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La legge dei grandi numeri
Scriptorium - periferie09
Scritto da Gianni Usai   
mercoledì 17 marzo 2010

- Di cosa si meravigliano? Dopotutto io l’ho sempre saputo che non sarei morto miserabile come sono nato. Fin dai tempi del liceo non facevo altro che pensare al modo col quale avrei cavato la mia vita dall’anonimo canale della semplice sopravvivenza e qualcosa dentro di me mi diceva che ci sarei riuscito. Sapevo di avere quello che gli altri solo si sognavano, la scintilla, quella che ti porta ad avere l’idea giusta, semplice e geniale allo stesso tempo, quella che fa la differenza. Non parlo di intelligenza, con quella diventi ingegnere nucleare o manager di una grande azienda, ma di quella luce che ti permette di addormentarti una notte da commesso venditore di arredi per bagni e riaprire gli occhi su un futuro da milionario proprietario di un brevetto conteso a suon di quattrini da venti multinazionali. Hanno riso i primi ai quali ho mostrato gli schizzi del mio progetto. All’inizio era un semplice profilo in alluminio da incassare tra le mattonelle alle pareti del bagno e nel quale fare scorrere gli accessori, i portasapone, i sostegni per gli asciugamani e ogni altra cazzata ti salti in mente di appendere nel gabinetto. Non hanno riso però le aziende alle quali ho proposto l’idea, intuendo l’infinita serie di varianti possibili: finiture oro, argento, cromo, satinate; versioni in ottone e acciaio inossidabile. Senza contare l’enorme numero di articoli correlati. Avevo trovato una miniera d’oro. Così ho cominciato la mia nuova vita, la vera vita, quella che mia moglie non ha capito e voluto accettare. Lei non ha mai saputo come funziona il mondo. Quando non sei nessuno passi la vita da spettatore; se vuoi lasciare il segno, devi contare qualcosa e per contare servono i quattrini. Chi si illude del contrario è un povero sprovveduto. Una volta che sei entrato nell’ingranaggio poi non puoi più tirarti indietro. Non è roba per anime pie. Devi giocare sporco quanto loro e più di loro, se puoi. E sai cosa ho scoperto? Ho scoperto che il gioco sporco mi piace, è fatto apposta per me. A mia moglie questo non andava giù, lei non ha sufficiente apertura mentale per certe cose. Fissava la sua attenzione su inutili questioni di principio, io invece non avevo tempo da perdere con lei e le sue remore morali. Così un giorno, una mattina di giugno calda come la roccia fusa, ha preso nostro figlio e se n’è andata per la sua strada. Dice che preferisce essere una morta di fame piuttosto che stare con un senza valori come me. Ma che cazzo vuol dire? Quando arriva l’occasione devi saperla cogliere, io ho colto la mia. Fanculo i valori, i principi, la morale e i perbenisti frustrati del cazzo! Se c’era da concludere un affare, facevo tutto il necessario per concluderlo. Se un importante manager aveva bisogno di chiarirsi le idee in un night con una signorina carina e poco vestita seduta sulle ginocchia, io lo mettevo nelle condizioni di chiarirsi le idee. Se poi gli serviva ancora un po’ di tempo, mi assicuravo che la signorina lo seguisse nella sua camera d’albergo. Qualche volta, per evitare che il mio ospite si sentisse a disagio, dovevo fare gli onori di casa, ma per quanto fosse piacevole si trattava sempre di lavoro. Le faceva schifo, eppure i soldi che le passo ogni mese pare non suscitino in lei altrettanto ribrezzo. È l’ipocrisia che ci fotte, anche sapersi turare il naso quando serve è una dote che può fare la differenza. Mia moglie non ce l’ha. Nemmeno i miei amici la possiedono. Non facevano altro che sparare giudizi, ma forse nel loro caso si trattava solo di invidia. Avrebbero fatto molto di peggio pur di essere al mio posto, io lo so. E comunque, quando sono usciti dalla mia vita, non ho perso granché. Quando vai in giro col portafogli pieno di soldi e hai un budget di spesa illimitato trascinarti dietro degli spiantati diventa presto spiacevole per te e per loro. I soldi fanno la ricchezza di chi li possiede, mai quella di chi sta alla sua ombra. Il resto sono cazzate. Non credere a chi ti dice che il denaro non è tutto. Due anni fa una col tuo culo l’avrei vista passare per strada senza poter fare altro che stropicciarmi gli occhi e deglutire l’eccesso di salivazione. Poi ho imparato che per tutto c’è un prezzo, devi solo saperlo contrattare e poterlo pagare. Tu, per esempio, hai delle tette niente male, una faccia da copertina, io però ho un debole per queste due fossette sopra i tuoi glutei, proprio qui. Mentre ti scopo non faccio che pensare a loro. Cinquecento euro per fossetta, mica male! Un affare per te, soldi spesi bene per me. È la legge del mercato, io e te non siamo molto diversi, abbiamo entrambi qualcosa che il mercato richiede, dobbiamo solo fare in modo che frutti il più possibile perché non durerà per sempre. Il tuo è un bene altamente deteriorabile, il tempo gioca contro te e le tue fossette. Anche la mia invenzione è destinata a perdere di valore, ma io posso lavorarci sopra per fare in modo che resti al passo con i tempi, a te invece non rimane che mettere da parte tutto quello che puoi, fino al giorno in cui ti accorgerai di essere fuori mercato. Adesso capisci dove sta la vera genialità della mia creazione? È una fonte di guadagno potenzialmente molto longeva, almeno molto più longeva delle fossette sul bel culo di una prostituta. Anche se al giorno d’oggi la chirurgia plastica può aiutare una come te a mantenersi accettabile fino ai quaranta o anche oltre, se si rivolge a uno bravo. Quei figli di puttana, con tutto il rispetto, sono capaci di fare dei veri miracoli. Per la cifra giusta ficcherebbero le mani sotto la pelle di un’ottantenne e le riporterebbero tette e culo in quota di crociera… Perché ti rivesti? Torna a letto, ti porto da bere.
- Devi pagarmi, si è fatto molto tardi.
- Potrai avere tutto il denaro che vuoi, se resti qui. Fai tu il prezzo. Ci chiudiamo in casa e facciamo passare questi due giorni di merda. Non vuoi sapere come vive una regina?
- Le regine lo prendono tra le cosce per il gusto di farlo, non per quattro soldi come me. Smettila di dire cazzate, devo prendere il treno delle sei, i miei mi aspettano per il pranzo di natale.
- Non sapevo che anche le puttane festeggiassero il natale.
- Pensa un po’ che sorpresa, signor genio dei gabinetti. Persino le puttane hanno qualcuno che le aspetta a casa. Benvenuto tra gli esseri umani, dove ogni cosa ha un prezzo ma non tutto può essere comprato.
- Questa è bella, ti metti a dare lezioni di vita adesso? Allora aggiungi questo al tuo libro della saggezza: il fatto che ogni cosa abbia un prezzo non significa che tutto debba avere un valore. Vuoi sapere cosa vale meno di niente? La vita di una troia. Dovresti tenerne conto prima di aprire la bocca. Ricordati che posso pagare il tuo culo e anche qualcuno che lo faccia sparire dopo che ti avrò spezzato il collo.
La pressione di quella mano appena sotto la nuca le ha cristallizzato il sangue nelle vene, ne ha arrestato il circolo. Eppure il cuore batte ancora, lo sente pulsare in corrispondenza dei punti in cui le dita premono sul suo collo. Lo spinge via provando a mascherare di fastidio quella che non è altro che nuda paura. Per la prima volta da quando fa questa vita. Chiuso il cappotto raccoglie i soldi che lui ha buttato con disprezzo sul parquet, li infila nella borsa e se ne va verso l’uscita, conosce bene la strada.
L’aria delle tre del mattino in quella periferia residenziale è una sferzata di realtà, dissolve le nebbie della mente mettendo a nudo terminazioni nervose che trasportano pugni nello stomaco. I pochi passi necessari per raggiungere la macchina sono sufficienti per rivelare l’irritazione sotto la sua gonna, solo l’orgoglio le impedisce di assumere un’andatura goffa e scomposta per lenire il fastidio. Ci penserà più tardi l’acqua calda della doccia a spegnere il fuoco e lavare via le scorie di superficie, solo quelle, quanto basta per guardarsi allo specchio mentre asciuga i capelli prima di mandare giù le due pasticche che le permetteranno di dormire fino al pomeriggio del giorno dopo. Le forze per ricominciare da capo arriveranno per inerzia, come in qualunque altro domani uguale a qualunque altro disgraziato ieri.
Strani concetti ieri e domani per chi non dorme che poche ore a notte, magari strappate allo scomodo abbraccio di una poltrona davanti alla tivù o con la faccia sulla tastiera del portatile. Passato e futuro si fondono in un lungo presente senza soluzione di continuità i cui ritmi sono scanditi dal buon odore della camicia pulita la mattina e dalle suonerie del telefono cellulare. Il percorso lo tracciano a turno ambizione e noia, questo è il momento della noia. Tre ore di sesso non sono servite a placare la sua smania e il Valium che ha ingoiato è andato giù senza produrre effetti esattamente come i bicchieri di gin che l’hanno seguito. Il dito sul telecomando non vuole saperne di fermarsi, ci saranno venti canali a luci rosse su quella maledetta televisione e in nessuno c’è niente che somigli a quelle due splendide, enigmatiche, impertinenti fossette che l’ossessionano, niente su cui valga la pena masturbarsi fino allo sfinimento. Vuota un altro bicchiere, liscio, senza intermediari liquidi o in cubetti e si avvicina alla parete in fondo alla sala, quella col grande arazzo in bella mostra, regalo dell’emiro che gli spalancò le porte per l’affare più importante della sua vita. Grande mossa non vendere il brevetto della sua creazione. Trovare i fondi per avviare la produzione gli era costato il matrimonio, ma oggi nei bagni di una discreta parte delle ville di Dubai ci sono i suoi prodotti. Ecco in cosa ha sbagliato quella puttana, non ha saputo calcolare il valore della propria merce. Una così l’avrebbe anche potuta sposare una volta ottenuto il divorzio, se non si fosse venduta per quattro soldi. Le sarebbe bastato recitare la parte della ragazza per bene, sventolare un po’ quel suo culo da favola e lui ci sarebbe cascato come un coglione. Invece una misera strenna è bastata per impedirle la visione di tutto il bottino. Come al solito la prospettiva d’insieme si dimostra sfuggente alle menti ordinarie quali certamente sono la sua quasi ex moglie, la puttana col fantastico fondoschiena e tutti quelli che ha conosciuto nei suoi anni da miserabile.
Scosta un lembo dell’arazzo per accedere alla piccola cassaforte che nasconde, come combinazione ha impostato la data del giorno in cui festeggiò il suo primo milione. Ne estrae una vecchia pistola a tamburo, una rivoltella già passata da suo nonno a suo padre e ora in suo possesso da ultimo retaggio della vecchia vita. Passa per la bottiglia del gin e torna a sedersi col bicchiere nella sinistra e la pistola nella destra. Solleva e abbassa il cane concentrandosi sul rumore meccanico, sulla sequenza di clic che accompagna quel breve movimento. Sente i nervi distendersi, andasse da sé e continuasse per quel che rimane della notte, potrebbe finalmente dormire un po’.
Il tamburo non è vuoto, contiene sempre quell’unica cartuccia caricata tempo fa, in una notte come questa. Adesso la sta guardando, si conoscono bene loro due, non è il loro primo faccia a faccia, ma portata la canna alla tempia gli è sempre mancato il coraggio per premere il grilletto. Una sola possibilità su otto, dal punto di vista statistico non un grande rischio. L’uomo che racconta di essere non dovrebbe lasciarsi fermare da così poco, lui dovrebbe sapere come liberarsi di quelle ridicole ossessioni. Premere il grilletto, sentire il clic propagarsi liberatorio fino al centro del cervello e godersi la scossa dei nervi pervasi dall’adrenalina. Questo sì annienterebbe la noia. Una sola possibilità su otto, non un grande rischio. Una sola possibilità su otto... Bang!

 
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