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Una cacofonia assordante di pensieri sonori invade la mia mente. Metto le mani alle tempie e salgo sulla metropolitana. Non c'è riscaldamento ma ho caldo. Sudo e mi lascio cadere su un seggiolino, di fianco ad un coreano con le scarpe di plastica. Piano il vagone si riempie di corpi. Fa sempre più caldo e sto sempre meglio e vedo le facce e sono tutti coreani e io sono dalla Svezia, mi scattano foto, qualcuno viene derubato dagli gnomi. Ieri ho raccolto mezzo hamburgher, buttato per terra fra casse di colorata frutta marcia, peperoni viola e mele gialle. Ieri mi sono mangiato mezzo hamburgher.
E fra due alberi invernali passa una donna grassoccia. Indossa una flaccida tuta rosa. Sono sicuro che tengono caldo quelle scarpe e quel berretto di lana, e la donna grassoccia, imbottita di fragole, carboidrati e biscotti dolci, emette un leggero sospiro di disappunto passandomi accanto. E poi gioco con ciocche di capelli che mi rimangono fra le dita, rotti dal vento e allora cercando di essere produttivo mi fumo un quarto di cicca e riparo il cerino con le mani per accenderla perché se no sono fottuto, e non ho mica più cerini e a me la gente mica me li dà tanto volentieri i cerini o forse sì ma io sono stanco di chiedere. Credo nel mio cerino e un uomo con i baffi e gli occhietti orbi mi urta e non si scusa all'uscita dal parco. Lo mando al diavolo dentro al mio torbido intestino senza dirgli nulla a lui e poi si avvicina il Natale e seduto sotto un ristorante di lecornie canto il mio canto cristiano alla brava gente distratta che io sono dalla Svezia e mia figlia é stata ammazzata dagli gnomi e ci sono troppi sguardi di disappunto fra l'indifferenza e riconosco così tanti volti. Ho tanto freddo, provo a non pensare che io penso e mi dico che io sono il Dio che muove le nuvole in cielo, che fa sognare il mondo dietro le loro infinite forme e nei loro maestosi, sanguigni colori crepuscolari. Io sono il Dio che vi fa partire in aereo attraverso quelle nubi sottili ma continuo ad avere freddo e mi dico che mi sto facendo uno scherzo e che al momento opportuno tirerò fuori la mano dalla tasca e con un semplice schiocco di dita farò crollare sulla città un grande sole tropicale e starò bene e ci sono troppi sguardi torvi e pieni di sospetto fra i marciapiedi affollati di sudore. Un autobus si ferma, ragazzine slavate ridono con i vestiti della scuola addosso, dietro un bidone dell'immondizia ci sono due gnomi, hanno in mano dei piccolo pugnali, vedo il più grosso dei due indicare un negro che svolta per un vicolo, corrono in quella direzione, il più grosso viene trapassato da un tacco a spillo e poi polverizzato da una mandria di studenti, l'altro svolta l'angolo dietro al negro. Cala il buio, si sente un urlo acuto ma nessuno lo ascolta e io canto che io sono dalla Svezia e mia figlia é stata ammazzata dagli gnomi ma nessuno mi crede e nessuno mi dà monetine nell'inferno del buio.
Sì, la mia bambina me la recapitò la stampa per puro e accidentale caso. Nella foto rideva circondata da treccine. Si parlava di soffocamento con qualcosa di sottile. Lei era nuda in un boschetto del parco, un rametto d'incenso coreano pare che spuntasse a metà dal buco dell'ano. Sulla schiena erano sparse lettere ritagliate da un libro di fiabe, messe insieme le lettere formavano la parola gnomo. Sembra molto bello il luogo in cielo dove vanno gli aerei, sembra terribilmente perfetto. Ho quattro monete e mentre piagnucolo pateticamente, uno gnometto vestito di verde dà da mangiare grano ai piccioni e ghiande agli scoiattoli, e prima del buio ne sono già morti avvelenati almeno una dozzina per specie, ma nessuno vede niente, tranne un bambino coi pattini che raccoglie uno scoiattolo morto e se lo porta a casa.
Cammina per strada fermandosi a caso davanti alle vetrate che la dividono dai boccettini di profumo o dai salami lunghi. Si mette spesso le dita su per il naso, ha i capelli sporchi che pendono come un unico straccio sulle spalle. Guarda dentro una tavola calda e lì arriva il malefico gnomo, due giravolte, una rivoltella piccina puntata a metà testa, a metà nuca, ed esplode un peto e lo gnomo schizza all'indietro col rinculo e salta in aria la vetrata della locanda e il corpo spastico cade in avanti su un tavolo vuoto. Dico qualcosa, passano così tante brave persone oneste e nessuno fa caso a nulla. All'interno della locanda un cameriere coreano spazza il pavimento, sgomberandolo dalle schegge di vetro. Nessun sussurro, ho mani gonfie, nessun diabolico sussurro... a beh…
Un piccione entra nel vagone della metropolitana ferma, poi esce di nuovo sulla banchina. Intorno a me sono tutti coreani, cantano e ridono e si divertono nella città straniera. Odorano da incenso e da morte. Il convoglio si muove sussultando e io mi accascio sul mio seggiolino e noto gli guardi ostili e i nasi tappati. C'è gente, c'è tanta gente sulla metropolitana ma intorno a me non c'è nessuno. Ho caldo, troppo caldo. Mi manca il fiato e mi manca la mia tenera bambina. Mi manca la mia vita, mi manca il mio affetto e ho fame. Guardo davanti a me. Sono in tanti e mi hanno visto. Non ho più il batticuore. Non ho paura. Il convoglio si ferma e io scappo fuori. Sento i passi degli gnomi dietro di me.
Aspetta un sussurro lo spirito celeste, il Dio di tutte le cose, per elevare verso l'infinito costante del tempo i suoi simili tanto goderecci. Lo spirito celeste marcisce nel nulla senza un'effusione, senza parole non capite sussurrategli all'orecchio, senza un incerto sfiorarsi di mani in mezzo al caos. Lo spirito celeste nel silenzio marcisce spendendo fiato nel nulla. lo sono dalla Svezia e mia figlia, la mia tenera bambina é stata ammazzata da una banda di gnomi. Dei cerini bruciacchiati stanno su cartaccia unta come un collage mal riuscito. Ho usato parole di un giornale da requiem per scrivere stop. E' il voo-doo del Dio che il muove il cielo e la terra...
So correre e urto i passanti... oh come so correre...
Gli uomini fragola rollano tabacco seduti sui rami degli alberi da frutta, parlano fra loro, parlano conciso, ma il vento lancia lontano i loro discorsi. Io li guardo dal basso e odo il silenzio. Dietro gli alberi da frutta altri alberi da frutta, dietro di me rettangoli grigi con milioni di finestre incastrate dentro a casaccio, cordoni di macchine, sinfonie appallottolate a claxon, urla, bip e squilli portatili. Respiro in avanti, con la schiena eretta. Gli uomini fragola hanno finito di rollare tabacco e, seduti sui rami degli alberi da frutta, lanciano mele in testa alla banda di gnomi che mi stava inseguendo. Sorpasso la prima fila di alberi, un uomo fragola mi tira una sigaretta che sprofonda nella soffice erba verdissima. Io la raccolgo. Ho un cerino, l'accendo. Davanti solo file di alberi da frutta, dietro gli gnomi tornano battuti verso la città. Mia figlia si sta mangiando fette di avocado seduta in cerchio con un gruppo di uomini fragola vicino ad un ruscello profumato di menta. Non fa poi tanto freddo... |