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In memoria di David Foster Wallace
Scritto da Michele Ferraro   
venerdì 19 settembre 2008

Non c'è dubbio, David Foster Wallace poteva piacere o no, ma difficilmente ti lasciava indifferente. Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui mi imbattei in Infinite Jest. Ero entrato senza particolari mire consumistiche in una nuova libreria del centro, e sugli scaffali del locale deserto giaceva un gigantesco tomo che attirò subito la mia attenzione (sono inesorabilmente attratto dalle opere lunghe, consapevole che, se saranno anche valide, il godimento sarà direttamente proporzionale al numero delle pagine). Lessi la quarta di copertina, e mi piacque. Lessi la prima pagina, e venni folgorato. Non potei più separarmene. Non avevo con me denaro, in quanto avevo lasciato il portafogli nella macchina parcheggiata parecchio distante, e la proprietaria, che mi vedeva per la prima volta, mi disse di tenere il libro e tornare con calma a pagare. Ricordo l'eccitazione quando tornai a casa e cominciai. Ricordo le descrizioni, le pantagrueliche, gargantuesche, mastodontiche, mostruose, abnormi descrizioni, e l'ironia, mai priva però di un retrogusto amaro, di una tristezza di fondo che faceva intuire l'animo tormentato dell'autore. Ricordo l'intelligenza e l'arguzia, e ricordo di aver pensato che avrei tanto voluto scrivere come lui, essere lui per percepire le cose in quel modo iperreale e multidimensionale, per vedere il mondo come lo vedeva lui. L'intero veniva sezionato e ricomposto, strati su strati decostruiti e rimontati secondo angolazioni impossibili, oggetti quotidiani che sotto il suo sguardo sghembo cambiavano forma e assumevano contorni mai immaginati. Ricordo qualche rallentamento, qualche passaggio a vuoto, e ricordo di aver intravisto un po’ di autocompiacimento, di studiata e deliberata voglia di stupire il lettore, di mostrare a tutti quanto acrobatico fosse il suo virtuosismo. Ma questo era David Foster Wallace, un fiume in piena che non poteva che travolgere chi incontrava sulla sua strada. David Foster Wallace non c'è più, e io, appropriandomi del messaggio che dal giorno della sua prematura scomparsa compare sul sito di Mc Sweeney's, mi sento devastato e perso.

 
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