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Titolo: I cani là fuori Autore: Gianni Tetti Edizioni: Neo, Castel di Sangro (AQ) 2009 Pagine: 195
Ambientazioni sordide, province violente e reietti d’ogni genere. Queste le coordinate per cominciare ad entrare nella raccolta di racconti dell’esordiente sassarese Gianni Tetti pubblicata da Neo Edizioni. Decisamente appassionanti, a volte angoscianti, spesso spiazzanti. Se fossimo stati al cinema avremmo messo varie volte le mani davanti agli occhi in attesa che la scena, così cruenta, terminasse e probabilmente saremmo tornati a casa senza aver visto gran parte del film, considerato il notevole spargimento di sangue. Poco da stupirci nell’epoca delle stragi nelle scuole, dei vicini carnefici, dei preti assassini o dei figli che uccidono i genitori, ma la dovizia di particolari con cui viene descritta ogni nefandezza è notevolmente toccante. Una nota meritano i personaggi. I protagonisti di questi racconti sono infatti tutt’altro che invidiabili ma possiamo dividerli in due categorie. Ci sono i protagonisti dei nove racconti centrali: reietti, emarginati, disabili intellettivi, spesso persone con difficoltà relazionali e sempre al di fuori della società; una condizione che fa affiorare il peggio di loro, quell’angolo nero dell’anima che funge da propulsore per le più orribili efferatezze; forse una critica alla società moderna? l’emarginazione sociale e l’atomizzazione dell’era moderna inducono tali eccessi in persone “predisposte”? Probabilmente non era questo l’intento dell’autore il cui obiettivo va ricercato piuttosto in un’analisi della natura umana, in un lato oscuro latente in ogni persona che non aspetta altro che esplodere. Poi ci sono i protagonisti dei racconti che aprono e chiudono questa raccolta. Due personaggi decisamente diversi, più razionali, controllati, per certi versi più nobili di tutti gli altri, consapevoli della loro cattiveria, consapevoli di essere loro stessi dei cani, dei malvagi dal respiro internazionale immersi in grandi intrighi e non invischiati in quella provincia degradata che fa da cornice a tutti gli altri racconti. In sostanza dei violenti che hanno scelto la propria strada, perché un altro tema evidenziabile ne I cani là fuori è proprio la mancanza di scelta: la maggior parte dei protagonisti, infatti, si ritrova travolto dal contesto, preda delle circostanze e incapace di essere artefice del proprio destino, rimanendo così vittima di una spirale di eventi che vanno via via peggiorando irreversibilmente la situazione. Una inevitabilità che non trova riscatto nemmeno nei sogni dei personaggi che neanche inconsciamente riescono ad emanciparsi dalla loro meschina condizione lasciando nel lettore uno stato di soddisfata amarezza. Amarezza per l’empatia di chi si immerge nella storia, soddisfazione per una buona lettura da consigliare ad amici e parenti con stomaci forti.
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