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Café Librario -
Archivio 2009
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Scritto da Simone Olla
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giovedì 25 giugno 2009 |
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Autore: Filippo Tuena Titolo: Ultimo parallelo Edizioni: Rizzoli, Milano 2007 Pagine: 352 Un pianoforte a coda e dei libri da leggere e un grammofono da far suonare prima della partenza – orgoglio di un impero che aspetta la conquista dell’ultimo parallelo per ritrovarsi di nuovo celebrato. Sono gentlemen e marinai e uomini rudi che hanno qualcosa da dimenticare quelli del Pole Party: guardano l’obiettivo di una macchina fotografica, ma nella foto di gruppo non si rivedranno mai; giocano a pallone sulla barriera ghiacciata prima di levare alto il grido di conquista e partire con troppi cavalli e pochi pochissimi cani; conservano ricordi caldi intanto che il blizzard brucia in faccia e le gambe affondano e ci si perde nel bianco antartico, quello più estremo, e per il ritorno lasciano segnali evidenti di cibo innevato: tenda sacco a pelo di foca piccola luce per appuntare un pensiero: breve riposo. Quelli del Pole Party non possono pensare alle mogli lontane, non al ritorno né agli occhi né alla casa con il camino acceso: il ricordo caldo di un abbraccio si cementa con questo bianco ostile e i nasi gelano più in fretta. Quelli del Pole Party devono vincere a mani nude sulla natura, non solamente conquistare l’estremo sud, ma farlo prima dei norvegesi di Amundsen; non solamente piantare la bandiera ma tornare indietro verso la barriera con le immagini e le parole dell’impresa. E di nuovo superare l’insuperabile, di nuovo trovarsi, ogni passo una lotta, ogni notte un inganno da scrivere sul taccuino. Quelli del Pole Party avevano un capitano – Robert Falcon Scott – «abituato a prendere decisioni spesso difficili in breve tempo, ma [era quel] suo sguardo per nulla determinato e spesso perduto che testimoniava di una delicatezza d’animo vicinissima all’incertezza.» |