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Perle ai liberisti del turismo
Osservatorio - Archivio 2009
Scritto da Stefano Serafini   
lunedì 14 dicembre 2009

«Durante l’affresco della Cappella Sistina Michelangelo non scendeva mai dal soppalco, e per 4 lunghi anni non si lavò. Quando morì, gli abiti gli si erano talmente appiccicati alla pelle da non poter essere tolti, e il cadavere venne sepolto con i vestiti intrisi di colore e sporcizia». Veramente terribile, perché la Cappella venne terminata nel 1512, ma l’artista morì soltanto nel 1564.

«Nelle catacombe di San Callisto giace il cadavere di un bambino cristiano fritto nell’olio bollente dai romani». Eppure la mummia alla quale si fa riferimento è in buono stato di conservazione, e ha tutte le caratteristiche di una donna di 30 anni spentasi per cause naturali.
«Un quadro della Pinacoteca Vaticana raffigura San Gennaro, che in pieno XVI secolo prega nel Golfo di Napoli, scacciando le navi saracene che assalivano la città». Miracoloso, visto che San Gennaro era vissuto 1300 anni prima.

«Il Fondaco dei Tedeschi di Venezia, si chiama così perché era la sede delle SS di Hitler». Con buona pace di Girolamo Tedesco, che nel 1506 restaurò l’edificio eretto nel 1208, e dei potenti commercianti “tedeschi” (cioè austriaci, ungheresi, e nordeuropei in generale) che in quella augusta sede gestirono per secoli i loro affari con la Serenissima Repubblica.

Queste e altre perle, che si potrebbero infilare su una lunga, lunghissima collana dell’umorismo surreale, provengono dai maldestri ciceroni che eludendo i controlli ogni anno invadono la Penisola, improvvisandosi guide turistiche senza averne titolo. La legge italiana difende il turismo e il patrimonio artistico nazionale, e impone a chi voglia praticare la professione di Guida un esame molto severo, strettamente limitato a una competenza provinciale. Sarebbe difatti impossibile per una sola persona padroneggiare la conoscenza di tutte le centinaia di migliaia di beni artistici e naturali d’Italia, ed evitare d’incorrere in errori e superficialità. Si pensi ad esempio che per la sola quantità di siti visitabili (senza parlare di qualità e complessità), l’Italia supera la Francia con un rapporto di 5 a 1. Come conseguenza le nostre guide ufficiali sono tra le più preparate al mondo: conoscono il territorio in cui operano e ogni suo singolo monumento a menadito, hanno approfondito la storia, l’arte, i costumi, il diritto, si aggiornano e si specializzano nei gusti e nelle lingue dei Paesi dai quali provengono i visitatori. Esse rappresentano il perno di tutto il sistema del turismo culturale nazionale.

Stiamo parlando di un settore strategico per l’economia italiana, sul cui mantenimento si gioca buona parte della nostra ricchezza. Eppure, aggiungendosi al problema degli abusivi e dei disonesti (che riguarda purtroppo l’intero comparto turistico, dalla ristorazione ai trasporti), torna in Italia lo spettro del principio europeo della libera prestazione dei servizi (artt. 49 e 50 del Trattato CEE, e successivo Decreto Bersani), e il rischio che, nel Decreto di recepimento della Direttiva Europea 123, da approvarsi entro il 15 dicembre, le abilitazioni provinciali diventino automaticamente valide su tutto il territorio nazionale.

La vicenda era stata fondamentalmente già risolta due anni fa, con una petizione al Parlamento Europeo, il quale aveva ammesso la discrezione di ogni Stato membro a disciplinare l’esercizio della professione riguardo agli ambiti territoriali, e dunque la correttezza della legislazione italiana in vigore.  Ma gli estremisti del liberalismo economico, su pressione della lobby dei tour operator internazionali, vogliono rivedere quella risposta, per dare campo libero alla vendita di prodotti turistici scadenti anche nel Bel Paese, con accompagnatori di viaggio autorizzati a “spiegare” l’Italia intera a tappe forzate per 30,00 euro al giorno, veri galeotti della sub-cultura globalizzata.

Speriamo che il Ministero del Turismo e quello delle Politiche Comunitarie facciano il loro dovere e reagiscano prontamente. Non è in gioco soltanto l’esistenza di un’intera classe professionale, che rappresenta una ricchezza formata nei decenni dal Paese; ma lo stesso futuro del turismo italiano, e il suo valore come risorsa culturale mondiale.

 
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