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Tre Io
Café Librario - Archivio 2009
Scritto da Marco Mazzucchelli   
mercoledì 30 settembre 2009

Autore: Mario Rossi
Titolo: Tre Io
Edizioni: NEO Edizioni, Castel di Sangro (AQ) 2009
Pagine: 144


Il Dante di Tre Io potrebbe essere eletto a nuovo eroe (anti)nazionale, si fa portabandiera e ci rende partecipi della tanto sperata rivincita sugli abbietti, sugli abbruttiti, su quelli che sono allo stesso tempo la causa e il risultato (forse meglio parlare di rifiuto?) di un paese alla deriva come il nostro.
Dante passa di bar in bar come un carro armato, non ci risparmia apprezzamenti per niente cortesi su meri difetti fisici, origini geografico-sociali che politicamente-corretto parlando non possono essere considerate come colpe di nessuno, ma che guarda caso nella maggioranza delle volte corrispondono (ancora la stessa domanda: è causa o risultato?) e ben determinate caratteristiche comportamentali, proprie del famigerato e dominante esemplare di italiano medio.
A far da compagnia a Dante in questo romanzo lungo una notte ci sono Giulia e Andrea: una madre e moglie alienata in versione “stasera mi infilo qualsiasi cosa in bocca (e nella figa)” e un operaio belloccio, un montato col chiodo fisso di montare. Questi sono i tre io che stanno sul loro piedistallo, che fieri di essere il meno peggio puntano a turno il dito e criticano, che riconoscono chi è diverso da loro e ne smontano l’esistenza, spogliandola sadicamente a quello che infine noi tutti siamo, i desideri che cerchiamo di soddisfare, anche per una notte sola.
Anche loro sono tre risultati della nostra società, finiranno per incontrarsi, cercheranno di far collidere i loro spigoli che a prima vista non coincidono, rimbalzando tra personaggi secondari (baristi scoppiati, fauna aggressiva da bar, compagni di sbronze, cameriere in carne in cerca di carne, gioventù chimica) che infiammeranno di più la loro rabbia sociale.

Presuntuoso come sono, avevo qualche dubbio sull’utilità della scelta del diverso colore per far parlare in prima persona i tre personaggi, che in effetti (se mi è permesso) è poco utile all’inizio del romanzo, ma assolutamente necessario e vorticoso quando entra in scena Andrea.
Tre Io sembra l’ennesimo personale grido di odio contro la società e chi ci circonda (e ci ruba l’aria), il cui gusto lo conoscono un po’ tutti quelli che non fanno parte di quel enorme gregge che si muove e sceglie in massa, forte e sfrontato nell’essere una moltitudine, arrogante nella fierezza di essere solo un numero e non un individuo pensante e cosciente. Ma la critica pagina per pagina si fa ferrata, ragionata, un assalto costante, le battute sarcastiche e il linguaggio ricercato si alternano sferrando attacchi contro tutto e tutti, e godono più di ogni altra cosa nel non venire capite, espressione ultima e massima, prova inconfutabile dell’accusa che stanno lanciando.
E in questa battaglia non viene risparmiato nemmeno il lettore… sì, forse il fine ultimo di queste arringhe siamo noi che leggiamo, e il messaggio suona un po’ come “o con noi, o contro di noi”.

[heart-job.blogspot.com]

 
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