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Non è un Paese per vecchi
Scritto da Fabrizio Bolognesi   
mercoledì 23 aprile 2008

Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Interpreti: Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson
Produzione: USA, 2007
Durata: 122 minuti


Nell’immensità degli spazi desertici texani, ha luogo “Non è un Paese per vecchi”, ovvero la History of Violence dei fratelli Coen. Adattando per il grande schermo l’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, Ethan e Joel Coen effettuano una magistrale ed equilibrata stilizzazione, imprimendo in maniera più che evidente il loro indelebile marchio. La storia è semplice ma assume deflagrazioni improvvise, lo sfondo è quello americano anni 80: il film ha un ritmo lento e riflessivo, la colonna sonora è assente come fosse un ospite indesiderato. Le scenografie naturali non fanno altro che intensificare maggiormente un espediente del film: l’uomo “schiacciato” dal peso insostenibile di un Paese, il Texas appunto. “Non è un Paese per Vecchi” è un ritratto angosciante di un mondo inesorabilmente votato all’ Inferno, dove il bene e il male quasi coesistono come due facce della stessa medaglia. Non esiste un modo per poter impedire il fragore e l’acutizzarsi degli eventi, forse perché non c’è mai stato. Il mondo non è peggiorato, semplicemente perché è sempre rimasto immutato. I fratelli Coen dirigono uno straordinario western contemporaneo, cupo e pessimista, dalle forti reminescenze noir. La violenza rappresentata e padroneggiante non è assolutamente compiaciuta o gratuita (non a caso talvolta nelle sequenze più cruenti gli omicidi vengono commessi con la macchina da presa fuori campo), l’intenzione è quella di demistificarla all’interno di una realtà sempre più opprimente e meno edificante: il mondo come specchio di iniquità, inarrestabile e caotico. Non mancano certo i momenti tipicamente Coeniani, come l’houmour nero e le situazioni paradossali, ma di per sé il film è fortemente sostenuto da una notevole vena evocativa e crepuscolare, e da una regia distaccata e implacabile che infonde maggiormente un’atmosfera fredda ed inquietante. La suspence sfocia più volte nel parossismo, le connotazioni dei personaggi appaiono definite e complete. Llewelyn Moss/ Josh Brolin, non è né ne bravo né cattivo, un tizio che ha fatto (volutamente? Se l’è cercata?) il passo più lungo della gamba, lo Sceriffo Bell/ Tommy Lee Jones è la quintessenza dell’uomo disilluso e rassegnato, mentre il killer psicopatico Anton Chigurgh/ Javier Bardem, (il diavolo probabilmente), raffigura l’immagine antitetica della società in cui viviamo: l’essere privato di anima che si aggira imperturbabile e solitario nel grande Nulla, annichilendo mortalmente chiunque contrasti la sua mefistofelica presenza. Una figura allucinata e folle, eppur tremendamente lucida e soprattutto profondamente morale.
La summa del Coen-pensiero, l'apologia del loro e dell'altrui cinema e la morte del "paese" in cui viviamo, che non ha confini, perchè il più prossimo è vicino e si oltrepassa con facilità, tanto questo schifo di mondo è tutt'uno. Sangue, soldi, fughe, mitra, morti ammazzati e inconsapevoli, morti come cani, cani morti ammazzati, carogne da vivi, carcasse che camminano, che si ostinano a lottare, senza un perchè, senza una meta, e chissà se c'è davvero, poi, una meta in questa vita livida, succube dell'atroce gioco del destino, beffardo, assurdo, a volte giusto, forse ingiusto, chi lo sa. Un film "sospeso" come noi, retto su morali e archetipi vecchi come il mondo e proprio per questo lancinante e trementamente attuale, claustrofobico in spazi aperti, arioso in anguste camere di un motel, sorta di melodramma-thriller dell'arbitrio umano, parabola dove si decide la vita con una moneta, si spara con l'aria compressa, ci si scontra per sbaglio e per fatalità, ma non ci si incontra mai. Ma sempre ci si fa del male, sul serio. Romanzo-origine robusto come un tronco centenario, sceneggiatura da urlo, regia sopraffina, facce e battute taglienti come lame, come un coltello che ti taglia da un'estremità all'altra della bocca mentre ridi e pensi che chissà se stavolta ce la fai. Non è questo più un mondo per vecchi, dannazione. Non è questo più un mondo al sicuro, dove non si ringrazia e non si chiede scusa più, dove si sopravvive, fino alla prossima, che chissà quando accadrà. Chi insegue chi, chi trova chi, chi cerca cosa: domande senza risposta. Ci rimangono soltanto i sogni, e pure quelli, chissà per quanto. Oscar. Plauso. Ovazione. E, azzardiamo, pietra miliare su tante cose. Anche su di noi. Tombale. Ma memorabile.

 
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