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C'è questo ritornello che io non sopporto che fa Dottore Dottore eccetera eccetera, ecco questa è la prima cosa che non sopporto. Poi ci sono le corone di alloro, la polizia in piazza verdi per permettere alla ricca e cicciona upper class bolognese di poter andare a teatro senza che i punk a bancomat li investano con la loro ondata di conformismo, le osterie famose per il vino e per delle cose romantiche che ci hanno ricavato sopra le agenzie di viaggio per far passare una serata, dicono particolare, per le coppiette o per i vecchi amanti di merda. Anche l'ambiente letterario di Bologna omologato ai giallisti non sopporto, come i reduci del 77, i collettivi degli autonomi che girano con la bandierina a dire “Oh noi siamo comunisti”, bravi, “Noi siam contro”, bravi, “Noi siamo per appropriarsi degli spazi comuni aspetta che andiamo ad occupare degli stabili privati, abbattiamo la proprietà privata” eccetera eccetera. A me a Bologna, le poche cose che mi stanno simpatiche sono in Pratello, ecco lì mi trovo a mio agio, con i bevitori forti che non gliene frega niente delle cose sociali, tanto sanno benissimo che non cambierà mai niente, o almeno se cambia, di certo non arriverà qualcosa a loro ma a qualche capetto di qualche collettivo che per assicurarsi una carriera politica prova a fregare gli altri con sempre più strafottenza, idioti quelli che gli credono. Coglioni tutti quelli che gli vanno dietro come pecoroni, sperando che attaccando il sindaco in modo esplicito si possano fare cose intelligenti per i migranti, che la maggior parte sono dei nazionalisti convinti, di certo uno sloveno migrante difficilmente sarà di sinistra, sapendo quello che ha fatto Tito. Quindi una masnada di patrioti fieri e puri della propria patria, bella merda. Stamattina poi questo cielo non ne vuole sapere di cambiare colore, rimane livido; un'intera città ansimante in un susseguirsi di piane e canali coperti da cieli plumbei e violacei, costellati da smog e odori di merda di cane schiacciata sotto ai portici, sfibrata dai cavi elettrici degli autobus, posizionata a carponi per il maresciallo della fiera dei poveri cafoni mitomani. A oltranza, sempre ad oltranza, cerco di vestirmi e di evitare gli ammassi di polvere fossilizzati sul pavimento, sperando di riuscire a camminare una volta uscito senza annegare nelle frasi tipo: “Sono stato in India non sai la mia spiritualità come si è accresciuta, vieni in camera mia che ti apro i chacra con il mio cazzo”, ecco i nuovi buddisti, la moda del Nepal e della pizzica salentina, le gonne dei fricchettoni che devono essere sempre felici e “Dai vieni con noi organizziamo un aperitivo equo solidale biologico dai balliamo assieme viva la felicità la musica etnica regionale il Che e la non violenza i Led Zeppelin Ah i miei nonni erano partigiani ma scusa da dove vieni? Vengo da Salò”. Il 25 settembre a suonare le nacchere a Montesole i rastafari la densol e il fumo “Ah sei un fascio se non dici erba libbbbbera c'è che storia Pasolini c'è Deluze c'è l'Africa” andate a fare volontariato per alleggerire la vostra coscienza da figli di industriali”. “C'è il Brasile è poverissimo”. Bravi state male per tutti, per tutta l'umanità intera, brave le mie pecore sparse tra musica campanilista fiera delle proprie origini e i chacra aperti sfatti di bontà. Poi c'è anche quella faccia da culo che stampa il suo bel faccione su dei fogli e sotto ci scrive MEDITAZIONE, ma vaffanculo. Come al solito me la faccio a piedi, tutta a piedi, cazzo Bologna è un buco di culo, però anche l'autobus, no che poi mi devo sorbire i vecchi che dicono su agli zingari perché puzzano, eccoli svelati nella loro tolleranza i vecchietti carini e fragili che vanno a fare la spesa e “Per piacere mi aiuta?”, ti aiuto per niente razza di razzista che non sei altro orgoglioso della tua città di razza italica. Oggi devo andare in via Sabotino poi via Silvani da lì in via Irnerio poi piazzale Roosvelt a consegnare dei curriculum nelle agenzie interAnali, però prima passo a prendere le sigarette. Bon a posto, il tabacchino è pieno e adesso devo anche fare la fila, spetta chi sono quelli? Ah gli sbirri che fanno le multine, ma come siete bravi, ma come siete ligi al dovere, ma come siete furbi, fate le multine, bravi. Poi c'è anche questa cosa dell'allarmismo generale dello stupro dei magrebi che passi per una via e per forza ti devono sgozzare vivo e strapparti il cuore dal petto con i denti, calma, massimo ti rifilano due cazzotti e ti fregano il cellulare, ecco l'allarmismo del resto del carlino, attenzione arrivano i cattivi aiuto. Piccoli uomini, siete piccoli uomini giornalisti, piccoli piccoli e poi parlate parlate e parlate e dite e commentate e supponete e riverite e spompinate e mistificate eccetera eccetera. Poi guarda qua, sono tutti in giro a non fare niente i bolognesi, pieni di soldi da affitti in nero 'ste merde poi si lamentano e ti dicono che non si può più pagare l'affitto a fine mese altrimenti non sanno come fare a campare, poverini... se continuate così vi cago nella busta, ve la consegno, poi vi dico: ecco l'affitto. Lavoro ad interim, ecco che scorre e cola dai muri, e cerco di divincolarmi da tutta questa miseria che mi circonda, da tutta questa bufala di bontà e di felicità che ovunque mi raccontano che sto bene e che il sudore porta alla soddisfazione, al sacrificio e alla speranza di un mondo migliore, la speranza è cosa che dicono i preti e sinceramente gliela lascio dire. Ma cammino e basta ed è come se non finisse mai e poi torna indietro e riparte questa strada mi porta fuori porta, ma io volevo andare da tutt'altra parte, si dipana attraverso case a schiera a palazzoni ma non raggiunge mai un limite di svolta decisivo. Adesso mi vedo che sono tutti con gli occhiali da sole e mi fissano, uno ha anche la maglia con scritto sopra p38, bella merda. Accetto di essermi perso, spedito in direttissima dal santo del giorno a usurare le mie scarpe su strade piene di buche e chiazze di olio usato. Se c'è una presenza infinita di qualcosa, questi qualcosa sono i bar pieni di gente con i capelli lunghi bianchi raccolti a coda , con gli occhiali da sole appunto, che sculettano dietro allo sbronzone di turno con non so a quale numero di negroni in mano; ogni bar la stessa gente clonata da madre natura che al posto dei cecchini sulla mia strada mi ha messo questi disperati che cercano una passione breve ma intensa, ma che non fa per me. Io ho solo voglia di saltarci fuori da questo posto, un gran brutto posto. Sento un suono in lontananza che si dipana fino a qua, una nenia molto triste come quella che aveva accompagnato la mia ultima avventura sentimentale. A volte penso che ti vorrei chiamare e dirti come mi manchi, che manchi anche alle maniglie di casa mia, quelle maniglie di ottone scrostato che mi chiedono se le posso verniciare, ma io gli dico no che non vi vernicio non ho soldi neanche per comprarmi la carta igienica che mi tocca pulirmi il culo con i coriandoli. Dopo invece non ti penso più e non mi manchi neanche più, anzi dopo un po' di tempo arrivo perfino ad odiarti. L'altro giorno ho pensato che siccome non ho successo come scrittore, ho pensato che dovrei scrivere romanzi porno per signore aristocratiche annoiate come faceva Moravia, ho pensato che mi sarei firmato con uno pseudonimo, tipo Penetro o una cosa del genere. A volte vorrei mandarti una mail perché il tuo numero l'ho cancellato e ho nascosto sottoterra tutto quello che mi hai regalato, anche le foto e i miei ritratti con il mio maglione verde militare che ci vado matto, invece dopo penso che sei stata solo una gran puttana e mi passa tutto. Non l'ho neanche più rivista, tranne una volta al semaforo che aspettava la precedenza sulle strisce pedonali, ma era rosso e non era passata mentre io ero passato in bici solo che mi ero rasato a zero i capelli e fortunatamente non mi aveva riconosciuto. Questa melodia che mi sa tanto di fisarmonica, quelle fisarmoniche suonate dalle signore slave, o almeno mi paiono tali, quelle sotto ai portici. Sono tristi e vecchie e imbolsite dall'alcol e suonano con le mani gonfie e le dita ingiallite dalla nicotina la loro nenia del cazzo e hanno il viso rotto dal freddo. Nessuno gli dà niente, sono tutti presi da qualche progetto di cooperazione in Togo e nessuno gli dà un euro. Danno i soldi anche ai “Fratello peace and love Bob Marley on love fratello ho sempre fame un cappuccino e una brioche”, ma alle vecchie sfaldate donne ucraine non gli danno mai neanche un euro. Eccoli i salva mondo del nuovo secolo, gli interventisti promiscui decadenti e militanti nella terra del loro piccolo ermetico cranio. La repubblica degli stronzi, ecco poi cosa siete, degli approfittatori del cazzo, degli ignobili pezzi di merda fatti di divismo da quattro soldi con il retto ben ampio per accogliere il buonismo che mangia tutti, tranne me. |