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Regia: John Carpenter Interpreti: Dan O'Bannon, Brian Nerelle, Dre Pahich, Cal Kuniholm, Michael Shaw Produzione: USA, 1974 Durata: 83 minuti Nel 2250 lo scalcinato equipaggio dell'astronave Dark Star solca il cosmo alla ricerca di pianeti e stelle instabili da distruggere...

Girato con appena 60000$ ed effetti speciali poveri ma estremamente ingegnosi (curati da Dan O'Bannon, anche co-sceneggiatore e interprete del film nei panni del folle Pinback), Dark Star (la cui idea nacque da un corto di 45' e poi gonfiato, realizzato dal regista in 3 anni di lavoro ai tempo dei suoi corsi di cinema alla University of Southern California), rappresenta il felice debutto sul grande schermo del grande John Carpenter, forse l'unico "maestro" vivente del fantastico che possa fregiarsi oggi di questo titolo. La semisconosciuta pellicola, a dire la verità anche abbastanza bizzarra alla luce della successiva filmografia del cineasta, si configura come una divertentissima e anarchica parodia "hippy style" della science fiction anni '50, ma anche e soprattutto come una specia di cronica vendetta dei "B-movies" nei confronti di 2001: Odissea nello spazio, space opera per eccellenza, che se da una parte aveva contribuito (e non poco) a liberare il genere fantascientifico dal "ghetto", dall'altro lo aveva fatto operando una cesura netta proprio verso quei "trucchi da 4 soldi" che avevano spinto il giovane Carpenter ad innamorarsene fin da piccolo. 
Una vera e propria antiepopea, dunque, in cui già la musica iniziale, una lirica country che contrappunta il viaggio dell'astronave nella grande notte cosmica, è una smitizzazione del kubrickiano valzer spaziale e una vera chicca per ogni sincero appassionato. Già in questo debutto molto sui generis sono tuttavia evidenziabili alcune delle caratteristiche proprie del cinema del regista newyorkese, frutto spesso di un immaginario implosivo in cerca di una strada per un'urgente comunicazione attraverso un'idea di cinema esemplarmente economico in cui la razionalità della messa in scena equivale ad un'economicità narrativa, ma con un risultato finale di tale complessità che non parrebbe essere partito da quelle premesse produttive. Un cinema che conferma, quindi, anche sotto questo aspetto, le sue qualità di outsider e questo suo primo esperimento ne costituisce il manifesto fondante e programmatico. 
Se volessimo guardare Dark Star nella sua collocazione temporale non lo si potrebbe astrarre da quella impertinenza tipica del cinema di quegli anni, aria della quale il film si nutre. Qualche anno dopo John Landis avrebbe costruito le proprie commedie e avrebbe messo in scena le sue paradossali storie di umani universi capovolti, che si esprimevano attraverso la forza di quello che fu definito "catacomico", con l'insostituibile complicità di Belushi. Ma già Carpenter aveva proposto il proprio mondo interiore cominciando da un'astronave sgangherata nella quale due altrettanto sgangherati navigatori si davano (inutilmente) da fare con un fastidioso alieno a forma di pallone. Per cui a guardarlo bene, Dark Star è l'esordio di un autore che non ha mai amato l'establishment e che ha mostrato il suo biglietto da visita, la sua aria alla "Franti" proprio con questo film.
:: guarda il trailer :: {youtube}gSccwmmrS5A{/youtube} |