AdB

powered_by.png, 1 kB
Home arrow Café Librario arrow Archivio 2008 arrow Storie francescane e altri racconti
Storie francescane e altri racconti
Scritto da Alberto Giovanni Biuso   
martedì 15 aprile 2008

Autore: Giuseppe Giaccio
Titolo: Storie francescane e altri racconti
Edizioni: Controcorrente edizioni, Napoli 2007
Pagine: 64

«Era sempre stato convinto che vivere significasse vedere», si legge nella prima pagina del primo racconto (p. 7). E la Postfazione dell’Autore conferma la centralità del vedere che percorre questo testo, spiegandone le ragioni. Un libro al confine tra speranza cristiana e disincanto antropologico, tra la retta e il cerchio. Persino al suo amato San Francesco, Giaccio fa dire che la perfezione consiste «nel non essere né tristi né allegri» (p. 45) e uno dei suoi frati aggiunge l’invito a «non sperare, non disperare: in questa maniera si elimina negli uomini l’illusione della felicità sulla terra e si estirpano perciò le eresie» (p. 47). Ma il radicalismo di Francesco, «la sua lettura del Vangelo sine glossa» (p. 61) non rappresenta l’essenza di ogni eresia cristiana? E se il francescanesimo come movimento fece una fine diversa rispetto a quella dei Valdesi non fu proprio a motivo del cedimento alla potenza politica ed economica che la Chiesa cattolica era ed è?
Per fortuna, una radicalità poco francescana fa costatare che «la televisione e il cinema sono pieni di questa genia di malinconici, disperati cretini» (p. 11), ai quali le masse tributano la loro altrettanto disperata venerazione. La televisione, «questo nuovo Moloc» (p. 24) che ruba le vite e le intelligenze, che sottrae –come anche Popper ha spiegato- quella risorsa essenziale per l’umano che è il Tempo. Se «ogni tempo è sprecato» (p. 9), quello dedicato a celebrare sacrifici al dio iconico è certo il peggio sprecato…
Al fluire del tempo/fiume, i racconti di Giaccio sembrano opporre un tempo circolare la cui immagine è il vento che «gira e rigira e sopra i suoi giri ritorna» (p. 31).  Anche se gli anni, dichiara l’Autore, hanno stemperato il rigore di tale circolarità (p. 59), essa rappresenta il vero Paganesimo che dà titolo al più enigmatico di questi racconti, con la sua finale visione di un viso «strano e luminoso», sul quale «scorrevano, in perfetta armonia, gioia e dolore, riso e pianto, terra e cielo» (p. 55).
Racconti inconsueti per la loro classica misura, la limpidità del narrare, l’essenzialità del lessico, la capacità di trarre dal quotidiano il mistero, l’accenno ad altri modi di vivere l’umana visione.

 
< Prec.   Pros. >
© 2010 Centro Studi Opìfice
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL..