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Scritto da Martina Fuscaldo
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mercoledì 09 settembre 2009 |
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Regia: Marco Bellocchio Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Corrado Invernizzi, Michela Cescon, Fausto Russo Alesi, Pier Giorgio Bellocchio, Paolo Pierobon, Elena Presti Produzione: Italia/Francia, 2009 Durata: 128 minuti
Bellocchio è una garanzia. Di solito. La firma di uno dei più grandi registi del cinema italiano dovrebbe assicurare a scatola chiusa il successo del pacchetto cinematografico ma questa volta non è così. “Vincere, e vinceremo!”, non è stato così. Le vite di Ida Dalser e Benito Mussolini si incrociano in un continuo incontro-scontro e intersecano sequenze di passione e conflitto che tracciano percorsi di straordinaria follia. Due anime e due identità che si duplicano in un unicum di potere e disperazione, dissolvendosi in una nera tragedia. Marco Bellocchio dirige alla perfezione questi due spiriti in un quadro fitto di flashback cinematografici e sovrapposizioni storiche all’insegna del citazionismo e del bricolage, punto di forza e segno distintivo dell’intera pellicola. La sinossi è semplice però. Un giovane e rivoluzionario socialista di nome Benito Mussolini incontra accidentalmente un’altra temeraria giovane donna di nome Ida Dalser da cui riceverà tutto il sostegno e l’amore immaginabile. La loro tiepida storia d’amore emerge però solo inizialmente per dare poi ampio sfogo al declino mentale e alla discesa verso l’oblio della Dalser sullo sfondo della rapida ascesa al potere del Duce. I molteplici volti femminili che si intervallano alla vicenda, in un lento montaggio alternato, preannunciano infatti il viso di una Dalser sempre più segnato dall’ossessione di un’unione illusoria che sfocerà nel totale dissolvimento di una mente reale. La bellissima Mezzogiorno, come al solito, conferma ogni aspettativa e affianca un eccezionale Timi che darà il volto alle due generazioni di Mussolini. Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno infatti sono le due colonne portanti di quest’ultima pellicola del regista di Bobbio che purtroppo lascia solo intravedere il suo consueto tocco magistrale per dare spazio quasi unicamente al racconto del degrado della psiche della sua protagonista, ridotta a mera paranoica condannata ad un destino contrario, ad un’esclusione e ad una cortina di silenzio. Marco Bellocchio ha scelto di dare sicuramente un taglio particolare alla trama del suo Vincere che tuttavia si protrae lento e recintato, tranne brevi e suggestivi fotogrammi storici o sentimentali, in un fondale psicologico che si prolunga stranamente pallido rispetto alle forti tinti iniziali che dal principio catturano l’attenzione dello spettatore per l’insolita pagina inesplorata.
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