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Come fa D'Orrico a scrivere certe cazzate?
Scriptorium - Archivio 2007
Scritto da Claudio Bressan   
martedì 20 marzo 2007

Me lo chiedo da quasi 2 anni, ma oggi quest'interrogativo ha raggiunto il culmine: come fa D'Orrico a scrivere certe cazzate?
Il pennivendolo del Corriere Della Sera, da molti ritenuto un critico letterario (tranne che dagli scrittori seri), per il quale ogni libro facile è un capolavoro, Piperno è il Proust del 2000 e Giorgio Faletti il più grande scrittore italiano degli ultimi anni, ha recentemente dedicato un lungo articolo celebrativo a Leonardo Colombati che nel 2005 esordì con un libro molto ambizioso "Perceber" e adesso torna con qualcosa di più legato al presente, a basso tiro ma probabilmente altrettanto buono: "Rio".
Non è il soggetto della sua attenzione a lasciarmi perplesso, bensì il fatto che D'Orrico stroncò il precedente lavoro di Colombati, e tutt'ora lo definisce "pieno di vezzi postmodernisti, di tic pynchonisti" che a suo avviso sarebbero delle "parolacce". Ora invece si dilunga in una leccata di culo degna di Emilio Fede per il nuovo romanzo, e se i pynchonismi sono delle parolacce, lui per compensare s'inventa che "qui comincia il post-pipernismo. E, cioè, siamo alla terza puntata della narrativa italiana nata nel XXI secolo dopo "Con le peggiori intenzioni" (di Piperno) e "Gomorra" di Roberto Saviano".
Della serie: che cazzo significa? Io il pynchonismo so cos'è, ovvero il riferirsi a Thomas Pynchon, uno dei più grandi scrittori del mondo, l'erede di Dante, di Sterne e di Joyce, l'autore di "V" e di "Gravity's Raimbow", lo scrittore enciclopedico e apocalittico che ha ridefinito la narrativa della seconda metà del '900. Non mi piace neppure troppo, tuttavia m'inchino: se, per dirla con Calvino, la letteratura è anche complessità e smisurata ambizione, va bene, allora viva Pynchon e i pynchonismi.
Piperno chi è? Uno che ha scritto un best-seller, magari pure buono, del quale forse non ci ricorderemo tra 10 anni. Prenderlo a riferimento della narrativa italiana del XXI secolo perché D'Orrico si è inventato il "post-pipernismo" mi sembra azzardato e francamente ridicolo. Se a D'Orrico non va di sforzarsi, guardare oltre il lettore medio, pensare che la letteratura sia fatta di gente che estremizza come estremizzava un tempo, anche il Italia (non gli dicono nulla nomi come Ortese, Morante, Volponi, D'Arrigo) faccia pure. Ma non s'inventi cose che non esistono, usando un imitatore del suo amato Roth per dire le parolacce che preferisce rispetto ad altre.
Grazie.

 
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