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Per il resto chiedete a Pennac
Café Librario - Archivio 2009
Scritto da Aventino Loi   
giovedì 03 settembre 2009

Autore: Erwin De Greef
Titolo: Per il resto chiedete a Pennac
Editore: Coniglio editore, Roma 2008
Pagine: 62


Per il resto chiedete a Pennac
di Erwin de Greef potrebbe sembrare a prima vista l’ennesima traduzione d’un romanzo straniero. In realtà l’autore è palermitano, pur se in evidente conflitto col suo nome, e la storia si svolge tutta nella Sicilia  più didascalica  dei santo e delle rosalia, ammesso che qualcuno si chiami ancora così.
Il libro è abbordabile per dimensione. Essenziale, direi, e se volessimo assegnargli una categoria sarebbe quella  del romanzo breve/racconto lungo. La dimensione non è certo un limite. Anzi. È la dimostrazione che non sempre è necessario produrre volumi per rendersi credibili.
Tutte le situazioni sembrano registrate in presa diretta con un’attenzione particolare all’esperienza  visiva. Talvolta colorata, altre volte in nero di seppia. Così immagino le scene della  vendemmia che l’autore tratteggia: un film in bianco e nero dalla pellicola consunta. I flashback sono ricorrenti e si congiungono perfettamente alla memoria dell'io narrante e a ciò che  vive al presente. Tutto con buona dose di leggerezza che non definirei surreale. Sono più che concrete le aziende presso le quali il protagonista passa e, in particolare, il call center e la disomogenea umanità dei suoi virtuali clienti. Chiunque abbia avuto a che fare con realtà marketing oriented sa quanto sia reale l’organizzazione del lavoro e una certa prassi  rituale che la caratterizza. Umoristico lo è di sicuro questo libro e a volte il sorriso che acchiappa ha un sapore amaro.
Al centro la generazione dei precari, la varia umanità di “Il mondo deve sapere/Tutta la vita davanti”. Un tempo determinato e parziale trascorso in attesa di recuperare stabilità, valori e un equilibrio solo vagheggiati. Erwin de Greef ce lo mette davanti con l’autoironia che non tracima mai nell’autocommiserazione o nella bieca disperazione. Non siamo nell’alveo dei depressi farmaco dipendenti. Quella cultura appartiene ad altra generazione. Ma ahimè anche questa è di transito. Non si intravede una meta immediata. Non c’è un tempo migliore oltre la fatica. Non si intravede nemmeno la speranza…
L’autore seziona con cura i suoi personaggi. Un padre che ha studiato ma incapace d’una cultura umanistica che gli permetta di capire figlio, moglie, se stesso. Una madre che si scrittura per ruoli passati da fiction di bassa leva. E gli amici? Trasparenti, poco consistenti. Solo compagni di avventure.
Si salvano le donne in questa storia. Tutte diverse ma ognuna con in sé la forza della sua peculiarità. Dove anche la tacchi a spillo tette e culo o “gonfia tra le gambe” vive una condizione affatto squallida se rapportata a quella del suo omologo al maschile. In realtà almeno per due volte la salvezza o la redenzione dall’universo piccolo e limitato dello “stacanovista” lavoratore si compie tra le braccia di Maria Carmela prima e di Patrizia poi. Donne diverse ma dotate di una volontà e di una capacità pragmatica che l'autore sembra non riconoscere agli uomini di questa vicenda.
C’è la crisi economica, c’è la laurea agognata da altri ma che appare l’unico traguardo possibile. Apparente peraltro se subito dopo si scopre che ben altro ci vuole per “arrivare”… Una specializzazione, altro studio, altre prove, altra fatica e tempo… L’unica voglia è quella di mollare.
Non c’è gratificazione dunque. C’è l’inconsistenza e la negazione a sentirsi realizzati ed accettati se non ci si omologa alle aspettative e alle richieste di un mondo sempre diverso e “altro” rispetto all’individuo.  E allora?  L’ipotesi della fuga è la soluzione? Non credo. Il proposito con cui il racconto si chiude è tanto velleitario da far pensare e  sperare che invece si possa restare e vivere per recuperare valori e principi di cui l’universo di voci e volti del romanzo sembra privo. Forse Erwin de Greef ci dirà se il giovane precario è rimasto nel suo paese e perché. Ma soprattutto ci spiegherà perché la vita dovrebbe essere migliore in Perù.

 
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