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Safe
Suoni e Immagini - Archivio
Scritto da Davide Gianetti   
venerdì 11 dicembre 2009

Titolo: Safe
Regia: Todd Haynes
Interpreti: Julianne Moore, Peter Friedman, Xander Berkeley
Durata: 116 minuti
Produzione: Usa, 1995

Il disagio della civiltà. Potrebbe essere questo il sottotitolo di “Safe”, film – cult di Todd Haynes. Vincitore del premio Fipresci all’International Film Festival di Rotterdam, l’opera di Haynes, girata nel 1995, esplora il parossismo consumistico dell’opulenta America clintoniana, scrutando e analizzando le pulsioni represse e le fobie degeneranti di una ricca casalinga californiana dell’upper class (interpretata magistralmente da Julianne Moore) alle prese con un’asma da inquinamento e con un’allergia progressiva, reale o psicosomatica, per gli oggetti di consumo. Glaciale e geometrico, pervaso da un’atmosfera ipnotica e “catatonica” in cui sembra nuotare, come fosse in sospensione amniotica, la protagonista, il film di Haynes - cineasta colto e raffinato, dichiaratamente manierista - anticipa l’ossessione securitaria che di lì a poco conquisterà, travolgendola, la borghesia americana, firmando un piccolo capolavoro di inquietante bellezza. Una gemma cinematografica lontana sia dalla commerciale spettacolarizzazione di un Robert Altman in “America oggi”, a cui “Safe” è stato impropriamente accostato, sia dalla ripetitività scandalistica, assai programmatica, del pur bravo Todd Solondz. Come ha notato il critico cinematografico Morandini nel suo dizionario, la pellicola di Haynes altro non è che “un’angosciosa allegoria sull'ambiente asettico, artefatto, della civiltà industriale in cui viviamo ma anche sul vuoto, sull'insoddisfazione che ne deriva”. “T. Haynes – osserva ancora Morandini – trascina lo spettatore dalla casa e dalla vita impersonale della protagonista fino alla segregazione nell'involucro finale misterioso e spaventoso, attraverso un progressivo rifiuto di oggetti di consumo”. In questa sorta di bungalow ovale, evidente parodia freudiana dell’utero materno, il mortifero abbraccio che avvolgerà la protagonista rimanda a quell’ansia, a quell’ossessione di protezione e sicurezza che la borghesia delle società occidentali sentirà come esigenza prioritaria da soddisfare, un’urgenza che verrà pagata al prezzo della stabilità mentale. Sorretto dall’eccellente colonna sonora di Ed Tomney e da un cast di attori perfetti nei rispettivi ruoli, “Safe”, a distanza di molti anni, conserva il suo fascino discreto e angosciante, inascoltato monito all’assurdità del modello di vita occidentale e delle sue più aberranti degenerazioni consumistiche.

 
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