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La stagione ideale per leggere è considerata in genere l’estate. Eppure è d’inverno che i libri, come un buon vino rosso, offrono il loro sapore più intenso. I perfetti libri invernali sono quei libri che vibrano anche nelle notti più fredde. Scaldano, ma senza negare il freddo circostante. La freddezza del mondo intorno, e il tentativo ostinato di trovare un calore, di scaldare la pagina con un flusso di intimità, sono elementi tipici nell’opera di Stig Dagerman. Svedese, esistenzialista, genio precoce, suicida ad appena 31 anni, una delle meteore più luminose del 900 europeo. Dagerman è uno di quegli autori che ci si consiglia a vicenda, quasi sottovoce, un segreto prezioso da regalare a pochi amici. Bambino Bruciato, suo libro principale (scritto quasi sessant’anni fa, pubblicato in anni recenti in Italia nelle edizioni Iperborea), è un romanzo abbagliante sulla ricerca di purezza, il freddo della vita, il gelo e il disgelo dei sentimenti. Svezia, inverno. Bengt ha vent’anni e non ha più una madre. Ha un rapporto contrastato col padre. Presto, si scopre il motivo dello scontro: il padre ha un’amante, Gun, che lavora alla cassa di un piccolo cinema. Per Bengt, moralista alla ricerca di una purezza impossibile, questo rapporto appare un tradimento verso la madre. Ma le cose sono complesse. Bengt odia e desidera la bella Gun, e i due si attraggono fatalmente a vicenda. Il ragazzo e la sua quasi-matrigna fuggono insieme su un’isola. I loro giochi erotici hanno il candore di un gioco infantile. La spiaggia su cui passeggiano è assolata e gelida. La barca su cui si abbandonano per ore, alla deriva, sembra una conchiglia o forse una bara. Bengt detesta i tradimenti, detesta essere un traditore. "Io non amo la fedeltà perché è bella, ma perché è indispensabile. Chi tradisce una persona la uccide lentamente. Perché senza fedeltà quella persona naufraga…" Stig Dagerman è un autore disarmante. Quando lo lessi la prima volta avevo poco più di vent’anni, e mi sembrò che ogni parola avesse il suono della sincerità. Tutto è così vero in lui, così ingenuo e al tempo stesso saggissimo, da lasciare il lettore quasi imbarazzato. In un’epoca in cui l’autenticità si estingue dal sentire, come l’ossigeno si estingue dall’aria, rileggere un autore simile è praticamente uno shock. Un autore davvero perfetto. Un autore per lo scaffale dei libri preziosi, quelli capaci di abbracciare e raggelare insieme. L’inverno ci circonda, eppure passerà. mancassola.com [Pubblicato in MADE05, febbraio 2007] |