia di scomparire. Accorciare la filiera di produzione, rivalutare l'economia locale e modificare sensibilmente i consumi è ancora possibile e necessario per ristabilire un ordine equo e solidale delle popolazioni del mondo, ma questo richiede l'impegno unito dei piccoli produttori e dei consumatori di praticare delle concrete alternative alla grande distribuzione organizzata. Piccoli mercati di strada rappresentano l'occasione e il luogo d'incontro tra produttore e consumatore; osterie, bar e spazi dedicati alla ristorazione somministrano il cibo e la cultura locale contro la grande distribuzione del gusto; l'acquisto diretto delle merci attraverso gruppi solidali o collettivi è una soluzione di consumo dalla quale consegue risparmio e maggiore qualità dei prodotti; altre alternative sono anche i prodotti del commercio equo, l'alimentazione biologica, il risparmio etico, il turismo responsabile. Infine, l'invito a uno stile di vita sobrio, semplice, conviviale e di decrescita ovvero consumare meno e con maggior attenzione ai bisogni individuali e collettivi; produrre in modo diverso con responsabilità sociale e ambientale. Rivalutare il tempo come spazio di vita, risparmiando e investendo l'energia nelle aspirazioni creative, nelle relazioni sociali e nella condivisione delle risorse. |