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Autore: Cristiano Cavina Titolo: Un’ultima stagione da esordienti Edizioni: Marcos Y Marcos, Milano 2006 Pagine: 208 Nell’anno in cui Calciopoli ha (o almeno avrebbe dovuto) togliere definitivamente ogni illusione sulla presunta dimensione sportiva del calcio professionistico, è un piacere leggere un altro volume che, al pari dell’ottimo Stella Rossa di Stefano Mellini, ritrova tutta la bellezza e la magia del pallone andandola a cercare nell’eden incontaminato dei campionati giovanili o delle serie minori. Mellini usava le vicissitudini di una squadra scalcinata per raccontare disagio ed emarginazione, razzismo e delinquenza, problemi, in una parola, già adulti. Questa Ultima stagione da esordienti parte invece dal momento delicatissimo in cui l’infanzia si trasforma in adolescenza per mettere a fuoco il fascino, l’ingiustizia, il mistero e il dolore inestricabilmente legati nell’ineluttabilità della crescita, arrivando sino a lambire la scoperta, ancor più drammatica, della nostra mortale vulnerabilità. Cristiano Cavina è ormai al terzo romanzo, ma continua a stupire la facilità con cui il 32enne autore di Casola Valsenio ammansisce e, verrebbe da dire, inganna il lettore con una scrittura apparentemente piana, una trama che a prima vista parrebbe lineare e quasi scontata -la stagione miracolosa di una squadretta giovanile abituata a far ridere per le maglie a brandelli e le stravaganze del burbero ma affettuoso Mister- per poi sorprenderlo con spiragli repentini di una profondità vicina alla poesia, come succede a volte nella vita, quando “una cosa brutta inciampa in una bella, all’improvviso”. Il talento di Cavina funziona allo stesso modo: ecco perché Un’ultima stagione da esordienti è un libro in cui immergersi e da cui lasciarsi trasportare, riparandosi il più possibile dalle interruzioni e restando aggrappati alle vicende dell’A.C. Casola con “i denti stretti e le unghie rabbiose” che tiriamo fuori per ancorarci alla magia d’un sogno troppo bello da lasciar andare. |