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[Titolo esteso: Il quarto principio della termodinamica: niente ti risparmia dal dramma quotidiano]
Ci risiamo. Eppure, quante volte mi era già successo? Non lo so. Forse svariate centinaia. Malgrado questo, però, tutte le volte è sempre la stessa storia. Semplicemente non ci credo e allora non mi posso certo rassegnare. Quello che cerco non può essere evaporato nel nulla, parliamoci chiaro: una traccia, da qualche parte, deve pur averla lasciata. In mezzo al divano letto che ho comprato all’hard discount, per esempio: frugo dappertutto e butto all’aria le lenzuola. Giro per il mio disadorno appartamento, sposto i libri che ho ammucchiato in un angolo, infilo le mani nelle tasche di tutti i pantaloni e di tutte le camice, anche di quelle che non ho mai utilizzato… in qualche posto, almeno un misero avanzo, avrebbe pure potuto essersi salvato! E invece no. Non è restato niente. Niente nel mio zaino sbrindellato, niente nelle buste del supermercato, niente sulle mensole, nel bagno o per terra, in mezzo alla polvere, niente. Niente di niente. Pure tra i calzini e le mutande ho cercato, inutilmente. Di tutto ciò che avevo posseduto, conservavo a malapena i sensi di colpa, il rimpianto per come mi ero comportato. Perché lo sapevo che era assurdo ma non potevo fare a meno di ricordare. Ricordare i tempi dell’abbondanza, quando, con noncuranza, mi ero permesso di sgrullare nel secchio le copertine delle riviste patinate, senza fare caso alle briciole che potevano esserci rimaste appiccicate. Si trattava di piccoli pezzi, certo, grumi microscopici, quasi nulla: ma se fossi stato attento più attento e non l’avessi fatto mai? Se non fossi stato mai immancabilmente pigro e svogliato, perfino nelle mie ossessioni, quanto ne avrei avuto, ancora, adesso? Mi chiedevo come fosse possibile. Perché sapevo quello che dicevo e ci avrei messo le mani sul fuoco, era fatto proprio così: era grosso, marrone, pesante e profumato. Lo squagliavo con l’accendino, convinto che non mi sarei mai dovuto preoccupare perché tutte le sante mattine mi sarei svegliato e l’avrei trovato là, prima ancora di andare al cesso: il mio mezz’etto di cioccolato fresco, una crema deliziosa, pura quasi al cento per cento. E invece no. Le cose, prime di finire, ci sono: consumano chi le usa condannando quello che si lascia a non tornare mai più. Niente ti risparmia dal dramma quotidiano, questa è la realtà. |