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Quanta scena per niente
Scriptorium - Archivio BorderLine
Scritto da Alessandro Romeo   
venerdì 11 settembre 2009

Lui, piegato sulle ginocchia, sta mangiando un pomodoro a morsi grandi e lenti. Tiene il pomodoro in una mano e un bastone nell'altra. Ai suoi piedi c'è un alveare grande quanto la testa di un cane.
Lei è qualche metro più in là. “Vieni” gli dice.
Hanno scelto un bel posto, pieno di alberi e con una bella vista: il prato su cui hanno steso la tovaglia termina su un salto di una ventina di metri, un burrone abbastanza ripido e costellato di sassi.

Lancia quel che resta del pomodoro nell'erba e ritorna da lei. Le dà un bacio sulla fronte e si siede sulla tovaglia.
Lei gli allunga un panino con la frittata.
“Una volta sono stata punta sotto l'occhio” gli dice.
“Basta stare fermi” dice lui, masticando.
“In che senso?”
“Basta stare fermi e non ti succede niente.”
Appoggia il panino e si mette a trafficare con una bottiglia.
“Mia mamma aveva il terrore delle api” dice lei. “Una volta è stata inseguita da uno sciame.”
Lui stappa la bottiglia e annusa il tappo. “Non credo succeda veramente” dice.
“A mia mamma è successo.”
“Tua mamma ingigantisce le cose. E' fatta così”
Prende un sorso di vino e poi passa la bottiglia a lei.
“Non ti dà fastidio se penso questo di tua madre, vero?”

In quel momento arriva un uomo con un piatto avvolto nella carta argentata. È sbucato dal bosco e si avvicina sorridendo. Quando è a pochi metri da loro li saluta.
“Vi volevo fare assaggiare una cosa” dice l'uomo. “L'ha fatta mia moglie.”
Si inginocchia e scarta il piatto. C'è una torta salata, già divisa a fette.
“Grazie” fa lui. Ne prende un pezzo e lo passa a lei, poi ne prende un altro per sé.
“Mia moglie fa da mangiare benissimo” dice l'uomo.
Lui accenna un sorriso. Lei conferma con un movimento della testa.
“Mi chiamo Mario” dice l'uomo.
“Stefano” fa lui. “E lei è Anna, la mia ragazza.”
“Avete la faccia simpatica” dice Mario.
Rimangono in silenzio per qualche istante, mentre finiscono di masticare la torta.
“Chiami sua moglie” fa Anna. “Mangiate con noi.”

Dopo due minuti è già di ritorno, con un borsone a tracolla e una borsa-frigo in mano. Con lui ci sono sua moglie Lucia e suo figlio Giorgio: se ne sta abbracciato alla gamba della madre e ha lo sguardo completamente assente.
“ È un po' timido” dice Mario. Poi si accuccia vicino al bambino e lo strappa dalla gamba della madre.
“Cosa ti ho insegnato?” gli dice. “Dà la mano ai ragazzi.”
Il bambino si afferra un polso con l'altra mano e ci gioca come fosse un elastico. Poi si lancia sulla tovaglia e comincia a rotolare, ridendo.
Qualche istante dopo sono tutti seduti che si passano le cose da mangiare. Anna mangia poco come sempre. Stefano si attacca alla bottiglia: Mario ha stappato una di quelle buone, dietro ne ha altre tre, le imbottiglia un suo amico contadino. Giorgio mangia solo se imboccato. Sua madre compie il gesto con disinvoltura, come se stesse mettendo lo zucchero nel caffè. Parlano del più e del meno, soprattutto di vacanze.
“In fondo non è che cambi poi tanto” dice Mario.
Lucia sorride abbassando gli occhi. Restano tutti in silenzio.
Stefano si guarda un po' attorno. “Quanti anni ha?” chiede.
“Otto il mese prossimo” fa Lucia.
Il vento si è un po' alzato. Il sole del pomeriggio, coperto da alcune nuvole grosse, cambia il colore alle cose. In pochi minuti tutto sembra essere diventato immobile e antico.

“Abbiamo il pallone” dice Mario.
Stefano scatta in piedi, apre il borsone di Mario e tira fuori il Supertele. “C'è vento” dice. “I Supertele vanno dappertutto anche con un vento così...”
“Passamelo” dice Mario.
Stefano ci palleggia un po' e glielo fa arrivare dritto tra le mani con un colpo di testa. Mario si mette seduto tenendo la palla alta sulla testa. “Giorgio!” dice. Giorgio si alza in piedi e si mette a saltellare. “Sei pronto?” urla. “Lo prendi?”

Anna e Lucia continuano a parlare. Mario si è disteso vicino a loro.
“Di cosa parlate voi donne?” chiede.
“Cosa ti interessa?” fa Lucia con aria furbetta.
“Siete sempre così entusiaste quando parlate tra di voi...”
Anna lo guarda con una punta di fastidio. Vorrebbe dire qualcosa di ironico, ma non le viene in mente nulla.
Mario si alza in piedi e si sgranchisce la schiena. Chiede a Stefano di ripassargli la palla, poi dà alcune indicazioni a Giorgio.
“Ecco” dice. “Parala.”
Prende la rincorsa e lancia una saetta di controbalzo che passa a dieci centimetri dalle teste di Lucia, supera Giorgio e arriva a pochi passi dal burrone.
Giorgio, caduto a terra nel tentativo di prendere la palla, si rialza e comincia a correre verso il burrone. Corre come un ubriaco, barcollando a destra e a sinistra: ha della gambe fragili, piene di sbucciature. Stefano comincia ad allarmarsi solo dopo che Lucia si è lanciata all'inseguimento di Giorgio. Anna si alza sulle ginocchia, con un'espressione ebete stampata in faccia: lancia un'occhiata a Stefano come per dire “fai qualcosa”, ma si limita a chiudere e riaprire la bocca: sembra un pesce in una boccia di vetro.
Quando Giorgio si avventa sul Supertele Lucia è ancora distante. Si rialza con la palla stretta tra le mani e la solleva in alto, come un trofeo. A quel punto Lucia gli è addosso. Lo strappa da terra e lo porta a sé, poi si accascia tenendolo stretto.
A pochi passi da Stefano, Mario è rimasto fermo con le braccia piantate nei fianchi.
“Quanta scena per niente” mormora, aprendosi l'ultimo bottone della camicia.

 
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