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Regia: Pupi Avati Interpreti: Gabriele Lavia, Anna Canovas, Cesare Barbetti, Marcello Tusco Produzione: Italia, 1983 Durata: 100 minuti
Grazie al nastro di una macchina da scrivere uno scrittore bolognese viene a conoscenza di alcuni segreti e terribili esperimenti per far tornare in vita un prete spretato. Ma la curiosità, si sa, può essere fatale.
 Il plot contiene forse più elementi da giallo d'investigazione che da horror, ciononostante come ibrido Zeder riesce a mantenere sia la suspence del primo sia i brividi del secondo innestandoli in ambientazioni classiche (edifici, cimiteri, boschi) ma in panorami dalla luce contrastante (l'assolata e balneare Rimini, la dotta ed austera Bologna) che ne distillano l'inquietudine. Niente platealità, solo accenni e suggestioni dettate con maestria a comporre un sudario che avvolge lo spettatore, da subito irretito dalla trama subdola e ingannatrice (abitazioni che si animano, presenze ultraterrene, maniaci, assassini o zombie). Non sfuggirà ai cultori del genere il cinefilo riferimento a "il bacio della pantera" di Tourneur. Zeder è un film di eventi; infatti basta spulciarlo per bene e cosa troviamo: pedinamenti con effetto a sorpresa; morti che ritornano, sia come cadaveri che rispuntano che come morti redivivi; colpi di scena che spingono avanti la storia aumentandone il mistero. La lezione, prima baviana e poi argentiana, sul thriller-horror ha giustamente creato un seguito altalenante tra il riuscito e il fallito. Il film di Avati è uno di quelli riusciti, e lo è grazie a quel cupo ritmo musicale, si potrebbe dire, che accompagna, o meglio spinge e comanda il protagonista Lavia verso la soluzione del mistero; bisbigli campionati e musica enfatizzata inscatolati ora in contesti claustrofobici ora dilatati in piani agorafobici, pungolano il sistema nervoso.
 Ottima la caratterizzazione del personaggio principale che evidenzia limpidamente l'attrazione per l'irrazionale, per l'oscuro e l'enigmatico, quasi a preferirlo all'amore solare e carnale della sua fidanzata. Quasi una droga, una sirena omerica che trascina senza coscienza il nostro Ulisse verso l'autodistruzione. L'idea di monitorizzare continuamente il momento del dopo-morte, a parte anticipare la morbosità voyeristica dei Grandi Fratelli, è per stessa ammissione del regista un'idea della sua parte più malata, che voleva indagare con curiosità uno dei momenti più culturalmente tabù. Pupi Avati pare sempre partire da Dario Argento, dai suoi gialli inquietanti intinti nell'esoterismo, dal suo vezzo per gli indizi bizzarri, questa volta anche dai suoi volti. Le differenze sono però sostanziali: proprio mentre il modello guarda alle paure della giovane America tentando di rendersi più internazionale (era il periodo del gore e dell'amico George Romero), il finto epigono valorizza i miti millenari del Vecchio Mondo per immergerli in un contesto provinciale autobiografico (Bologna-Rimini). Il talento di Avati sta sempre nel saper evocare sapori e luoghi inediti (al cinema): la sequenza della casa infestata, in apertura, funziona nel momento in cui ben restituisce l'universo delle paure infantili, quelle dettate da sensazioni e visioni magiche/incubali non ancora screditate dalla razionalità degli adulti. Un regista senza carattere si sarebbe affidato al solo effetto del soprannaturale: Avati fantastica, come un bimbo timoroso, sugli ambienti, le suppellettili, i volti, i giochi di luce, gli antichi scantinati fatiscenti. Riapre l'uscio sul suo e sul nostro passato, rammentandoci di quando avevamo paura del buio. Non va a caccia di trucchi o di sangue, ma delle nostre (e sue) pulsioni inconsce.
 D'accordo, il tutto si riduce ad un racconto di zombie, ma sono zombie nostrani, genuini, costruiti sulla credibilità, fin dove possibile. Come ne "La casa dalle finestre che ridono", di cui potrebbe costituire un atto secondo, Zeder gioca molto sul timore reverenziale verso la Chiesa e i suoi segreti (ancora la blasfemia di un prete spretato), con gli interni vasti e deserti, con sotterranei evocatori di una sana paura. {youtube}LZjNrHuFDE8{/youtube} |