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Dove siamo
Scriptorium - Archivio 2010
Scritto da Ugo Coppari   
sabato 02 gennaio 2010

Sasha Tsinski: Quindi, dove siamo?
Ugo Coppari: Al Bar Trieste, no?!

Sasha Tsinski: Non intendevo questo. Facevo riferimento al tuo nuovo video. In Limbo mobile sembra che tu voglia continuamente mettere in discussione la tua reale presenza in un determinato luogo. Sia il montaggio che lo stesso titolo sembrano volerci dire che quello in cui abitiamo è soltanto un limbo. Cosa stiamo aspettando?
Ugo Coppari: Sinceramente non so cosa stiamo aspettando. Personalmente ho smesso di chiedermi tutte queste cose. Piuttosto cerco ordine e armonia. Si diceva che un artista debba sempre tenere il proprio salotto in ordine, sistemarlo e pulirlo quotidianamente, così quando arriva l'ospite, ovvero l'intuizione, questa sarà ben disposta a fermarsi. Ma questo non ha solo a che fare con la produzione artistica, ma anche con la vita di tutti quanti, di tutti i giorni. Pure le massaie.

Sasha Tsinski: E che c'entrano le massaie?
Ugo Coppari: No, in realtà stavo pensando a un servizio che ho visto ieri su Rai2 - Costume e Società. Gli esperti, anche se a dire il vero non so di cosa (dice ridendo e indicando la televisione che è in fondo al locale - ndr), consigliavano alle massaie come risparmiare sulla spesa. Dicevano che ad esempio al mercato il Sabato e la Domenica si può risparmiare fino al 30% sulla frutta e la verdura, perché ci sono le rimanenze. O che se il pesce fresco arriva in città il mercoledì, ecco che il giorno dopo già costerà qualche euro in meno. Massaie, è solo questione di tempo! Di saper aspettare!

Sasha Tsinski: Ora hai deciso di rivolgerti ad un pubblico di massaie? Sicuramente non saresti il primo a farlo.
Ugo Coppari: Lo so, già in passato la politica ha dimostrato di saper essere molto più viscida dell'arte. Ma ecco che dopo le ultime produzioni mi sono chiesto a chi stessi parlando, e cosa volessi realmente dire. Mi sono accorto che anche quando andavo in giro, alle feste o a casa di amici, in realtà stavo dicendo sempre la stessa cosa: ma non sapevo come dirla. Dopo un po' comprendi che il contenuto del tuo messaggio deve essere universale. Poi magari ti metti a ritoccare alcune immagini o alcuni suoni. Però se prendi per il culo chi ti sta guardando prima o poi questo ti torna contro. Si capisce che stai andando a fondo e ci vuoi portare pure gli altri.

Sasha Tsinski: In che modo potresti prendermi per il culo?
Ugo Coppari: Ad esempio dicendoti che l'arte non ha a che fare con la politica, o con il carovita o con il marketing. Quando cominci a vivere d'arte ti rendi conto che stai vivendo dentro una grande bolla che galleggia a mezz'aria. E che se ti agiti troppo o se ti metti a ballare, prima o poi questa bolla scoppia. Tu da lassù guardi un po come vanno le cose, e vedi che magari non vanno molto bene: e magari un giorno ti incazzi o ti esalti e la bolla scoppia. E te ne torni giù, tra le cose di tutti i giorni. Dici Che merda! ma forse è un bene. Poi però ti fai un'altra bolla e torni lassù. E questo un giorno dopo 'laltro. Però è bene che ogni tanto la bolla si rompa e ti lasci cadere, altrimenti ti dimentichi di tutto il resto e il leggero strato di sapone che ti circonda si irrigidisce e tu non puoi più uscire fuori: e diventi scemo, ché parli da solo.

Sasha Tsinski: E allora?
Ugo Coppari: Beh, tornando al servizio di cui ti stavo parlando, ecco che al termine del servizio gli esperti rivelano un ulteriore trucco per non spendere più del dovuto quando si va al mercato: quando sei a casa ti prepari una bella lista della spesa, ben dettagliata, e ti prometti di rispettarla come fosse la Bibbia. Dicevano proprio così. La lista della spesa a fianco della Bibbia. E allora mi sono detto che o il Pop è ancora vivissimo e vegeto o che la Bibbia è davvero così importante.

Sasha Tsinski: Ok, mi stai dicendo che stai cercando una fede, una luce che ti orienti? Se con Ototoi (l'altro ieri, in giapponese - ndr) guardavi indietro, ci vuoi dire che ora il tuo sguardo si lancia in avanti? È un messaggio di speranza?
Ugo Coppari: Non è speranza. La speranza è l'attesa di qualcosa in cui si è certi che consista il proprio bene. Qui è un'altra faccenda. Io non so in cosa possa consistere il mio bene; e non so neanche se lo voglio. E poi l'attesa può essere delusa, come le aspettative. Qui invece non mi aspetto niente, piuttosto mi predispongo. Ma in realtà tutto è partito da un preciso istante, penso un mese fa.

Sasha Tsinski: Cosa intendi? Hai chiesto la misericordia del Signore?
Ugo Coppari: No, non c 'entra il Signore questa volta. Ero seduto davanti al mio pc, mentre stavo sul web e allo stesso tempo chattavo su msn con alcuni miei amici. Mi relazionavo a persone a me lontanissime, che erano lì con me però: sempre, per tutta la giornata in linea. Poi mi sono messo a visitare alcuni siti, dove le immagini mi rimandavano ad altri luoghi. E ancora altri. E i miei amici erano ancora in linea, lì su msn. In pratica io stavo fermo sul posto, ma gli occhi mi portavano dappertutto. E non ci andavo del tutto da solo. Il mio corpo non contava un cazzo in quel momento. Credevo di essere fermo, chiuso in casa, in silenzio. In realtà stavo girando il mondo, con un brusio di sottofondo che erano le immagini. Centinaia di immagini. E poi ho ripensato alla sera precedente. Stavo andando a giocare una partita di campionato con la mia squadra (Ugo gioca con una squadra di basket umbra - ndr), e stavamo chiusi nel nostro pulmino, per raggiungere la città dov'era previsto l'incontro. Il pulmino era un po' vecchiotto e allora ad ogni buca presente sull'asfalto sembrava che all'interno dell'abitacolo venisse giù tutto quanto: un casino continuo. E poi c'era il chiasso del vento, ché i finestrini erano abbassati, perché alcuni si erano messi a fumare. E poi c'era la radio accesa, perché alcuni volevano sentire la musica per riscaldarsi. E alla fine non ci si capiva più niente. Quando provavamo a parlare nessuno rispondeva con qualcosa di attinente alla domanda. Facevamo finta di aver capito ma poi continuavamo a guardare fuori dal finestrino. Volevamo soltanto rimanere un po' sospesi in aria, con la musica alta, le immagini dal finestrino e le risate in sottofondo: un eterno presente. E allora mi sono detto che era come navigare sul web. Internet e pulmino erano la stessa cosa. In entrambi i casi eravamo seduti: quindi il corpo rimaneva immobile e inutile. In entrambi i casi ci scorrevano le immagini sotto gli occhi. In entrambi i casi c'era un gran casino di sottofondo e nessuno voleva realmente parlare con chi gli stava accanto. Non eravamo mai soli e lo stato mentale in cui annaspavamo era caratterizzato dalla confusione. E allora mi è venuto in mente un limbo, che però è mobile.

Sasha Tsinski: Perché hai scelto proprio l'immagine del limbo? Forse perché come i bambini che abitavano questo luogo indefinito, noi siamo già morti e peraltro colpevoli?
Ugo Coppari: Questa è una bella interpretazione. Sinceramente non ci avevo pensato. In fondo quello che dici è vero, siamo morti bambini e, cosa ancora più angosciante, siamo morti colpevoli. Si diceva che le anime morte bambine galleggino in questo limbo, e che non possano accedere al paradiso perché non avendo avuto il tempo e la possibilità di espiare i propri peccati nel proprio percorso di vita, sono rimasti macchiati per l'eternità. E tutto ciò ha dell'incredibile: come se venissi arrestato ancor prima di tentare una rapina. E magari solo perché avevo un passamontagna in auto. E se ti dico che in realtà faceva solo freddo?

Sasha Tsinski: Ho capito cosa intendi. E se ti dicessero che il freddo fosse un movente plausibile?
Ugo Coppari: Non sarebbe credibile, o forse sì. Comunque volevo raccontarti una cosa che mi è successa tempo fa. Ero chiuso in auto e stavo aspettando un mio amico, al riparo dal freddo. Potevo osservare i passanti senza che questi notassero la mia presenza. E vedevo che le persone adulte, quando non sanno di essere visti, si atteggiano come dei bambini, i cui movimenti sono molto meno spezzati. C'era un signore molto elegante, che avrà avuto una cinquantina d'anni e che aveva una scarpa slacciata. Si ostinava a camminare con la scarpa slacciata, a costo di non fermarsi e fare dei movimenti scomodi. Allacciarsi le scarpe ci fa ritornare bambini, in fondo: è un gesto elementare, tra i primi che impariamo: e che poi diventa meccanico. Allora questo signore si apparta in uno spazio buio, si guarda intorno, appoggia una scarpa su un muretto e si allaccia la scarpa. Poi si riaggiusta l'abito in maniera goffa e spontanea, come se fosse a casa sua. E quando ritorna nella zona illuminata, sul ciglio della strada dove aveva parcheggiato la propria auto, ecco che riprende la postura che aveva assunto precedentemente. Eretto e meccanico. E mi sono detto: È un gioco! Ma non sto parlando dei ruoli di Meyrowitz o di cose del genere. E che con gli occhi avevo tolto i vestiti a quell'uomo. E me lo immaginavo nudo, che si muoveva. E pensavo a quando magari faceva l'amore con la moglie o quando magari si masturbava, o quando magari giocava a tennis o che ne so io quando nuotava al mare. Me lo immaginavo sempre nudo e allora vedevo un bambino. Ma nel corpo di un adulto che era già morto: il disfacimento della carne intaccava anche lo spirito.

Sasha Tsinski: Anche nel video Le persone anziane parli di questo rapporto tra carne e spirito. Credi che attraverso il crescente e progressivo indebolimento delle funzioni motorie e psicofisiche nel corso degli anni, la morte ci avvisi del suo arrivo?
Ugo Coppari: È un po' come se fossimo costretti a rimanere agli arresti domiciliari. Rimaniamo in vita, ma che senso ha? Le persone anziane sono state sempre al centro della mia indagine, in pratica. Mia nonna, a cui voglio un gran bene, ad esempio sta molto male. Soffre di Alzheimer. Ciò che mi spaventa è che se da un lato l'essere umano porta con sé alcuni desideri per tutta la vita, dall'altro il corpo e il suo deperimento ostacola la strada verso il soddisfacimento di quei desideri. E in particolare faccio riferimento agli impulsi sessuali e all'eros. Nel video Le persone anziane metto in relazione la pornografia con 'lavanzare dell età. Anche la pornografia è un limbo mobile, perché lì dentro non c'è età. Nei filmati pornografici gli attori e le attrici sono sempre giovani e prestanti. Tranne in casi molto particolari (esiste un genere video mature - ndr), la cinematografia hard ritraente persone in là con l'età non ha mercato. E allora chi usufruisce di quei filmati in età avanzata, sa che da lì alla morte, sarà tagliato fuori da esperienze di quel genere. Possono vivere la lussuria soltanto attraverso le immagini. Il loro corpo li ha abbandonati da tempo. E allora mi sono chiesto se adorare le immagini fosse peccaminoso o piuttosto controproducente. Immagini di qualsiasi tipo. Non è un discorso sull'iconoclastia, ma sulla perdita del gusto. Leggevo La bestia umana, di Tom Wolfe: negli Stati Uniti, con l'avvento della pornografia c'è stato il record di divorzi mai registrato prima. Dopocena i mariti se ne stavano davanti al pc a guardare immagini di donne dai seni gonfi e sodi, di una bellezza irraggiungibile, mentre facevano godere uomini di mezzo mondo. E allora le mogli andavano a dormire da sole, mentre i mariti godevano in salotto. E dopo alcuni mesi di astinenza sessuale chiedevano il divorzio.

Sasha Tsinski: Ma dove vuoi arrivare quindi?
Ugo Coppari: Quello che ti voglio dire è: Lascia stare la pornografia!; e mi riferisco anche alla dipendenza dal Cinema e alla Cultura. Non accumulare immagini, ché stanno lì ferme. Ogni tanto prendi l'auto o il treno e abbassa i finestrini. Prendi il vento in faccia. Butta via le droghe, che ti vogliono vicino a loro, che non ti lasciano andare via. Il cinema stesso è una droga: vorresti sostituire il mondo con il cinema, e invece è un'altra cosa. Se ingerito in dosi massicce ti inquina fino a comprometterti fatalmente.

Sasha Tsinski: E allora significa che anche tu spacci. E che come un bravo pusher eviti di fumare quello che vendi.
Ugo Coppari: Ho fatto in modo di vendere roba di prima qualità. Ovvio che il mondo non potrebbe vivere senza droghe, e allora cerco di darti delle dosi minime che abbiano però il massimo effetto. Ti fai un viaggio piacevole, durante il quale però ti metto pure in allerta di alcune cose. Ma non ti prometto niente. Il cinema usa molti effetti speciali, che poi alla fine rimane ben poco di sodo. Non sono contro il cinema americano. Odio alcune muscolose produzioni hollywodiane come alcune snervanti produzioni francese o asiatico. Dico che in genere il cinema si imbelletta troppo e che ha poco a che fare con l'Esistenza: né si allontana troppo, né si avvicina troppo. Gli gravita attorno, ma non la c'entra mai in pieno. E allora ho pensato di prendere il materiale di prima mano che avevo e di farne qualcosa di nuovo. Originariamente le riprese erano state pensate per altro, ovvero per gioco; non pensavo di montarle o di farci un video. Da tempo non producevo un video del genere, fatto con carne fresca, disinteressata. Spesso riprendevo materiale di scarto. Ora è un'altra storia.

Sasha Tsinski: Se non sbaglio le riprese sono state fatte lungo un'autostrada, che a sua volta è un limbo mobile.
Ugo Coppari: Sì, lungo l'A14. L'autostrada come non-luogo, l'autogrill come non-luogo proprio perché sempre uguale
all'idea che abbiamo di autogrill. E via dicendo. Tutto ciò è già stato detto da altri più e più volte. In questo caso ho cercato di chiamare in gioco contemporaneamente due situazioni che per eccellenza sono considerate come amorfe: l'autostrada come non-luogo, la notte di capodanno come non-tempo. Piuttosto un non-sense, perché si va a festeggiare lo scatto di una lancetta. Fino a non molto tempo fa mi ricordo che allo scoccare della mezzanotte si prendeva lo spumante, lo si stappava e il tappo andava a colpire il soffitto e il fortunato futuro sposo. Poi ci si girava intorno e ci si chiedeva: E ora? Ci si aspettava qualcosa. Ora credo che nessuno si aspetti più nulla. Però ci ostiniamo a festeggiare, senza accorgerci che c'hanno già preso le misure.

Sasha Tsinski: E tu dov'eri allo scoccare della mezzanotte?
Ugo Coppari: Io ero in auto, con il mio amico Valerio che guidava. In pratica è andata così. Dovevamo passare la notte
a Vicenza, da amici. Avevamo una piccola televisione portatile e allora verso le 8 ci sintonizziamo su Rai1, per ascoltare il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Ecco: possiamo dire che eravamo ancora in un non-luogo (nel cortile della casa dove si sarebbe poi svolta la festa - ndr), visto che la tv ci riportava in un luogo indistinto. Ma allo stesso tempo Napolitano ci diceva Voi siete qui!

Sasha Tsinski: Hai scelto quindi di prendere in considerazione l'ambito della politica? Già altri attori della scena artistica italiana giocano con la tv e il gossip. P-gruppe ha scelto di seguire l'onda?
Ugo Coppari: Innanzitutto al P-gruppe va anteposto l'articolo. E poi non capisco perché vuoi farmi incazzare per forza. Non c'entra niente l'onda. Ti sto dicendo che per un attimo mi sono lasciato andare al bisogno di conforto che una carica statale di prestigio poteva darmi in quel momento. Lo Stato è un'istituzione, che rimane in piedi a prescindere dal mutare dei suoi rappresentanti. Come la Chiesa. Già sapevo cosa mi avrebbe detto Napolitano, guardandomi negli occhi, ma sentirglielo dire in diretta, con quell'espressione composta e così autorevole era un'altra cosa. Non c'entra la destra o la sinistra, o le varie battaglie per un gettone di presenza in parlamento. Qui si parla di un gruppo di persone che condivide e regge un'economia, che ci deve far mangiare. Purtroppo o per fortuna, anche se ci definiamo apolidi e cose del genere, noi viviamo qui in Italia: e se tu vuoi esporre a New York o a Berlino e dici che sei italiano prima ti chiedono se sei Cattelan, e poi quando si accorgono che non sei Cattelan ti dicono di ripassare più in là. E questo vale anche per molti altri professionisti. Devono fare degli sforzi maggiori, rispetto ai cittadini di altri paesi più veloci e all'avanguardia, per affermarsi nei loro rispettivi mercati di riferimento. E allora mi sono detto che dobbiamo slanciarci in alto: Corri! Salta! Napolitano ha poi parlato dei morti nelle acciaierie di Torino, e poi di come, secondo lui, l'Italia intera ce la stia mettendo tutta per rinnovarsi. Non lo so cosa mi è preso: sarà che l'inno di Mameli era coperto dal fumo, ma mi sono commosso. Napolitano era una puntina da disegno che ci fermava per qualche attimo in un punto della carta geografica.

Sasha Tsinski: E che c'entrano gli Autogrill e l'A14?
Ugo Coppari: Te l'ho già detto. Alla fine abbiamo deciso di vivere il Capodanno, lo scoccare della mezzanotte, in movimento. Chiusi nell'auto, con la radio accesa, vedevamo i fuochi sparati in aria. E noi non c'eravamo, nessuno ci vedeva. Anche perché lungo lautostrada c'erano banchi di nebbia spaventosi. Neanche un'auto. Solo la nebbia che ogni tanto ci inghiottiva. Poi uscivi e vedevi i fuochi. Poi un altro banco di nebbia e ti cagavi sotto. Non so quanto ci abbiamo messo a fare 300 chilometri. Ci siamo fermati a mangiare, fumare e dormire un'infinità di volte: autogrill tutti uguali, ma in realtà tutti diversi. Pensa che alcuni baristi ora hanno pure un volto, me li ricordo bene dopo tanti anni.
Poi alle 7 di mattina ci siamo svegliati non so dove e abbiamo ripreso a marciare. Alle 11 del primo giorno dell'anno sono tornato a casa e ho scaricato sul pc le immagini filmate con la camera. Pensavo di poterne tirare fuori qualcosa. E in poche ore è venuto fuori Limbo Mobile. Penso sia l'opera meno dispendiosa della storia, in termini di soldi e tempo (a quale Storia faccia riferimento non lo abbiamo ancora capito - ndr): ho deciso di portarmi in viaggio la camera da presa alle 11 di mattina del 31 dicembre 2007. Alle 11 di mattina del primo Gennaio 2008 torno a casa e importo il filmato sul pc. Alle 23 del primo Gennaio 2008 il video era pronto.

Sasha Tsinski: Questione di tempo, come dicevi prima.
Ugo Coppari: Hai ragione, è tutta questione di tempo. Ma anche di tempi. Erano alcuni mesi che me ne stavo lì a chiedermi quale cazzo di immagini dovessi riportare alla luce, per poter rappresentare ciò che tenevo dentro. E la notte di Capodanno mi viene fuori 'sta roba, senza volerlo. La metabolizzazione di un concetto può anche essere lunghissima, ma la realizzazione molto breve. Perché si sviluppa in un terreno già fertile. Mi sembra che le cose vadano così.

Sasha Tsinski:
Hai tempo per un'altra domanda?
Ugo Coppari: Questioni di tempo, come dicevi prima. Mi dispiace ma devo proprio andare. Devo far revisionare l'auto, che mi è stata prestata da mio fratello.

Sasha Tsinski: Dimmi almeno i tuoi progetti futuri.
Ugo Coppari: Tirare fuori qualcosa da questo limbo, e trovare i soldi per anestetizzarmi.

[Intervista rilasciata a Sasha Tsinski Bar Trieste, Jesi (AN) 2 Gennaio 2008]

 
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