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Autore: Antonio Pennacchi Titolo: Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi Edizioni: Mondadori, Milano 2003 Pagine: 340
I salti di Accio Benassi mi hanno conquistato, la sua vita contro, questa continua tensione contro un mondo che vorrebbe rivoltare come un calzino. Gli slanci rivoluzionari del protagonista sono pieni di vita, senti che il libro vive, la tensione che lo anima obbliga il lettore a darsi completamente, quasi a divenire complice di questa vita scriteriata. Non si ha il tempo di riflettere, le pause sono pochissime, da una pagina all'altra Benassi lascia il seminario e lo ritrovi a sognare il Liceo Classico. Pieno di sogni questo libro, spesso sogni infranti. Il Liceo Classico rimarrà un sogno perché la madre e il padre lo mandano a fare il geometra: "Il classico c'è già Manrico che lo fa. Bisogna che fai una scuola che appena ti diplomi ti metti a lavorare." Anche la voglia matta di entrare in carcere rimarrà un sogno: Accio Benassi, ma che sogni fai? Capisco il Classico, ma il carcere? E lui mi risponderebbe che del resto pure il Duce ha detto che un uomo, per dirsi tale, deve avere fatto almeno un anno di galera. Quindi la politica, quella sognata in una sezione del MSI di Littoria, il fascismo che non ritorna e non ritornerà mai più, Milano, Francesca, la rivoluzione. Benassi sogna un amore e lo cerca con tutte le sue forze in Francesca; e parallelamente sogna la rivoluzione, che cerca con il medesimo slancio tanto fra i fascisti quanto fra i comunisti. Camerati o compagni non importa granché, ciò che importa è la rivoluzione. Ti ritrovi Benassi comunista e nemmeno te ne accorgi, e ti domandi se sia un sogno o cosa. Io non mi sono svegliato, sognavo con lui, perché capita che la vita ci metta una strada e solamente quella dobbiamo calpestare, fino alla fine, fino a quando... ...fino a quando il sogno finisce, chiudi il libro e pensi che gli slanci generazionali sono stati piegati e violentati da una classe politica senza scrupoli, che ha giocato col fuoco senza bruciarsi mai. |