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Veronesi: per un grande cervello ci vuole una grande lobotomia |
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Scritto da Chierico Vagante
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martedì 01 marzo 2005 |
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Capita a volte che l’ispirazione non si trovi nei meandri della fantasia recondita dei nostri marci cervelli inutilizzati, ma sia lì davanti ai nostri occhi magari sottoforma di un autorevole luminare che, venendo a patti con la sua natura di animale dotato di raziocinio, dichiara che lo smog nelle grandi città è praticamente ininfluente nella diffusione del cancro mentre maggior importanza nella prevenzione di questa malattia riveste l’alimentazione: come alimentarsi dunque? Ovviamente con cibi OGM, perché il mais naturale è cancerogeno, ma soprattutto bisogna mangiare poco. La mia mente bacata di chierico vagante pensa: dunque lo smog nelle città non è un problema poi così importante da risolvere (come se non esistessero un altro centinaio di malattie provocate dall’inquinamento atmosferico), ma soprattutto è ora di aprire le porte agli OGM che ci salveranno dal cancro. Penso dunque al povero signor Gino contadino settantaquattrenne della Valsugana che ogni mattina si alza e fa un’ abbondante colazione a base di latte di mucca allevata con mangimi a base di mais naturale e che ogni giorno va a pascolare il suo bestiame respirando l’aria di duemila anni fa lontano dieci chilometri dal centro abitato più vicino, un paesino di trecento anime; poi al vespro torna a casa e divora qualche lavamano di polenta che la moglie Maria gli ha premurosamente ed abbondantemente condito con un sugo alle salsiccie di maiale quasi ancor saltellante, innaffiando il tutto con qualche bicchiere di vino rosso come le venature del cielo che annunciano l’uscita del sole e l’arrivo della notte, là dove si può vedere. Povero Gino ha mangiato troppo e gli verrà il cancro. Penso allora a Gimmy, ruspante ventinovenne milanese, affermato promotore finanziario: non ha ancora capito in cosa consista il suo lavoro ma sa che la mattina appena sorge il sole (per modo di dire perché dalla sua finestra si vede solo un altro palazzo e se guarda in alto è grigio alle 7 del mattino come alle 4 del pomeriggio) dovrà andare a prendere la macchina per andare in ufficio che sta a settecento metri da casa sua ma non può andare a piedi altrimenti suda e arriva sgualcito al lavoro. Da quando esce dal parcheggio fino al parcheggio sotto il suo ufficio, che non troverà se non ad altri settecento metri dal suo luogo di lavoro, è in fila a passo d’uomo dietro ai moderni destrieri a quattro ruote che lo precedono scaricandogli addosso innocuo smog; respira l’aria del duemila e arriva in ufficio troppo tardi per poter fare colazione, così prende un caffè alla macchinetta e aspetta seduto quattro ore fino alla pausa pranzo che ovviamente dura trequarti d’ora e non si fa in tempo ad andare al ristorante. Gimmy allora prende un panino con della roba dentro che non riconosce tra le specie animali o vegetali esistenti ma ne fa un segno di apertura alla modernità, manda giù tutto con un sorso di cola e torna in ufficio in attesa della fine della giornata lavorativa. Poi tornando a casa passa al primo fast food che gli capita per la strada e consuma una fast cena perché non ha tempo da perdere. Alla fine della giornata è comunque felice perché ha mangiato poco o niente e questo lo rende immune dal cancro. Poi sviene e si risveglia l’indomani mattina. I più ingenui di voi possono vedere in queste righe una sottile ironia; alcuni di voi, gli “studiati”, possono vedere in queste righe una pochezza scientifica tale da non poter confutare l’amico Veronesi. Vedeteci quello che volete: io non ci vedo niente da ridere! Intanto mi chiedo se il caro Gimmy riuscirà ad arrivare ai 74 anni dell’arzillo signor Gino che, mentre voi perdete tempo a leggere queste righe, sta facendo sapere alla Signora Maria quanto è buono il formaggio con le pere. |