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Hai presente la Metamorphosen di Strauss? È una composizione per archi. Ventitrè archi. Ventitrè partiture diverse. Non c’è la sezione dei violini e la sezione dei violoncelli, no: ogni strumento ha una parte indipendente. Ogni. Strumento. Hai idea della densità di ventitrè archi indipendenti? Volevo fare un disco così. Ho scritto le parti di tutti, tranne quella di Joshua: lui non fa mai quello che c’è scritto, cosa glielo scrivo a fare? In generale, ho scritto un sacco: due dischi di materiale. E che materiale, vero Jon?
Avevo tutta la musica nella testa (nel pianoforte). C’erano gli archi e gli ottoni e queste batterie mastodontiche tipo Be my baby delle Ronettes, hai presente? Sì: sono un pianista jazz con due paia di testicoli e ascolto le Ronettes. Tum / tum tum / cià, hai presente? Non sapevo come farlo suonare, questo disco: non esistono dischi con le batterie enormi e gli archi e gli ottoni e un pianoforte come il mio, il mio storto pianoforte anguilla.
Quando suono do le spalle al pubblico, come Celentano a Sanremo. L’Arte del Trio: pianoforte, contrabbasso, batteria. I nomi da dire a questo punto per fare i saputelli sono Bill Evans (il trio di) e Keith Jarrett (il trio di). E poi, il mio: Brad Mehldau, sei un’acca che non ha né scopo né motivazione, Meldò, si dovrebbe pronunciare Meldò, credo (è canadese, credo).
Quella volta che ha suonato Things behind the sun di Nick Drake a Bagnacavallo è stato proprio come se qualcuno ci stesse facendo un massaggio al collo (quella canzone fa una cosa sola: passa da re minore a re maggiore a re minore a re maggiore, e poi ancora a re minore, e poi ancora a re maggiore, per quattro minuti, triste allegro e poi allegro triste, e finisce allegro, anche se poi Nick Drake è morto con le medicine). Brad con l’acca è diventato famoso perché invece di fare le cover di Gershwin fa le cover di Nick Drake, o di Thom Yorke, o dei Beatles: la chiama interesting pop music ed è un gran fico e ci ha fatto i soldi però è rimasto un gran fico, ma ogni tanto anche i gran fichi fanno la cacca fuori dal vaso.
Highway Rider sembra il titolo di un film di motociclisti e invece è il nuovo disco di Brad Mehldau. Un doppio. Con il suono grosso e arrangiatissimo. Con Joshua Redman al sax. Con Jon Brion al mixer.
Che ridere, Joshua Redman. Sono quei tenor-sassofonisti che se fossero contrabbassisti sarebbero Mingus, esuberanti, fallocentrici, Minchius Redman con il culo appoggiato alla parete della metropolitana e una gamba tirata su e ti si sente fino a Coney Island, baby, il sax tenore come lo suonerebbe Hendrix. Joshua Redman aveva un quartetto con Brad Mehldau e tutte le ragazzine guardavano Brad, le spalle di Brad, storto e bianco e sembra proprio un’anguilla. Il tenor-sassofono ci rimane un po’ male e rimane a casa, e nasce il Trio di Brad Meldò, quelli che ogni tanto fanno le cover dei Beatles.
O dei Nirvana. Sono cresciuto con Thelonious Monk, Antonio Carlos Jobim e Kurt Cobain. Ma poi anche Strauss e Mahler, voglio dire: i tedeschi sono un popolo incredibile, non trovi? Sigaretta. Due notine di pianoforte.
Hai presente la Metamorphosen di Strauss?
(no che non hai presente)
È una composizione per archi. Ventitrè archi. Ventitrè partiture diverse. Non c’è la sezione dei violini e la sezione dei violoncelli, no: ogni strumento ha una parte indipendente. Ogni. Strumento. Hai idea della densità di ventitrè archi indipendenti? Volevo fare un disco così. Ho scritto le parti di tutti, tranne quella di Joshua: lui non fa mai quello che c’è scritto, cosa glielo scrivo a fare? In generale, ho scritto un sacco: due dischi di materiale. E che materiale, vero Jon?
(Jon Brion. Senz’acca, come Jon Bon Jovi. Jon Brion è uno che stacca i pick-up dalle chitarre elettriche vecchie e li incolla sui pianoforti per farli suonare distorti, e a Brad questi trucchetti piacciono parecchio. Ha fatto un sacco di colonne sonore fichissime e poi ha fatto i suoni di Fiona Apple, quindi è uno giusto)
Dentro Higway Rider c’è un pezzo che si chiama Sky Turning Grey ed è dedicato ad Elliott Smith, cielo grigio su, foglie gialle giù, cinque foglie rimaste, Five Leaves Left, che è poi un disco di Nick Drake anche quello. Highway Rider esce in America e non venderà niente di niente, figurarsi se vende un disco doppio strumentale con l’orchestra e con Joshua Redman al tenor-sassofono, figurarsi. Brad farà un gran buco e costerà tantissimo portare in tour questo disco: ma non era meglio il trio? Diecimila euro a testa, gli alberghi, i teatri, i posti da concerto rock, non devi nemmeno portarti dietro il pianoforte, il pianoforte è sempre lì che ti aspetta. Brad, sei un gran fico e ti si vuole un gran bene. Però, anche te: la Metamorphosen di Strauss? Eddai. [simonerossi.tumblr.com]
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