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1 Ecco Lord Patchogue. Sapete come riconoscerlo. Se non lui sapreste riconoscerne un altro e sicuramente meglio di quanto non farebbe egli stesso. Dalla sua pelle scura, dalla sagoma, dall'eleganza nei modi, dal viso sul quale, nonostante il carattere dei lineamenti, nonostante il controllo delle espressioni, sussiste una certa qual debolezza di non chiara provenienza, un che di vulnerabile. Sarà per aiutarvi, forse sarà per aiutarsi, fatto sta che Lord Patchogue fa di più, il suo vestito è sempre uguale, non lo stesso, perché è il tipo che ci tiene parecchio, ma identico, stesso taglio, stessi colori - quasi che cambiando di stoffa temesse di subire anche lui un cambiamento. 2 Toccatemi la fronte, così! Adesso guardatevi le mani, sono macchiate del mio sangue. Quando dico la mia fronte, il mio sangue, è una concessione alle abitudini del linguaggio. Se anche dubito della mia esistenza, non contesto l'esistenza ma solo il fatto che sia mia. Mi è vietato l'uso del possessivo. Mi spiego. Il nome sotto il quale sono conosciuto è Lord Patchogue (non occorre dire che Patchogue, la mia città, non esiste). Avevo stile…Lo ricordo bene così come ricorderò il vostro viso. Guardate me, il mio viso: non ci troverete una somiglianza precisa, non c'è da stupirsi - somiglio un po' a tutti. Più avanti capirete perché. Ditelo pure, o vi manca il coraggio, in questo preciso momento è a voi che somiglio, sono la vostra immagine vivente. Avete davanti uno specchio. Mi spiego. La mia storia deve cominciare a partire dagli specchi, oppure dall'impossibile possessivo - me lo sto chiedendo. Ho detto che Lord Patchogue era il mio nome. A dire il vero, pur essendo il solo al quale avessi l'abitudine di rispondere, non ero poi tanto sicuro che fosse il mio nome. 3 La camera, le quattro mura, non si sopporta. Bisogna darsi una mossa. Ma quali strade evitare, a saperlo, quelle che si conoscono per lo stesso motivo o per un altro. Ho il sospetto che le mie suole non siano fatte per questo marciapiedi, le mie gambe per questi pantaloni, né la mia pazienza per questa attesa. Fatti illustri o meschini, acrobazie, primati, più difficile di tutto è respirare. 4 La codardia, ecco tutta la dignità di Lord Patchogue. Cos'è da accettare e cosa no? Il punto di partenza è onesto: dato che ogni proposta è inaccettabile, ogni atteggiamento indesiderabile, non rimane che un rifiuto infingardo e contratto e i gesti, i desideri, il pensiero si allontana sempre meno dalla conchiglia. Il seguito lo è meno: qualsiasi cosa faccia o non faccia, Lord Patchogue la definisce la propria codardia; non ci si può più sbagliare. 5 Questo regime dell'errore tutt'ingiro, questi entusiasmi che sono altrettanti modi d'affogare, quest'ordine in tutto simile all'alfabeto di mio padre, di quale aiuto, di quale garanzia possono essere all'osservatore? Due gambe non bastano ad assicurare l'equilibrio di Lord Patchogue, ma anche se gli offrissero la ricetta di un tale equilibrio, non la respingerebbe forse come un pericolo anche più mortale? 6 Anche se affermo, interrogo ancora. 7 Per un occhio ben aperto non c'è differenza tra il perdere e il vincere. Se non c'è nulla da vincere, cosa mai si può perdere? Il diavolo è passato per di lì, lasciando ogni traccia del suo passaggio, un'ala grigia e a punta all'ora della grazia. Lord Patchogue si intossica con la più malsana vanità di perdere. Ogni occasione lo trova puntuale, è il solo appuntamento che abbia. Calare, atrofizzarsi - sempre sempre meno - quale ebbrezza. Il segno -, un inno nazionale, la parola d'ordine degli iniziati del cuore. Ogni mese, se non proprio ogni giorno, lo trova un po' più incapace di maneggiare tutto ciò che occorre per trovare, per muoversi, per allontanarsi; l'attenzione arrugginita. Di tali prospettive, di tali panorami proibiti, la contemplazione della propria conchiglia è sufficiente ricompensa? Sorride: "fra non molto starò tutto in una parola sola". Si è rifugiato nella codardia, a ciascuno la sua dignità. 8 Lord Patchogue non teme di parlare purché sia di se stesso e a un solo interlocutore per volta. Di se stesso, è questione di modestia, anche se non sarete d'accordo su questo punto. Con un solo interlocutore non si corre pericolo, a tu per tu non il Papa non riuscirebbe difficile convincerlo a fabbricare denaro falso. Uno solo in più è già di troppo; un sorrisetto d'intesa fra di voi ed ecco Lord Patchouge inerme, in preda al panico: infatti in vari - e due son più che sufficienti - potreste fare, rifare e disfare il mondo. Ovviamente in manicomio il pazzo è uno solo, il direttore. 9 nota: In un caso analogo, pur se in circostanze assai diverse, Lord Patchogue ha passato sei mesi interi occupandosi esclusivamente di una creature che per lui non poteva offrire il benché minimo interesse. Amore, comodità, vanità, denaro, da lei non c'era da aspettarsi nulla. Per non dire che giudicava oltremodo noiosa la sua compagnia. Il che non gli ha impedito durante quei sei mesi di dedicarsi completamente a lei; aveva smesso di vedere tutti I suoi amici, ad eccezione di quei due o tre con cui poteva parlarne. Una certa inclinazione per I mostri, che indubbiamente è all'origine dell'episodio, non basta a spiegare il persistere di un interesse così disinteressato. In seguito, del resto, egli ha perso ogni contatto con tale fascinazione e non sarebbe in grado di giustificarla. Il che non gli impedisce di trovare in ciò un'ulteriore giustificazione alla validità dell'interesse. 10 Solo l'interesse è valido che, se non altro, sa trovare la sua strada senza l'aiuto dei sensi. I cinque sensi illegittimi. L'interesse, vale a dire la posta in palio, la promessa di un vantaggio, di un piacere, di una scoperta. 11 E più il mio disinteresse è grande, più autentico risulta il mio interesse. 12 Lungi da me qualsiasi pretesa d'indifferenza o di non-partecipazione. Arrossisco come chiunque. Arrossisco al caldo, impallidisco al freddo, ho lo schiaffo pronto se appena uno mi pesta I piedi. Non vi riuscirà difficile sorprendermi in ogni sorta di delitto d'emozione e di attività. Saranno le mie storie ma io non voglio esserci immischiato. 13 Accavallo le gambe, do un colpetto al muscolo sotto la rotula e la gamba salta su. Where do I come in? E poi direte che sono io che mi sono mosso. Come situare Lord Patchogue rispetto a una tale operazione? Qual è la sua parte, quale il suo ruolo? 14 Lord Patchouge non è diverso dagli altri, intendiamoci. È il primo a dichiararlo, cosa che non chiede particolare impegno. Intorno a lui, inutile dirlo, tutti sarebbero troppo pigri per dubitarne anche solo un istante, se non fosse che nella sua affermazione ci mette una violenza fatta apposta per destare sospetti. Lord Patchogue risponde al proprio nome, non si confonde con nessun altro, per forte che sia la tentazione. Tuttavia le vostre dieci dita non sono le sue e quel punto che sta tra gli occhi non è il centro del vostro viso. Vi alzate, siete proprio voi, o forse è lui, le probabilità non son molte. 15 Conosciuto in diversi ruoli, sotto diversi capelli, non ha conservato né gli uni né gli altri. E non si può dire che Lord Patchogue sia stato più fedele a un'ambizione,a un desiderio, tantomeno a una promessa. Per riuscirci bisogna essere in due, ambizione, desiderio o promessa e poi qualcuno. Se Lord Patchogue dubita della propria esistenza non fa altro che riprendersi quanto si era prestato. 16 Lord Patchogue corre davanti allo specchio per assicurarsi che c'è ancora, non lui veramente, ma il suo naso, il naso che si è visto qualche minuto prima. Non è tanto che dubiti della sua esistenza quanto di quella di ciascuno dei suoi attributi, e se non della loro esistenza, della loro legittimità. 17 Quando faceva all'amore gridava il proprio nome, quasi a voler colpire l'avversario, quasi fosse un altro modo di spargere il suo seme. 18 La pigrizia l'ha avuta vinta sull'affettazione. Solo qualche anno fa avreste potuto cogliere Lord Patchogue in flagrante delitto di difesa contro il gusto, le preferenze, la scelta. Delitti di gusto. 19 Probabilmente tutto ciò che un uomo possiede è il proprio desiderio, o perlomeno è tutto ciò che gli occorre per dimenticare che non possiede niente. Basterebbe aver voglia. Solo che Lord Patchogue non ha voglia di aver voglia. II PASSAGGIO NELLO SPECCHIO A OYSTER BAY È seduto a un tavolino, concentrato su un gioco di pazienza. Esiste? È fra due carte, poi è nel passaggio da una carta a un'altra: è in quell'istante a cui è ridotto l'universo - nove di cuori si dieci di fiori - Fatto. Lord Patchogue risolleva il capo, l'universo si rianima. Le comparse, da un lato all'altro della stanza, fanno un gran baccano. Sul muro di fronte, in una grande specchiera, Lord Patchogue scorge la sua immagine: "Vi riconosco. Non vi ho scambiato né per uno struzzo né per un riverbero, né per il mio amico Charles. Siete l'immagine di Lord Patchouge, se non addirittura Lord Patchouge in persona. Ah! Chi di noi due ha fatto la prima mossa? Chi segue l'altro?". Lord Patchouge si è alzato. In piedi si esamina davanti allo specchio. cinque sensi non bastano ai suoi vicini occasionali; ancora una volta perderanno lo spettacolo, totalmente impreparati come sono a percepire la prossimità di un mistero o I pensare alla morte. Lord Patchouge e la sua immagine si fanno lentamente incontro l'una all'altra. Si studiano in silenzio, si fermano, s'inchinano. Da quale vertigine è stato colto Lord Patchouge. Fu breve, facile e magico: Lord Patchouge si è lanciato a testa bassa. Lo specchio all'urto, al trapasso, vola in pezzi, ma in quanto a lui eccolo dall'altra parte. Sono tutti in piedi. Il meraviglioso non è raro, l'incredulità è più forte dei miracoli. I miracoli fanno fatica a reclutare testimoni, tanto è esiguo il numero di coloro disposti a dare la propria adesione al soprannaturale. Lord Patchouge per primo non era poi così sicuro di aver compiuto il grande passo. Nessuno fra quanti gli si raccoglievano intorno si accorse della stupefacente sparizione dell'amico. Lo circondavano come fosse stato ancora presente, ostravano di riconoscerlo, di sentire la sua voce. Subentrò tuttavia un certo disagio. Come mai Lord Patchouge non si era ferito pù gravemente? Quel sottile, unico taglio di traverso sulla fronte non era sufficiente: non è cosa di tutti I giorni che uno attraversi inpunemente uno specchio; si sarebbero sentiti tutti alquanto più sollevati se avessero avuto un gran numero di ferite da contare con tanto di perdita di sangue. Non c'era che una persona, la stessa che avrebbe officiato per il resto della serata, a sospettare il carattere fatale del sottile filo rosso che scalfiva la fronte del Lord. Un miracolo non viene mai da solo; sa qual è il suo dovere e perciò si fa accompagnare da manifestazioni collaterali straordinarie. Per quanto inconsciamente i compagni di Lord Patchouge, anche se oggi ne sorridono, non mancarono di comportarsi in modo singolare. Pechè Simon si mise a radunare, pezzo per pezzo, lo specchio in frantumi che poi disponeva mano a mano su un grande vassoio da tè? Perché, a operazione ultimata, con una gravità che denunciava già più sensibilmente il viso di Lord Patchouge che il suo, portò il suo lavoro, sorta di incastonatura di cristalli e di aghi, nella camera di Muriel, già sdraiata e a piedi nudi - e lo collocò sopra il letto? Com'è che Muriel cominciò a pestare le schegge, ed era più di una danza, un sacrificio, e sopprattutto come mai, nonostante la violenza, quando ritrasse i piedi questi non riportavano la minima scalfitura? Sola a sanguinare era la fronte di Lord Patchouge. Douglas uscì per andare a vomitare. Il resto pregava. All'indomani due operai vennero a sostituire lo specchio. Una volta terminato il lavoro, Lord Patchouge era scomparso. III DIETRO LO SPECCHIO 1 Il rovescio vale il diritto, c'era da aspettarselo. 2 Primo cliente - Come fermarlo? So già tutto ciò che mi dirà. Basta, basta. Posso indovinare in anticipo tutti I suoi gesti. Tacete, povero ingenuo. So quel che direte domani, vi conosco davanti e di dietro, al nord, al sud, al freddo al caldo; basta. Tacete, amico mio, a chi parlate, siete solo, le mie orecchie sono le vostre, la vostra lingua è la mia, siete solo, un pazzo mi fa paura. - Gli amori dei miei amici… - … sono i miei amori. Posso completare ogni vostra frase. 3 Quando la stanchezza avrà soppraffatto Lord Patchouge nel suo posto d'osservazione, insieme con la certezza di non ottenere nient'altro che una conferma, egli si girerà, dietro di lui è uno specchio ed è ancora Lord Patchouge che si guarda. In preda ad un terrore che non fa che aumentare nel contemplarsi ognuno dice all'altro: io sono un uomo che cerca di non morire, e per la seconda volta Lord Patchouge si lancia attraverso lo specchio. fracasso, vetri in frantumi. Lord Patchouge è in piedi di fronte a un nuovo specchio, di fronte a Lord Patchouge. La ferita sulla fronte riprende a sanguinare. Lord Patchouge ripete: sono un uomo che cerca di non morire, e quando attraversa il terzo specchio in mezzo ad un rumore ormai familiare, sa che incontrerà Lord Patchouge la cui fronte sanguinerà ancor di più nel quarto e che egli dirà: sono un uomo che cerca di non morire. Il che avviene. Adesso lo sa, non potrà far altro che rompere vetri; l'occhio che guarda l'occhio, che guarda l'occhio, che gua… L'uomo che cerca di non morire è lanciato; cammina automaticamente, senza curiosità, senza "aspettazione", perché non può fare altrimenti, ad ogni passo un nuovo specchio va in frantumi; cammina avviluppato da quel fracasso che è musica all'orecchio del condannato; ad ogni specchio scandisce: "… l'occhio - che quarda l'occhio - che guarda l'occhio - che guarda l'occhio - che gua…". Lord Patchouge si è fermato. Il pavimento è ora uno specchio in pezzi, tutto mura e soffitto. Paesaggio grazioso, mura e soffitto si dispongono come meglio possono nei cocco di vetro. 4 Il piano di Lord Patchouge è pronto. Tanto peggio per il primo che si presenterà. Attesa. Infine un rumore di passi che si avvicinano al cacciatore in gabbia. C'è qualcuno nella stanza, qualcuno che si tiene a distanza dallo specchio. ma come, il richiamo dello specchio sarebbe vano? No, eccolo che si avvicina. Maledizione, è una donna! - È un imbroglio! Pussa via, cocca! Avanti un altro! Costei si studia con aria professionale. Smarrito, passivo, Lord Patchouge riflette quanto da lei richiesto. Quale amore, quali amanti, quali quali. La ragazza ci mette un certo compiacimento, ora si passa le mani sui seni. Lord Patchouge accompagna docilmente I suoi gesti, e basta già il contatto di due giovanili globi estranei sotto le sue dita per richiamarlo a se stesso. Da sopra la camicia le sue dita restano attaccate con precauzione a un petto di donna, mentre lei respira lui lo sente gonfiarsi, impara a conoscerne il tepore. Per aggiustarsi la calza eccola mettere in mostra una gamba con quella sorta di precisione anonima che dà la certezza di essere liberi da qualsiasi controllo. Lord Patchouge, obbedendo ai desideri inespressi, le conferisce una gamba che è un amore. Non può prestarvi fede, e le sue dita da sopra la camicia restano attaccate con precauzione a un petto di donna, il suo, alla sua temperatura, mentre esso si solleva al ritmo del suo respiro. Ma in tal caso la trasformazione non va più in là del busto oppure… E una burlesca inquietudine afferra Lord Patchouge; la superstizione dalla virilità è talmente imperiosa che invecie di sperare nell'aquisizione di un nuovo sesso Lord Patchouge si affrettacon gesto quanto mai esemplare ad accertarsi che non ha cessato di essere un uomo. Non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo che sente un urlo di fronte a sé. Ahimè, la ragazza, a sua volta passiva, che altro poteva fare se non replicare il gesto di Lord Patchouge. E quale la scoperta: degli attributi che soltanto il matrimonio avrebbe dovuto denunciare. Ha un bel fuggire, la poveretta, verso chissà quali sogni! 5 Da questo lato non c'è via di scampo, non c'è neppure la possibilità di miglioramenti, la scala degli occhi si estende all'infinito, all'orizzonte si staglia il capitano dell'ultimo occhio. Davanti a lui, basta attraversare lo specchio in senso inverso, sempre dopo aver preso le debite precauzioni, un colpo di tacco per incominciare, è facile; ma non sarebbe forse come tornare alla misura del proprio cappello e le nove lettere del suo nome non finirebbero per arrotolarglisi intorno al collo, come quelle catene dalle quali pende la piastrina di riconoscimento: indesiderabile. I muri, restano I muri; Lord Patchouge vi si accosta, li tocca con un dito, fa pressione; macchè, gli specchi non offrirono minore resistenza ai suoi sforzi. Giovane estraneo, I tuoi capelli sono in disordine; per porvi rimedio, insettino sventato, ti avvicini allo specchio. sta in guardia, Lord Patchouge ha un piano. Ma a che serve, il vento che ti ha scompigliato i capelli doveva aver ricevuto istruzioni precise da chi di dovere. L'imprudente si è fermato; dall'altra parte Lord Patchouge si prepara; come un corridore che prima della corsa eserciti I muscoli, si assicura la loro scioltezza, porta la mani all'altezza della cravatta, e così fa il soggetto. Tutto funziona. Porta le mani alla cravatta e la raddrizza leggermente, poi a varie riprese manda indietro I capelli e così fa il soggetto. A questo punto Lord Patchouge è sicuro di lui. gira la testa lentamente in modo che lo specchio sfugga alla sorveglianza della sua vittima e, con inattesa vivacità, si getta di fianco, contro, dentro, attraverso il muro. Quando il soggetto figirò la testa altro non gli restava se non constatare di aver preso il posto di Lord Patchouge. Il diritto vale il rovescio. 6 Dialogo o monologo alternato dei visitatori e di Lord Patchouge: È me che guardate ed è voi stessi che vedete, siete proprio incorreggibili. 7 Le mie dieci dita non sono le vostre e questo punto che sta tra I miei occhi non è il centro del vostro viso. Soffro raramente quando qualcuno vi colpisce né voi vi date pena per me. 8 Firmate col vostro nome, uomo vivo, in fondo a questo specchio, firmate col bulino, purchè nel vostro nome non figuri né la p, né la c, né la h, né la o, né la g, né la a, né la u, né la e. 9 Come il fotografo: "sorridete, al resto penso io". 10 Non dimenticate che io non mi vedo, che il mio ruolo si limita ad essere di chi si guarda allo specchio e che al tempo stesso resto Patchouge come prima. Non mi sono mai sentito tanto naturale. (Non c'è nulla di cambiato). IV EVASIONE 1 il segreto: la vita comincia con l'anomalia, con una finzione anormale. La ruota che gira, ecc. le gambe… 2 Una volta per tutte, non è la mia storia che vi sto raccontando, è solamente una storia che mi è rimasta impressa. Niente succede, o almeno non è mai successo niente. 3 In tutto ciò che può trattenermi, stimolarmi, io non mi ci sento, non mi ci ritrovo, non ci sto. Certo ci devono essere persone capaci di adattare l'impossibile, la libertà, l'impossibile libertà, purchè non vi siano più questioni. 4 [Lord Patchouge] porta a spasso un corpo che offre la stessa resistenza, un corpo che voi riconoscete. La voce è la stessa, quella che avete sentito, e gli stessi quei contorni delineati, è scomparsa soltanto quell'aria vulnerabile, quel punto debole attraversoil quale poteva filtrare l'aria mortale del vostro fiato. Il meccanismo è identico e l'occhoi non cessa di trasmettere all'occhio del gradino superiore la sua osservazione, che prosegue senza sosta. […] V (Inedito) Nota: Per gli appassionati del meraviglioso, ecco da dove Lord Patchouge prende il suo nome. Viagggiando in automobile assieme ad alcuni amici per Long Island, nei dintorni di New York, Mrs. Muriel Draper - persona sulla qualeavrei troppe cose da dire, ma che innanzi tutto è mia amica - ed io, lungo quelle strade sprovviste di qualsiasi cartello indicatore, fummo in particolar modo attratti da un segnale che si ripeteva quasi ad ogni crocevia, e che indicava la direzione della città di Patchouge. Per 3 giorni abbiamo percorso quelle strade, ossessionati da quel segnale (analogo a quel "Vichy 794 km" che si incontra su ogni strada di Francia) senza mai riuscire a raggiungere la suddetta città. Senza una precisa intesa tra di noi,, quella parola aveva preso nella conversazione il senso di una cosa che non esiste. Qualche settimana più tardi venivamo a sapere dai giornali locali che un furbacchione aveva persuaso metà della popolazione di Patchouge che la fine del mondo sarebbe avvenuta a una data da lui indicata ed era così riuscito a comprare a un prezzo irrisorio, un'enorme estensione di terreno. L'estate seguente, mi trovavo in Italia, sul battello di un mio amico nel golfo di Napoli. Eravamo scesi ad Amalfi all'Albergo della Luna. Nell'Albergo trovai della carta da lettere […]. Sotto l'intestazione Albergo della Luna una grande riproduzione del patìo dell'albergo, e nel mezzo dell'immagine un medaglione con su riprodotta la faccia di Isben, mentre la leggenda che circondava il medaglione spiagava che Henrik Isben aveva ecc… Pensai che quella carta potesse servire da distrazione per certe persone e decisi di inviarne un campione a aMrs. Muriel Draper. Tra le tante affettazioni avevo allora quella di scrivere le mie lettere sotto forma di indice: il che soddisfaceva la mia pigrizia e al tempo stesso anche il mio desiderio di non perdere l'occasione di informare il destinatario della lettera, in occasione di un prossimo incontro, su un incidente che un titolo di capitolo bastava a ricordare. |