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Salvare l'anima?
Osservatorio - Archivio 2009
Scritto da Claudio Ughetto   
domenica 08 febbraio 2009

Ho appena letto l’intervento di Hans Kung su La Repubblica di oggi [7 febbraio 2009 ndr], intitolato Se Ratzinger fosse come Obama. Interessante e coinvolgente, in linea con le conosciutissime idee del teologo tedesco, strenuo difensore del Concilio Vaticano II e critico da sempre verso le posizioni antiprogressite del Vaticano. Difficile non dargli ragione, in particolare su alcune recenti iniziative di Ratzinger: su tutte la riabilitazione dei vescovi lefrebviani, tra l’altro già consacrati illegalmente, dei quali uno è aperto sostenitore di tesi negazioniste. Di là di questo, secondo Kung il gesto di Ratzinger rappresenta un’ennesima dimostrazione delle sue intenzioni a tornare su posizioni antecedenti il Concilio.
Un po’ fantasticando, Kung mette a confronto Ratzinger con il neopresidente degli States Obama che “è riuscito a far emergere gli Stati Uniti da un clima depresso da Controriforma”. Secondo Kung, Ratzinger avrebbe persino minori difficoltà di Obama di intervenire nel suo campo per una grande Riforma nella Chiesa, autorizzando “da un giorno all’altro la contraccezione, il matrimonio dei sacerdoti, l’ordinazione delle donne e la condivisione dell’Eucarestia con le Chiese protestanti”, poiché egli “non ha bisogno di fare i conti con il potere legislativo di un Congresso, né con quello giudiziario di una Suprema corte”.
Tuttavia mi sembra che la  critica di Kung rimanga interna alla Chiesa, nonostante egli sia stato sospeso a divinis ormai da decenni e la sua spinta all’ecumenismo l’abbia portato a chiedere ad essa una grande trasformazione. Come se egli sperasse, in sostanza, in un’effettiva universalizzazione del cattolicesimo (secondo il nome stesso), che dovrebbe per l’ennesima volta innestarsi nella contemporaneità, pur rimanendo fedele al messaggio evangelico. Kung ha probabilmente ragione ad affermare che Ratzinger avrebbe minori difficoltà di Obama a intervenire per un rinnovamento nella Chiesa, portandola ad uscire dall’isolamento in cui essa si starebbe chiudendo. Come dargli torto, quando scrive che “Benedetto XVI rimane prigioniero dei suoi timori, e vorrebbe stabilire un’era della restaurazione, limitando quanto più possibile la libertà delle persone”. Indubbiamente, la concezione del papa dei “diritti umani” non è la stessa che anima la cultura moderna, anche se talvolta in molti sembrano dimenticarsene. Ma al contrario di Obama, Ratzinger non è a capo di uno stato democratico, né deve salvare una nazione che per stessa ammissione del neopresidente “sta andando verso la catastrofe”. Ratzinger può semmai limitare la libertà di chi vuole essere limitato. Per dirla grossolanamente, non è colpa sua se gli attuali capi di governo delle nazioni occidentali, Italia su tutte, gli danno retta ad ogni Angelus e le sue risposte sembrano talvolta più convincenti delle loro, rappresentanti di una politica di Palazzo (basata sull’“emergenza” e sui rimedi fast-food) che parla solo a se stessa. Certo, poi egli fa scelte scellerate, come quella di reintegrare dei negazionisti, ma in sé anche scelte simili, all’interno della vita nazionale, troverebbero il tempo che trovano. Tempo fa, quand’è andato in visita in Spagna, il presidente Zapatero ci ha messo poco a trattarlo senza troppi salamelecchi e condiscendenze, con grande sdegno dell’opinione pubblica occidentale e ricavandoci da lì in poi la nomea di neoanticristo.
Nessuno obbliga buona parte della popolazione mondiale a rimanere cattolica, fosse solo per convenzione. Benedetto XVI, visto il fallimento della Nuova Evangelizzazione tentata da Wojtyla, ha preso una decisone opposta pur rimanendo fedele a quelle stesse convinzioni (che d’altronde già partivano dal suo magistero): ovvero di non allargare la Chiesa nel mondo promuovendo l’Ecumenismo, mantenendo quindi fede ai presupposti cattolici della Chiesa stessa, ma chiedendo invece una esclusiva adesione a dogmi e limiti peraltro discutibilissimi o rifiutabili da chi non si sente cattolico. Una scelta probabilmente perdente, abbastanza assurda da farci chiedere come troppa gente possa anche solo considerarla, tuttavia non obbligatoria per i singoli. Ci sono altri modi di salvarsi l’anima e il cattolicesimo non è che uno di questi, tra i tanti che una società veramente laica e “relativista”, quindi sgradita a Ratzinger, può offrire.

 
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