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Laruneddu non era certo ciò che si può dire una metropoli, anzi, dei 1400 abitanti al massimo due o tre sapevano che cosa fosse, seppure non ne avessero mai vista una.
Laruneddu non era certo ciò che si può dire una metropoli, anzi, dei 1400 abitanti al massimo due o tre sapevano che cosa fosse, seppure non ne avessero mai vista una. Uno di questi era il Marcucci, un “sedicente” imprenditore che diceva di aver avuto chissà quale mole di affari in giro per tutta l'Italia, parlava della grande Milano e dei suoi palazzi a vetri, della metropolitana e della gente sempre di fretta. Sia ben chiaro che si sa per certo che il Marcucci non abbia mai abbandonato la terra Sarda e le sue conoscenze in tema di metropoli si limitavano a qualche filmato visto in TV o a qualche racconto di parenti emigrati in “continente” in cerca di fortuna e la sua attività di imprenditore era alquanto dubbia e si limitava all' aver cominciato e puntualmente fallito una decina di attività che il paese intero gli aveva - a detta sua - “ottusamente ignorato a causa del ancor troppo diffuso provincialismo”. C'è da riconoscere che, comunque, cercare di aprire un Lounge Bar, una Creperìe o una sala da ballo Latino-Americano in un paese che ancora si sveglia coi rintocchi delle campane è di certo impresa ardita e difficile e non può che trovare la sua più probabile conclusione in un fallimento. Ma Marcucci non era il solo a “sapere” come fosse fatta una metropoli, c'era chi diceva di averla vista nei suoi lunghi viaggi avuti in sogno, non certo di esserci stato, d'altronde nessuno gli avrebbe creduto. Nel paese tutti conoscevano Maccu e la sua rara forma di autismo era uno dei principali argomenti di discussione tra i tavoli del Bar di Grazia, solo le prodezze domenicali di Zola riuscivano a metter fine al bisbiglìo che seguiva ogni passaggio di Maccu. Maccu soleva spesso intraprendere lunghe discussioni nelle quali gesticolava animatamente e sembrava disegnare nello spazio le proprie parole come per dargli un maggior significato, a volte gli capitava di smettere di parlare e volgendo lo sguardo chissà dove si abbandonava a dei meravigliosi sorrisi che gli impegnavano l'intero volto. Purtroppo i suoi lunghi discorsi non avevano interlocutori e spesso nemmeno orecchie disposte ad ascoltarlo. Così, come sovente succede nelle piccole comunità, in tanti si lanciarono nelle più svariate ipotesi circa la situazione di Maccu: alcuni dicevano che se qualcuno fosse rimasto ad ascoltarlo prima o poi avrebbe smesso di parlare, Grazia invece, che aveva in viso le rughe di chi in vita ha riso e sofferto tanto, diceva che Maccu aveva un rapporto privilegiato con Dio e non stava di certo parlando da solo. Di sicuro Maccu un rapporto privilegiato lo aveva coi bambini del paese che gli giravano sempre intorno e (Dio solo sa perché) si divertivano da matti. Era il loro compagno di giochi preferito e sicuramente l'unico “grande” che aveva sempre voglia di giocare con loro, per alcuni era addirittura un modello da seguire, o almeno così diceva Nicolino il figlio del Signor Farrai, postino del paese che, tuttavia, quando sentì il figlio pronunciare la frase “da grande voglio essere come Maccu” gli mollò uno sganassone così eloquente che Nicolino evitò accuratamente di esprimere ad alta voce tale desiderio ma, si sa, la fantasia dei bambini è fatta per volare anche ad occhi aperti e non era certo la bocca chiusa a fargli cambiare i suoi progetti, solo il tempo e l'età adulta avrebbero fatto cambiare idea a Nicolino. In fondo però anche il signor Farrai, come tutto il resto del paese, era affascinato dalle interminabili chiacchierate e dalle fantastiche visioni di Maccu: questi aveva in lui una funzione rilassatrice, gli faceva ritrovare, anche se solo per qualche attimo, la spensieratezza. Ed anche per questo nessun abitante di Laruneddu avrebbe mai voluto che fosse successo qualcosa al caro Maccu, in fondo era una persona “speciale” e tutto il paese avrebbe perso un poco di sé il giorno che il PadrEterno se lo fosse portato via (e a sentire il medico e le voci amplificate dal mercato di fine settimana quel giorno non era poi così lontano…). Poi un giorno, come spesso purtroppo accade, qualcuno decise di trovare una soluzione ad un problema che non era mai esistito e per evitare che tutti i turisti scappassero via nel vedere un “ebete” parlare da solo ebbe la geniale idea di mettere un auricolare all' orecchio di Maccu collegato ad un appariscente telefonino parcheggiatogli in mano così da simulare una conversazione telefonica ogni volta che il “matto” partiva coi suoi soliloqui. Questo era il rimedio che Marcucci (e chi sennò?) architettò per: “Ridare una dignità a Maccu ed evitare un impedimento al turismo”. Bastò poco tempo perché i bambini cominciarono a perdere interesse per quell' uomo sempre troppo impegnato a parlare al telefono per giocare con loro e in paese si cominciava a parlare sempre più di altro piuttosto che della malattia di Maccu che aveva ormai perso tutte le “rotelle”. Poi un giorno un lampo d'angoscia percorse i suoi occhi una volta specchio di un' anima serafica e ora opaco riscontro di un ignave indirizzato verso l'oblìo e di lui non rimase che il ricordo di un povero pazzo. In compenso Laruneddu ora poteva vantare il primo fast-food. |