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Regia: Rob Zombie Interpreti: Matthew McGrory, Ken Foree, Sheri Moon, William Forsythe, Sid Haig, Bill Moseley Produzione: USA/Germania,2005 Durata: 101 minuti
Il seguito ideale de “La casa dei 1000 corpi” è un film completamente anarchico, fuori dagli schemi, totalmente “folle” (attribuendo a questo termine una valenza decisamente positiva). Una volta terminata la visione, di fronte ad un popolo di adolescenti brufolosi convinti di assistere ad un horror classico e che disgustati uscivano imprecando, il mio idillio intellettuale cresceva esponenzialmente. I rifiuti del diavolo sono quella spazzatura che non muore di fronte alla bontà asettica degli esseri morali "carini". Sono brutti, i rifiuti, assolutamente sporchi e tanto per completare il rimando, cattivi, e senza tormento giustificazione sottotesto nichilista o altre cifre intellettuali. Ora, il film in questione è esattamente questo: brutto, nel senso che non piacerà a chi ama lo splatter un tanto al chilo per esorcizzare le paure e mostrare, permettendo che ce lo mostrino, che l' abbiamo (più) duro di chi opta per i codici vinciani o la commedia italiana con sponsor sovraesposto. Non piacerà, ed è ovvio, a chi ama il racconto pulito pulito, magari drammaticissimo e super-intellettuale ma con un senso, tesi antitesi e sintesi, morale della fabula, contrappassi agnizioni e catarsi. Non piacerà quasi a nessuno, rischia perfino di annoiare: molto più sangue e budella le si possono trovare, con un po’ di fortuna, in un dvd per tutti destinato alla visione domestica. Potrà interessare quei pochi che sono curiosi di vedere cosa è successo quaranta circa anni dopo il massacro della sega elettrica , in Texas. Quelli che, sapendo che le colline hanno gli occhi e ci vedono benissimo, non si sono mai illusi che il familismo amorale della campagna Usa sia finito solo nei film "de paura" o nelle connection presidenziali vigenti. Insomma, questo Rob Zombie è bravo, davvero: mostra rispetto per i capofila del genere horror, svolge il suo compito con una dose di rabbia e di orgoglio per il proprio disgusto (sembra un pò John Waters prima della lobotomia "simpatica" degli anni novanta), ha ben chiara la commistione fra amoralità ed immortalità (i suoi killer sono viventi già in commercio col diavolo, direi, e quando devono reggere un altro minuto con il corpo a pezzetti e tra l' apoteosi delle fiamme addosso, beh, lo fanno!, magari, questo sì, con l' aria di chi è atteso ad un compito leggermente più gravoso del previsto). Sono morti che respirano nel sole che cuoce centinaia di miglia e nemmeno una macchina (di cui fare a pezzi il o la conducente), poi sceriffi figli di una loro costola putrescente benché come s' è detto detentori della stella della legge e della legalità dunque sufficientemente legittimati a far le carogne con carcasse morenti di (ultra)assassini. Musica perfetta. Poi questa volta la Eagle non sembra nemmeno aver tagliato spezzoni per non perdere il prime time (comunque impensabile, con questi "reietti"). Il film più libero, citazionista e anarchico che ci sia in circolazione. Non piacerà ai più ma e meglio così. |