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Immaginario d'autrice: Alessandra Montrucchio
Scriptorium - Archivio 2007
Scritto da Claudio Ughetto   
martedì 27 marzo 2007

Numeroso pubblico, e di ogni età, venerdì 23 marzo presso la Biblioteca Nuto Revelli di Piossasco, all'incontro con la scrittrice torinese Alessandra Montrucchio. L'incontro è stato organizzato dallo SBAM Ovest e si collega all'iniziativa “Immaginario d'autrice”, incentrata sulla scrittura femminile, alla quale hanno già partecipato sei autrici piemontesi. Nello spazio scelto, la sala inferiore, tra l'ingresso e i computer, ai posti previsti se ne sono aggiunti altri durante la sua attesa per un leggero ritardo, e infine si è optato per una disposizione semicircolare che ha facilitato la conversazione. D'altronde l'autrice, trentaseienne, si è dimostrata molto affabile e simpatica sia nel trattare tematiche riguardanti la letteratura, lo scrivere e il mondo dell'editoria, sia quando le domande hanno toccato i suoi vissuti e la sua quotidianità.
Musiche prevalentemente degli anni 80, scelte da Alessandra Montrucchio, hanno fatto da sottofondo alle domande. Ogni canzone era attinente a un periodo da lei vissuto, oppure ai temi dei un suoi libri. “Ti sento” dei Matia Bazar per “Storia di un naso”: scritto su “commissione”, le ha permesso di conoscere Laura Toratto, creatrice di profumi che sa riconoscere 3000 odori ed è riuscita a ricreare l'odore di “verbena e tabacco” che contraddistingue un amante di Madame Bovary. “Ricreato”, poiché un perfezionista come Flaubert quest'odore doveva averlo sentito per forza per poterlo descrivere. I New Order per “Cardiofitness”, un romanzo del 1998, la cui tematica coincise per caso con uno scandalo tutto americano: la storia d'amore tra una insegnante e un suo allievo minorenne. Durante il processo il ragazzino difese strenuamente il suo amore per l'insegnante. Si può parlare di persona che non sa intendere e volere, in questo caso? La scrittrice se lo chiede, e conclude che “quel ragazzo intendeva eccome, e voleva”. Non si sta parlando di bambini, naturalmente, ma di persone che hanno sedici o diciassette anni. In questo caso, conclude, la legislazione italiana è più elastica. Alessandra Montrucchio non è l'unica ad affrontare simili questioni. Anche l'ultimo romanzo del ben più famoso e stravenduto Federico Moccia mette in scena l'amore tra un maggiorenne e una minorenne. “Cardiofitness” è piaciuto al Direttore Generale di RAI Cinema e ne è stato tratto un film che uscirà tra pochi mesi. “Dato che si svolge per buona parte in interni, farne un film è meno costoso”, ironizza Alessandra Montrucchio. “Ragionando con questa logica, “Non riattaccare” andrebbe ancora meglio: una persona e un telefono. Ma temo sarebbe noioso. Sembrerebbe un film sperimentale di Andy Warhol”.
Un pubblico eterogeneo di giovani, adulti, nonni e nonne, ogni categoria con curiosità e domande specifiche. Le nonne, dalle domande rivolte all'autrice, hanno dimostrato conoscere benissimo opere che parlano di adolescenti e giovani, passaggi alla maturità e rapporti generazionali. Più tecnici i trenta/quarantenni: com'è nata l'idea di rielaborare le fiabe in Fuoco, Vento, Alcol?, ha chiesto un signore. “Da un una vacanza con il mio fidanzato”, ha risposto lei.“Vedendo un albero che si diramava in due parti in modo inusuale, ci siamo domandati cosa gli fosse successo. Così è nata l'idea di creare degli spin-off all'interno delle fiabe classiche, come quegli sceneggiati in cui un personaggio secondario viene trasformato in principale quand'è gradito al pubblico”. In genere, gli adulti erano maggiormente incuriositi dalla sua biografia, tant'è che il moderatore ha aperto l'intervista citando per intero come Alessandra Montrucchio si presenta sul suo sito Internet, mentre i ragazzi (soprattutto ragazze) si sono istintivamente confrontanti con i personaggi, forse riconoscendosi nelle loro speranze e dubbi. Perché, come ha detto l'autrice, “la vita non è tanto una questione di felicità, ma di come cresci. Di come e quanto cresci bene”. Cresce bene chi capisce chi è, e quindi sceglie, e le sue scelte possono anche essere dolorose.
Immancabili le domande sull'ispirazione, la disciplina dello scrivere, i rapporti con l'editoria. “Da ragazza mi piacevano i racconti d'amore di Brunella Gasperini” ha raccontato la scrittrice. “Scriveva per i settimanali femminili, a puntate, ma non erano proprio romanzi rosa: parlavano dell'essere giovani, di rapporti umani, piccoli disagi... Così mi misi in testa di scrivere come lei, perché ero innamorata di un cantante famoso in quegli anni e nelle mie storie lui mi incontrava a Lido di Spina, dove andavo in vacanza con i miei genitori. Sì, nei miei primi racconti c'era sempre lui. Poi, nell'87, c'è stato il mio primo viaggio a Berlino. Sono cresciuta, ed è stato dopo quel viaggio che ho scritto il mio primo racconto serio. A 23 o 24 anni. Ma non ho mai pensato di pubblicare, finché Andrea De Marchi mi ha segnalata per il premio Calvino. E ho vinto”.
Il solito colpo di fortuna? Alessandra Montrucchio descrive i suoi esordi con sincerità, tuttavia non nega che la scrittura professionale richiede non solo talento, ma soprattutto impegno, continuo lavorio e rifacimenti, e difficilmente si è soddisfatti del risultato. Si può esserlo emotivamente, perché ciò che si è scritto ci tocca da vicino. Possono soddisfarci una situazione o un personaggio. Ma la scrittura è anche stile, linguaggio, fuga dagli stereotipi e dai luoghi comuni. “Quando facevo la lettrice di manoscritti, di solito quello che mi arrivava era per la maggior parte da buttare. Leggevo di donne belle e perfette, mentre una donna bella non è per forza perfetta. Di professionisti senza macchia, moralizzatori verso i colleghi, che d'un tratto incontrano una ballerina cubana e s'innamorano. I giovani, invece, sono più astuti: introducono con una lettera di presentazioni romanzi di stragi del sabato sera e sesso, di solito ci mettono come colonna sonora una band che non ho mai sentito... Ero arrivata al punto di dirmi: se m'imbatto ancora in quattro ragazzi in auto, lo stereo a tutto volume, a farsi una canna... bé, chiudo subito senza rimpianti”. Questo perché gli scrittori non leggono?, chiede il moderatore. “Anche. Quando scriviamo ci sembra di raccontare qualcosa di personale. Purtroppo non è solo questo. Dovrei innanzitutto chiedermi: quanto ho scritto è davvero il meglio che posso fare? Dovrebbe essere così per qualsiasi disciplina artistica o mestiere. Roberto Bolle, il ballerino, è sicuramente un talento innato, ma non gli basterebbe se non facesse ore ed ore di esercizi ogni giorno, faticando. Eppure per la scrittura sembra basti mettersi davanti al foglio e scrivere...”.
Crazy Show degli Alphaville per “Non riattaccare”. Alessandra Montrucchio spiega che “Non riattaccare” è stato il suo lavoro più apprezzato dalla critica. Qualcuno ha citato Cocteau, ma qui il telefono non è il protagonista, bensì uno strumento. Eppure, aggiunge, non vi è particolarmente affezionata. Ha parole più emozionate per “Macchie rosse”, scritto al presente per non evitare “l'effetto nostalgia” e incentrato sulla difficoltà di crescere, sull'abbandono dell'adolescenza. Benché non si tratti di un romanzo autobiografico, è stato un evento tragico ad ispirarlo: la morte di un amico che poi è diventato Ale, “bello e precario”, destinato a durare poco. Caro agli dei, viene da pensare.
Ultime divagazioni su Berlino, città molto amata dalla scrittrice, tanto da dedicarci un libro (sebbene “su commissione”). Una signora del pubblico, tedesca, ci ha trovato degli aspetti in cui si è riconosciuta. Nella fiducia concessa dalle istituzioni ai cittadini, per esempio. “L'accesso alla metropolitana non ha sbarramenti”, spiega Alessandra Montrucchio. “Potresti anche entrare senza pagare il biglietto. Se nessuno lo fa è evidente la buona fede, o chi trasgredisce è severamente punito. Si parte dal presupposto che la gente non è intenzionata a fregarti”. Curioso anche che a Berlino i giovani diventino precocemente indipendenti, andando a vivere da soli a vent'anni, lavorando e studiando, mettendo su famiglia”. Nella nostra Italia familista questa convenzione può sorprendere. Si tratta di capire quanto influisce la mentalità, oppure è una questione di lavori part-time meglio retribuiti.
Al termine della serata l'autrice si intrattiene ad autografare i libri dei suoi affezionati lettori e di coloro che sono rimasti colpiti dalla sua simpatia e affabilità.
Per saperne di più su Alessandra Montrucchio, visita il sito: alessandramontrucchio.it

 
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