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Calcio e Potere
Scritto da Carlo Miccio   
giovedì 05 giugno 2008

Autore: Simon Kuper
Titolo: Calcio e Potere
Edizioni: ISBN, Milano 2008
Pagine: 328

Finalmente tradotto in Italiano, questo libro pubblicato a metà degli anni ’90 in Inghilterra (Football against the enemy,ed. Phoenix) rappresenta oramai nei paesi di lingua anglosassone un classico per comprendere gli stretti rapporti tra calcio e politica in quest’epoca di calcio globale.
Se un difetto possiamo trovare nell’edizione italiana è quello di aver atteso dodici anni per pubblicarlo, così che oggi il volume può apparire un po’ datato. Per rimediare, ISBN ha incluso in questa edizione due nuovi capitoli, uno dedicato a Jihad e calcio globale, e l’altro esplicitamente intitolato Berlusconi.
Un testo fondamentale che analizza i rapporti di forza sociali attraverso il ruolo che il gioco (o forse ex-gioco) del calcio ha avuto nell’Europa divisa dalla cortina di ferro, nel processo d’abolizione dell’apartheid in Sudafrica, durante le recenti guerre balcaniche o nelle timide manifestazioni di dissenso in Iran.
Attraverso le pagine vengono disseminate un numero d’informazioni in grado di sbalordire qualunque tifoso: ad esempio la descrizione dei moti di piazza che riversarono migliaia di persone nelle piazze del Bangladesh quando Maradona fu squalificato per doping a USA94, le visioni politiche di Roger Millà, la gloriosa storia d’antifranchismo del Barcellona Futbol Club, la stizza di Berja, numero uno del KGB sotto il “regno” di Stalin, che finì per spedire in Siberia l’allenatore della “scomoda” Spartak Mosca, l’unica squadra sovietica a non avere rapporti con il regime.
Addirittura scopriamo che Osama Bin Laden tifa Arsenal (e in cambio i tifosi dei Gunners gli riservano riconoscenti cori da stadio), di cui andò a vedere parecchie partite nel 1998, quando era a Londra per preparare un attentato. Questa notizia, ad esempio, ha totalmente mutato la mia opinione sulla Jihad, almeno quanto scoprire in televisione guerriglieri di Hamas o Hezbolla che ostentano magliette del Milan e del Man Utd dietro all’immancabile kalashnikov. In effetti, anche le due Simone rapite in Iraq riferirono che l’unico argomento di discussione con il loro carcerieri erano le imprese di Totti, di cui sfoggiavano orgogliosamente la maglietta di club (non della nazionale). Oltre un occidente da odiare, evidentemente, se ne nasconde uno da amare, o almeno da invidiare.
E ancora, un avvincente capitolo sui BBB, i Bad Blue Boys, gli ultras della Dinamo Zagabria che durante la guerra in Bosnia ebbero un ruolo tristemente fondamentale, soldati che dopo aver attuato pulizie etniche nell’enclave serbe e musulmane volsero alla fine le spalle in massa a Tudjman, quando questi decise di cambiare il nome della squadra da Dinamo in Croazia Zagabria. Da contraltare, ovviamente, non mancano le imprese calcistiche del Comandante Arkan, la cui morte è stato pubblicamente onorata anche dagli Irriducibili, gruppo di Ultras della Lazio notoriamente su posizioni di estrema destra (era a loro che Di Canio rivolgeva il saluto fascista). Su Berlusconi, ovviamente, vi risparmio la salsa, anche se nel capitolo vengono raccontati alcuni aneddoti molto divertenti sul Milan e lo psiconano.
La cosa più divertente del libro è a mio avviso la descrizione di un mitico Olanda-Germania di qualche anno fa, dove i tifosi olandesi esposero uno striscione su cui campeggiava la scritta “Mio nonno rivuole la bicicletta”, sarcastico riferimento all’occupazione nazista, durante la quale i tedeschi requisirono le biciclette per limitare le possibilità di movimento dei partigiani.
Un libro indispensabile, a mio avviso, per ogni tifoso consapevole (quelli che odiano Sky, per capirci, e anche quelli che dovrebbero iniziare presto a farlo), e anche per chi è interessato agli equilibri meno evidenti che regolano vita mediatica, politica e religiosa dell’intero pianeta.

PS: anch’io tifo Arsenal, ma da prima che iniziasse a farlo Osama. E agli europei spero non vinca l’Italia, perché ancora una volta non sopporterei la speculazione politico mediatica che inevitabilmente ne seguirà. Tiferò Romania, piuttosto, alla faccia della Lega.

 
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