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Guai a chi li fischia
Scritto da Presidio No Dal Molin   
martedì 08 aprile 2008

Berlusconi visita Vicenza e la democrazia assume una nuova forma: la claque. Contestarlo? Vietato.
Guai a chi li fischia: in democrazia si può solo applaudire. Succede a Vicenza, dove da alcuni mesi il clima politico sta cambiando. La partecipazione si trasforma in claque, mentre i cittadini sono invitati a stare il più lontano possibile; meglio ancora, davanti alla televisione, dove possono inveire liberamente contro il politico di turno, tanto nel chiuso delle proprie case nessuno li vede.

E così ti capita a Vicenza Silvio Berlusconi, che porta sulle spalle il fardello di aver promesso all’amico Bush il Dal Molin e la città intera, ma chi vuol sventolargli in faccia la bandiera con l’aereo sbarrato viene prontamente allontanato; senza troppi complimenti, s’intende, perché la festicciola – non era certo una massa oceanica quella che attendeva il re di Arcore – che deve accogliere il candidato premier non può essere sporcata dai canti delle donne e dai cartelli dei giovani.

Manganelli ben in vista sotto gli occhi delle signore, spintoni e minacce non troppo velate. «Signora, noi eseguiamo solo gli ordini»; e via un’altra spinta. Alle domande sul perché di un comportamento del genere, risposte secche: «non potete stare qui, dovete andarvene». La piazza trasformata in palcoscenico privato.

Poi, un paio di fermi: giusto per dire a tutti che chi contesta potrebbe passare qualche guaio e la serata in Questura. Un giovane, tanto per cambiare, perché è più facile etichettarlo; e un cinquantenne che passava di lì per caso e ha deciso che voleva vedere Berlusconi per urlargli la propria indignazione: non ha fatto in tempo, lo hanno caricato su una volante e portato via sotto gli occhi esterrefatti di alcuni giornalisti.

Quando poi Berlusconi arriva, la messa in scena finale, ridicola quanto offensiva: i blindati schierati in fila davanti ai manifestanti – ormai distanti 30 metri – in modo da far muro visivo: sua signoria deve sentirsi a proprio agio nella città del Palladio, i contestatori vanno nascosti.

L’altra sera, in una piazza delle Poste affollata, Dario Fo diceva che «il potere ha paura di chi non si arrende alle imposizioni»; non sono passate ventiquattrore per averne una dimostrazione pratica. Non solo chi fischia perché non accetta deve essere allontanato, spintonato, marginalizzato, ma ora anche nascosto: the show must go on, il comizio deve essere una messa in scena di applausi e flash fotografici.

Dopo Veltroni, anche Berlusconi ha conosciuto la Vicenza che non si arrende; quella stessa Vicenza che in due anni ha ripetutamente riempito piazze e strade e che ora qualcuno vorrebbe spazzar via col ricatto e la paura. Avete fatto “bau” e non ci siamo spaventati; arriverà il giorno in cui deciderete che ascoltare è più sensato che imporre? Probabilmente no; ma ormai è chiaro a tutti: la vicenda Dal Molin si chiude soltanto stracciando i progetti di militarizzazione. Non lo avete deciso voi, lo hanno deciso i cittadini; ed è questo che noi chiamiamo democrazia.

 
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