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-No, dimenticare la mia donna al centro commerciale non fu un gesto intelligente, e nemmeno coraggioso. Decidere di non andare a riprenderla, quello sì lo è stato. Per un po’ di tempo mi capitò di scopare con una per pagare l’affitto di un monolocale che altrimenti non mi sarei potuto permettere. Avevo poco più di vent’anni allora, lei era la padrona di casa, sulla cinquantina, vedova da un’eternità. A giudicare dalla frequenza con cui si presentava a riscuotere, suo marito doveva averlo ucciso lei a colpi di bacino. Nemmeno quella fu una cosa intelligente da fare, ma nella vita sono tante le sciocchezze dalle quali traiamo benefici. Per questo i cazzoni come me molto spesso la sfangano meglio di quelli che si torturano l’esistenza cercando di essere assennati. Non c’è gloria nell’assennatezza, come non ce n’è nel suo contrario. Ciò che conta è il sapore che ti rimane in bocca quando diventi vecchio. La vecchiaia ci mette l’amaro, lì non hai giurisdizione, puoi solo bilanciare con la parte buona dei tuoi ricordi, ma a fotterti è sempre l’acido dei rimpianti. Brutte bestie i rimpianti, passi la vita a fingere che non t’importi un cazzo e nessuno ti mette in guardia contro il tempo che paziente aspetta il momento giusto per buttare all’aria il tuo bluff. E tu saresti di nuovo nudo come il giorno che sei venuto al mondo, se non fosse per la dura scorza di cinismo che mille escoriazioni di troppo ti hanno lasciato in eredità. Bukowski frequentò un’associazione studentesca contraria all’intervento americano nella seconda guerra mondiale, lo fece solo per poterci provare con una che gli piaceva. Non ebbe successo, in compenso a settant’anni doveva ancora giustificarsene. Questione di nascita, di reputazione e soprattutto di faccia, il vecchio porco col passato da nazista era più facile a credersi del giovanotto in cerca di sollievo per i lombi in rivolta. La cosa lo divertiva, il sospetto faceva il suo gioco. A parte il trascurabile particolare della morte che lo terrorizzava, anche l’inesorabile trascorrere degli anni diventava un buon alleato per la sua brutta faccia man mano che i segni del tempo si sovrapponevano all’inclemenza della natura. Cominciarono ad arrivare fama, quattrini e donne, le due cose che più aveva desiderato, la fama era solo una controindicazione. A quel punto ne aveva di dolce da mettere sul piatto il vecchio e non lo doveva cercare nel trascorso dei ricordi. Eppure non era sufficiente. Leggete le sue pagine di quegli anni, raccontano dell’uomo che ha vinto ma con le parole amare della sconfitta. Bukowski è la prova dell’unica deriva che attende tutti noi, da qualunque parte si scelga di stare. Le differenze sono solo sfumature di uno stesso colore e questo colore mi sta sui coglioni. Discorsi da vecchio, puzzano di tomba, io puzzo di tomba, il mio fiato, come i libri ingialliti sugli scaffali della libreria, come il pollo con le patate nel frigorifero. Siete venuti fin qui per carpire qualche perla di saggezza, li conosco quelli come voi. Zaino in spalla vi presentate a casa dell’anziano saggio scrittore armati di taccuino, macchina fotografica e registratore. Sperate di portare a casa una foto ricordo, un autografo con dedica, un frammento di vita vissuta, magari da mettere all’asta su internet. Allora aprite i taccuini, accendete i registratori e state a sentire questa: la vita è una gran figlia di puttana e per quanto vi ostiniate a dimenarvi non vi libererete dalla morsa delle sue cosce fino a quando non vi avrà strangolati. E adesso finite le vostre birre e levatevi dal cazzo. -Suppongo che del contratto telefonico che volevamo proporle non se ne faccia niente. -... -Andiamo via Lisa. Avevi ragione tu, questo è proprio matto.
-Leo, dovresti smetterla di fare questo stupido scherzo. Prima o poi finirai col prenderti un sacco di botte da un fattorino o da qualche testimone di Geova. -Lo sai, Sara, quanto mi diverte vedere le loro facce terrorizzate. -Fa come ti pare, ma poi non dire che non ti avevo avvertito. -Ho passato tutta la vita a farmela sotto al pensiero di diventare vecchio e decrepito, adesso è il loro turno. Ho avuto due infarti e un ictus, non sarà certo la paura per un po’ di botte a privarmi di questo divertimento.
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