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Ricorreva appena due mesi fa il 25° anniversario della morte di Sir Alfred Hitchcock, una ricorrenza passata quasi inosservata nella pressochè comune inconsapevolezza dell'importanza enorme avuta da quest'autore per la storia del cinema. Profondamente sottovalutato ai suoi tempi, si riteneva che nella sua opera la forma e la tecnica estetica superassero di gran lunga i contenuti; niente di più sbagliato dato che ad un intreccio facilmente fruibile dallo spettatore medio faceva da contraltare un rigore contenutistico, rispettosissimo delle unità di tempo e di luogo, che ha pochi eguali nella cinematografia mondiale. Non si tratta di ammirare estaticamente l'opera di Hitchcock, nè di definirla perfetta, ineccepibile; balza tuttavia agli occhi che quest'opera sia stata così gravemente sottovalutata che è importante prima di tutto darle il suo giusto posto tra i primissimi. Sperimentatore maniacale di tecniche all'avanguardia (si pensi all'utilizzo del procedimento Shufftan per Blackmail nel 1926 che consentiva di sopperire all'insufficienza della luce per le riprese d'interni attraverso un semplice specchio messo ad un angolo di 45° e l'esposizione progressiva di alcune foto che riproducevano posti diversi) e amante oltremisura della forma estetica, Hitchcock fu innanzitutto un grande tecnico (a lui si deve il più grande film girato in un unico piano sequenza e senza (o quasi) interruzioni di ripresa: Rope (Nodo alla gola) nel 1948 fu un'enorme sfida tecnica vinta alla grande attaverso l'utilizzo mirabile della camera mobile; si lavorava col Dolly e per terra c'erano dei piccoli segni di riferimento, delle cifre che quasi non si vedevano, scritte sul pavimento; tutto il lavoro dell'operatore sul suo Dolly consisteva nell'arrivare su tal numero e così via; quando si passava da una stanza all'altra la parete del soggiorno o dell'entrata spariva su delle rotaie silenziose ma anche i mobili montati su delle piccole ruote erano spinti via man mano). Celeberrima sempre in quest'ottica la scena dell'omicidio nella doccia di Janet Leigh per Psyco (1960): le riprese durarono 7 giorni e ci furono 70 posizioni di macchina per 45 secondi di film; ovviamente il coltello non tocca mai il corpo, tutto è fatto al montaggio; le inquadrature riprese al rallentatore furono poi accelerate perchè il loro inserimento nel montaggio dava un'ipressione di velocità normale. Che dire poi dell'incredibile qualità tecnica di Dial M for murder (Il delitto perfetto, 1953), forse il primo film girato in 3D: dato che si rifaceva ad una commedia teatrale, la difficoltà nell'adattamento consisteva nella distruzione dell'unità di luogo attaverso l'abbandono della scenografia teatrale: A proposito di scenografia mai nessuno ha saputo utilizzarle meglio come Hitchcock in Rear window (La finestra sul cortile, 1954) in cui si da una visione d'intero del cortile solo nel momento più drammatico di una scena, quando una inquilina grida dopo la morte del suo cane e tutti gli altri abitanti del palazzo si affacciano per vedere cosa stia succedendo, una delle scene più memorabili della storia del cinema. Ma Hitchcock non fu soltanto un eccellente sperimentatore tecnico ma pervase la sua arte anche di notevoli innovazioni contenutistiche: fu il primo ad esempio ad introdurre il monologo interiore, pervaso dall'idea che fosse necessario far conoscere al pubblico i pensieri del personaggio (Murder , 1930): a mio avviso questa è stata la più straordianria innovazione del cinema sonoro. Spesso criticato per la mancanza di verosimiglianza dei suoi soggetti, amava ribattere che se avesse voluto curare tale aspetto si sarebbe dedicato ai documentari in cui è Dio uil regista, colui che ha creato il materiale; nel film a soggetto è il regista un dio che deve creare la vita. In Hitchcock l'attitudine ad una rappresentazione di una messa in scena si realizza con totale pienezza di risultati: gli intrighi sempre perfettamente calibrati nella loro sintesi di mistero, amore, odio, morte, lotta, azione, inseguimenti (si ricordi ad esempio il meccanismo affascinante che regola le passioni in Notorious (Notorious, l'amante perduta, 1946) o lo splendido universo che regola i capovolgimenti in I confess (Io confesso, 1953) e in Frenzy (1972); gli scenari utilizzati in tutta la loro foirza (il desero come trappola mortale in North by Northwest (Intrigo internazionale, 1959), il mare luogo del confronto in Lifeboat (I prigionieri dell'oceano, 1944), la statua della libertà come sede della punizione in Danger (Sabotatori, 1942); la macchina da presa che non si concede alcuna sbavatura nè alcuna posa eccentrica badando solo all'efficacia delle immagini che risulteranno (come non ricordare i primi piani intriganti e disturbatori di Henry Fonda in The wrong man (Il ladro, 1957) e di Kim Novak in Vertigo (La donna che visse due volte, 1958), quelli ironici ed ambigui di Grace Kelly in To catch a thief (Caccia al ladro, 1955), le panoramiche di Bodega Bay in The birds (Gli uccelli, 1963) e su Londra in Frenzy ; il montaggio rigorso e rigidamente funzionale alla narrazione (emblematica a tal proposito la sequenza dell'omocidio in Sabotage (Sabotaggio, 1936). Il cinema di Hitchcock realizza dunque l'dea del cinema come messa in scena e spettacolo attuando modalità che non concedono nulla all'estemporaneo e al gratuito. Cinema dell'intrigo giallo - poliziesco quello di Hitchcock, ma anche cinema della riflessione e dell'intelligenza; Sir Alfred ci fa partecipi delle sue ossessioni, costruisce intrecci che coinvolgono lo spettatore fino al punto che l'immedesimazione costituisce l'approdo naturale. Il cinema di Alfred Hitchcock, un felice connubio di forma e sostanza. |